Pace Fiscale 2019 – Cosa prevede e da quando in vigore

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In questo periodo un argomento di massima importanza è quello della pace fiscale che rappresenta il tema caldo della legge di bilancio di quest’anno e del decreto disposto proprio ai fini della sua introduzione.

Negli ultimi giorni i temi inerenti la pace fiscale sono stati chiariti ed è stato possibile stabilire quali sono gli obiettivi della manovra che il Governo, da gennaio 2019, ha intenzione di attuare.

Per essere chiari la pace fiscale è il progetto pensato dal Governo della Lega e del Movimento 5 stelle che rende possibile la rottamazione delle cartelle esattoriali che i contribuenti non sono stati in grado di pagare al fisco.

Gli obiettivi della manovra riguardante la pace fiscale

Si può affermare in maniera pacifica che gli obiettivi per conseguire la pace fiscale in Italia sono i seguenti:

  • la sanatoria ed il tetto delle somme riscattabili tramite la stessa;
  • la condizione del contenzioso tributario;
  • la rottamazione delle cartelle esattoriali;
  • debiti IVA tenendo conto anche dei soggetti che possono accedere a tali benefici ed in quale misura.

Il tetto delle somme riscattabili

Partendo dal primo punto inerente il tetto delle somme riscattabili: non vi è ancora certezza sulle aliquote che verranno applicate e come verranno ripartite in base agli scaglioni; in ogni caso bisogna sottolineare che l’obiettivo del Governo, tramite la manovra inerente la pace fiscale, è quello di aiutare coloro che hanno difficoltà a pagare i debiti verso il fisco.

Alla fine risulterebbe che su un totale di circa 871 miliardi di euro di tasse non riscosse le somme che potrebbero essere recuperate si aggirano intorno ai 50 miliardi.

Le condizioni processuali

Per quanto riguarda il secondo punto, invece, inerente la condizione delle liti fiscali si pensa che la manovra per il 2019 chiuderà definitivamente tutte le liti pendenti in Corte di Cassazione affinché ci si possa concentrare solo sui primi due gradi di giudizio.

Si pongono in questo caso due problemi: il primo inerente al fatto che la causa di primo e secondo grado presentano un valore esiguo; ed il secondo che consiste nella possibilità, di chi ha la possibilità di vincere la controversia, di attendere la pace fiscale.

Il vero senso della pace fiscale all’interno del contenzioso tributario consiste nella nuova fisionomia del regolamento inerente le liti pendenti, specie nei primi gradi di giudizio davanti alla Commissione tributaria: difatti, qualora l’Agenzia delle Entrate perde la controversia in primo grado, il contribuente offrendosi di pagare il 50% di quanto dovuto può mettere fine al contenzioso.

Qualora invece l’Agenzia delle Entrate soccombe in secondo grado al contribuente basta pagare il 33% di quanto deve per far cessare il procedimento.

Già dal 2019 tale manovra dovrebbe permettere allo Stato di rientrare ben 300 milioni di euro.

La rottamazione delle cartelle esattoriali

In quanto alla rottamazione delle carte cartelle invece la pace fiscale prevede un’estensione della stessa non indifferente.

Un quesito molto importante è quello per cui ci si domanda se tale rottamazione è estensibile ai contribuenti che hanno già aderito alla regolarizzazione indetta nell’Ottobre del 2018; escludere coloro che hanno già beneficiato della rottamazione nel 2018 vorrebbe dire avere, nel 2019 e con la pace fiscale, un maggiore gettito evitando così i sacrifici dello Stato in merito alle eventuali entrate fiscali.




I debiti derivanti dall’IVA

Altro punto caldo su cui tutti il Governo si sta interrogando riguarda il debito IVA; osservando la legge di bilancio non solo non si prospetta alcun aumento dell’IVA ma si prevede anche la totale esclusione dei debiti derivanti dalla stessa e delle pendenze contributive.

Questo sgravo può essere attuato concretamente solo nei confronti di coloro che hanno delle liti pendenti che, per chiudere i rapporti con il fisco in merito ai debiti IVA, devono prevedere di pagare una somma di denaro più alta a favore del fisco rispetto a chi paga solo IRES ed IRAP.

A chi è rivolta la pace fiscale?

Come di deduce il fenomeno della pace fiscale riguarda i contribuenti persone fisiche e giuridiche; l’obiettivo di tale manovra consiste nello scontare, eliminare o escludere le tasse che il soggetto deve fisco.

Tramite la pace fiscale si tutela la tasca del contribuente, ma si danneggia quello dello Stato che perde in tutto o in parte il denaro che avrebbe dovuto ricevere tramite la tassazione.

Tale manovra, che si prospetta possa essere attuata da Gennaio del 2019 a seguito dell’approvazione della legge di bilancio, deve essere ben ponderata e misurata nel rispetto degli interessi dei contribuente ma anche nel rispetto dello Stato che, nella cura dell’interesse pubblico a favore di tutti i cittadini, deve in ogni avere tutte le risorse necessarie.

Come funziona la pace fiscale?

Aderire alla pace fiscale e chiudere i rapporti con Equitalia è molto semplice, infatti, basta impegnarsi pagare 10 rate in 5 anni. Grazie a tale manovra lo Stato incasserà 11 miliardi in cinque anni.

I condonati dovranno pagare al fisco l’intero importo e saranno agevolati dall’applicazione di un tasso di interessi molto basso, variabile dal 4,5% allo 0,3% all’anno, e con uno sgravo totale delle sanzioni.

Queste modalità di riscossione interessano tutte le cartelle esattoriali che, dal 2000 al 2017, sono state affidate ad Equitalia.
Questa procedura permetterà allo Stato di rientrare somme di denaro a partire dal 2019 per incrementarle nel 2020 e nel 2021.

Un altro provvedimento importante, in conseguenza della pace fiscale, consiste nel provvedimento che prevede l’obbligo di emettere fattura e scontrino elettronico; tale obbligo sarà esteso nel 2020 a tutti le categorie di lavoratori.

Bisogna precisare che il decreto inerente la pace fiscale non fa menzione di un eventuale aumento di accise su benzina e carburante.