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Pensioni 2026: cosa prevede la Legge di Bilancio e cosa cambia rispetto al 2025

La Manovra 2026 conferma i requisiti base, elimina Opzione Donna, limita il cumulo della previdenza complementare, riduce le risorse per i precoci e aumenta di 20 euro le pensioni minime.

Pensioni 2026: cosa prevede la Legge di Bilancio e cosa cambia rispetto al 2025 Pensioni 2026: cosa prevede la Legge di Bilancio e cosa cambia rispetto al 2025
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La Legge di Bilancio 2026 interviene nuovamente sul sistema pensionistico italiano, confermando alcune regole già note ma introducendo anche cambiamenti significativi che incidono sulle possibilità di uscita dal lavoro, sugli strumenti di flessibilità e sugli importi degli assegni. Per pensionati e lavoratori prossimi al pensionamento, il confronto con il 2025 è inevitabile: alcune misure vengono rafforzate, altre scompaiono, mentre emergono nuove limitazioni che rendono il quadro complessivamente più selettivo.

Ma cosa cambia davvero nel 2026? Quali possibilità vengono meno e chi, invece, beneficia delle nuove disposizioni?

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Il quadro generale della manovra: stabilità e maggiore selettività

La Manovra 2026 si muove all’insegna della prudenza finanziaria. Non viene introdotta una riforma strutturale del sistema pensionistico, ma il legislatore interviene con aggiustamenti mirati, puntando a contenere la spesa previdenziale e a concentrare le risorse sulle fasce considerate più fragili.

Rispetto al 2025, il sistema risulta più stabile nei requisiti di base, ma meno flessibile nelle modalità di accesso anticipato alla pensione.

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Età pensionabile: nessuna novità nel 2026, ma aumenti già programmati

Nel 2026 l’età pensionabile resta invariata rispetto al 2025. Per la pensione di vecchiaia sono confermati 67 anni di età con almeno 20 anni di contributi, mentre per la pensione anticipata continuano a valere i requisiti di 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne, indipendentemente dall’età anagrafica.

Tuttavia, la Legge di Bilancio conferma il meccanismo di adeguamento automatico alla speranza di vita già previsto dalla normativa vigente: questo comporterà un aumento di un mese nel 2027 e di ulteriori due mesi nel 2028.

Di fatto, quindi, il 2026 rappresenta un anno di stabilità solo temporanea, prima dei nuovi incrementi già programmati.

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Aumenti delle pensioni minime: +20 euro al mese

Tra le misure più concrete a favore dei pensionati c’è l’aumento delle pensioni minime. A partire dal 1° gennaio 2026, l’importo mensile dei trattamenti minimi e delle pensioni riconosciute ai soggetti in condizioni disagiate aumenta di 20 euro, pari a 260 euro annui.

Un intervento esplicitamente previsto dalla Legge di Bilancio, pensato per sostenere le fasce più deboli in un contesto ancora segnato dall’aumento del costo della vita.

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Rivalutazione delle pensioni e inflazione

Sul fronte della rivalutazione degli assegni, il 2026 conferma un sistema differenziato. Le pensioni di importo medio-basso beneficiano di una tutela più significativa rispetto all’inflazione, mentre per gli assegni più elevati l’adeguamento risulta più contenuto. L’obiettivo è preservare il potere d’acquisto dei pensionati con redditi più bassi, mantenendo sotto controllo l’impatto complessivo della spesa previdenziale.

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Stop al cumulo con la previdenza complementare

Una delle novità più rilevanti del 2026 riguarda la previdenza complementare. Dal prossimo anno non sarà più possibile utilizzare il cumulo di più rendite derivanti da fondi pensione per raggiungere l’importo minimo richiesto al fine di accedere alla pensione di vecchiaia nel sistema contributivo.

La Legge di Bilancio modifica la disciplina delle prestazioni delle forme pensionistiche complementari, superando il meccanismo che consentiva di sommare più rendite su richiesta dell’interessato. Questo cambiamento riduce le possibilità di anticipo dell’uscita dal lavoro per molti lavoratori contributivi puri e segna un netto ridimensionamento del ruolo della previdenza integrativa come strumento di flessibilità.

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Opzione Donna: la misura scompare dal 2026

Nel testo della Legge di Bilancio 2026 non è prevista alcuna proroga di Opzione Donna. Considerato che la misura era in scadenza al 31 dicembre 2025, l’assenza di un rifinanziamento equivale alla sua cessazione. Dal 2026 le lavoratrici non potranno più accedere a questo canale di pensionamento anticipato, che consentiva l’uscita anticipata accettando il ricalcolo contributivo dell’assegno.

Una scelta che riduce ulteriormente le opzioni di flessibilità in uscita e segna una discontinuità rispetto agli anni precedenti.

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Lavoratori precoci e usuranti: risorse più limitate

La Manovra interviene anche sulle risorse destinate ai lavoratori precoci e a chi svolge mansioni particolarmente faticose o usuranti. La Legge di Bilancio prevede infatti rimodulazioni e riduzioni dei fondi dedicati a queste misure, incidendo sulla disponibilità complessiva delle risorse.

Pur restando in vigore le tutele normative, il ridimensionamento finanziario rende l’accesso agli strumenti di pensionamento anticipato più selettivo e meno ampio rispetto al passato.



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Autore: Andrea Dicanto

Autore Andrea Dicanto
Appassionato Progettista esperto nel settore dell'Edilizia, delle Costruzioni e dell'Arredamento. Fin da giovane ho sempre studiato ed analizzato problematiche che vanno dalle questioni statiche di edifici e costruzioni fino al miglior modo di progettare ed arredare gli spazi interni, strizzando l'occhio alle nuove tecnologie soprattutto in ambito sismico.

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