Evasione fiscale: abbassata la soglia che prevede il carcere

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La grande lotta contro l’evasione fiscale che il governo Conte Bis sta portando avanti con fermezza, fa emergere già qualche grande risultato fulmineo. Il Consiglio dei Ministri infatti ha appoggiato la proposta di Alfonso Bonafede, per cui la pena di evasione fiscale che imporrà il carcere cala di parecchio le cifre.

Il provvedimento, approvato il 21 di ottobre a Palazzo Chigi, sarà effettivo da subito, mentre gli altri emendamenti volti alla lotta contro l’evasione sono stati rimandati a metà 2020.

Carcere per i grandi evasori da 100 mila in su

La proposta di Bonafede è una revisione della scorsa Legge sui reati tributari, il D.lgs. n. 74 del 10 marzo 2000. Allora era prevista la reclusione da 1 a 3 anni per frode e dichiarazione infedele di importo maggiore di 150 mila euro.

Da adesso in poi invece, tutti gli evasori che commettono truffa allo Stato per il valore minimo di 100 mila euro, saranno arrestati, e rischieranno una pena da 2 a 5 anni, oppure da 4 a 8 anni. Il che allarga di parecchio la quantità di persone punibili, con 50 mila euro di margine in meno.

Il Presidente Conte ha dato il suo pieno appoggio al provvedimento, e lo ha aggiunto come uno dei simboli della sua battaglia contro i grandi evasori. Ma non è finita qui. Oltre all’abbassamento della soglia per la pena di reclusione, è stata introdotta anche la confisca dei beni, per un valore superiore alla cifra evasa dal cittadino, proprio come accade con i reati collegati alla mafia.

Lotta all’evasione o ricerca di consensi?

Sono diversi invece i portavoce dell’opposizione, che non ritengono adeguata la proposta di Bonafede. Non tanto per l’abbassamento della cifra in sé, ma solo perché, visti i casi precedenti, reputano sia una mossa presuntuosa che il governo in realtà non è in grado di mettere in atto. Uno di quelli che si è espresso maggiormente in merito è stato Eugenio Albamonte, Magistrato italiano dal 1995 ed ex-presidente dell’ANM (Associazione Nazionale Magistrati).

Albamonte ricorda come il carcere per i grandi evasori sia previsto dalla Costituzione Italiana già da molto tempo. Il problema però è che non è mai stata messa in atto del tutto, a causa dell’assenza di controlli intensivi. Prima di abbassare l’importo, sostiene il Magistrato, sarebbe necessario rispettare quello già in atto, e intensificare i controlli per prima cosa.

Eugenio Albamonte quindi vede questa più come una mossa mediatica volta a fare scalpore, invece che una norma di cui si potranno rispettare gli esecutivi. Ricorda infine che la priorità non è inasprire le sanzioni, ma trovare i truffatori. E per fare questo bisogna cambiare sistema di giustizia contro i grandi evasori. In quanto per definire ufficiale una sentenza in tutti i casi di evasione, sono necessari almeno 4 anni. Questo significa che la maggioranza dei casi in corso di analisi, durante l’attesa di giudizio, finiscono in prescrizione.

Perciò, a che serve rimodulare le sanzioni e renderle più pesanti, se è proprio il sistema di fondo che non permette di trovare e punire gli evasori?




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