Lavoro nero uccide l’edilizia: evasione di oltre 4 miliardi nel 2018

lavoro nero edilizia

Purtroppo sono ancora dati allarmanti quelli che riguardano il lavoro nero in edilizia. I sindacati denunciano da tempo le irregolarità. E lamentano il fatto che il governo invece non faccia altro che rimandare sempre il problema, fino a peggiorarlo.

Sgravi fiscali, nuove riforme, controlli intensificati. Non sembrano richieste assurde quelle mosse dai lavoratori edili che svolgono il proprio impiego regolarmente. Ad oggi, solo nel 2018, risultano più di 4 miliardi i fondi evasi dagli appalti illegittimi.

Sembra che i lavoratori del settore edilizia siano proprio arrivati al limite. E dopo la grande protesta del 15 novembre scorso nelle piazze italiane, puntualmente inascoltata, i sindacati dichiarano di essere nuovamente pronti alla mobilitazione.

I risultati delle ultime indagini

La realtà che il settore edile è uno di quelli più colpiti dal fenomeno del lavoro nero. E questo non comprende solo chi esegue degli interventi senza contratto regolare. Sono diversi infatti i casi di irregolarità che si manifestano in edilizia. E tutto questo non fa altro che uccidere ulteriormente un settore già in ginocchio per colpa della crisi e delle tasse.

Oltre al vero e proprio lavoro nero infatti, sono presenti in abbondanza anche i fenomeni di lavoro grigio (ovvero assicurato solo in parte), e il dumping contrattuale per ottenere sgravi fiscali. Il dumping comprende chi svolge il suo impiego nel settore edile, ma è assicurato con un differente contratto di altra natura, come meccanico, artigiano, o addirittura badante.

I sindacati FILLEA (Federazione Italiana dei Lavoratori del Legno, dell’Edilizia e delle industrie Affini), FENEAL (FEderazione Nazionale lavoratori Edili, Affini e del Legno) e FILCA (Federazione Italiana Lavoratori Costruzioni e Affini), hanno portato all’attenzione di tutti i risultati delle ultime analisi.

Le indagini svolte dall’ISTAT, dall’Agenzia delle Entrate e dall’INL (Ispettorato Nazionale del Lavoro), hanno rivelato che solo per l’anno 2018, si contano più di 4 miliardi evasi in edilizia, con più di 400 mila lavoratori coinvolti. Inoltre, il fenomeno del dumping contrattuale interesserebbe più di 150 mila operai edili.

Crisi del settore edile: è necessario che il Governo intervenga

Insomma, i sindacati ci mettono nuovamente la faccia. Chiedono ancora l’ennesimo confronto con il Governo, perché si attuino presto le misure necessarie, e la tanto desiderata Riforma del Codice degli Appalti. I segretari dei sindacati: Alessandro Genovesi (FILLEA), Vito Panzarella (FENEAL) e Franco Turri (FILCA), denunciano inoltre il fatto che il lavoro nero e il dumping, fanno inevitabilmente salire anche i fenomeni di infortunio sul lavoro e le morti accidentali dovute alla poca sicurezza.

E inoltre, dopo ben 3 anni, l’applicazione dell’art.105 comma 16 del Codice degli Appalti ancora non ha visto l’attuazione. La promessa di introdurre aspri controlli negli appalti e nei cantieri, per garantire il rispetto delle disposizioni di legge e dei prezzi collettivi nazionali. Erano solo chiacchiere?

A questo si aggiunge la richiesta di istituire nuovamente le vecchie disposizioni previste dal DURC (Documento Unico di Regolarità Contributiva). Che è stato depotenziato nel 2015 con conseguenze gravissime.

Sembra quasi che ogni decisione che il Governo ha preso riguardo al settore edile negli ultimi 11 anni, sia volto unicamente ad agevolare le scorrettezze, e sfavorire chi invece lavora seguendo le regole.

I sindacati e gli operai verranno finalmente ascoltati, o sarà necessario protestare per altri 10 anni?