Dichiarazione 2026 con limiti alle detrazioni per redditi oltre 75mila euro, esclusioni mirate e nuove aliquote bonus casa: 50% solo per abitazione principale, 36% per altri immobili.

La pubblicazione sul sito dell’Agenzia delle Entrate della versione definitiva del modello 730 segna il primo passo ufficiale verso la campagna dichiarativa 2026. Anche se l’accesso alla precompilata sarà possibile solo dalla fine di aprile nell’area riservata dei contribuenti, già oggi tra righi e istruzioni emergono novità rilevanti, soprattutto sul fronte di detrazioni e deduzioni.
Dalla stretta per i redditi oltre 75mila euro ai nuovi criteri per i bonus edilizi, il quadro cambia in modo significativo e impone maggiore attenzione nella pianificazione fiscale. Quali spese saranno davvero detraibili? Chi rischia di perdere parte dei benefici?
E cosa succede ai lavori di ristrutturazione sulle seconde case?
Sommario
Tra le novità più rilevanti della dichiarazione 2026 c’è l’introduzione di un meccanismo che incide in modo diretto sui contribuenti con reddito complessivo superiore a 75.000 euro. Non si tratta di un taglio automatico delle singole detrazioni — che già prevedono, in molti casi, limiti e condizioni specifiche — ma dell’introduzione di un ulteriore tetto complessivo alle spese e agli oneri detraibili.
Il sistema si basa su un plafond calcolato attraverso due elementi: un importo base e un coefficiente legato alla composizione del nucleo familiare. L’importo base è pari a 14.000 euro per chi ha un reddito compreso tra 75.000 e 100.000 euro, e scende a 8.000 euro per chi supera i 100.000 euro.
Questo valore va poi moltiplicato per un coefficiente che varia in funzione dei figli fiscalmente a carico: 0,50 in assenza di figli, 0,70 con un figlio, 0,85 con due figli e 1 in presenza di più di due figli oppure di almeno un figlio con disabilità accertata.
Il risultato determina l’ammontare massimo delle spese su cui applicare le detrazioni rientranti nel nuovo meccanismo. In questo modo, oltre ai limiti già previsti per ciascuna tipologia di onere, viene introdotta una soglia complessiva che riduce progressivamente il beneficio fiscale per i redditi più elevati, mantenendo una maggiore tutela per i nuclei familiari con carichi significativi.
Dal punto di vista operativo, per chi supera le soglie indicate diventa quindi essenziale verificare con attenzione quali spese rientrano nel plafonamento e quale sia l’effettiva capienza disponibile, per evitare di sostenere costi che non produrranno un vantaggio fiscale pieno.
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Non tutte le voci di spesa rientrano nel nuovo meccanismo di limitazione previsto per i redditi oltre i 75mila euro. Ed è proprio qui che si gioca una partita importante per molti contribuenti.
Restano infatti escluse dal calcolo del tetto massimo alcune categorie considerate “sensibili” dal legislatore. In primo luogo, le spese sanitarie, che continuano a essere integralmente detraibili secondo le regole ordinarie, senza subire alcuna riduzione legata al reddito complessivo. Una scelta che tutela chi sostiene costi legati alla salute, indipendentemente dalla fascia reddituale.
Fuori dalla stretta anche gli investimenti effettuati in start up innovative e PMI innovative, ambiti su cui il legislatore continua a puntare per favorire la crescita economica e l’innovazione del tessuto imprenditoriale.
Un altro capitolo rilevante riguarda i contratti stipulati entro il 31 dicembre 2024. Non subiscono limitazioni:
In sostanza, viene tutelato l’affidamento del contribuente: chi ha assunto impegni economici prima dell’entrata in vigore delle nuove regole non viene penalizzato retroattivamente.
Si tratta di un elemento centrale, soprattutto in ambito edilizio, dove molti interventi producono effetti fiscali distribuiti su più anni.
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Un’altra novità che inciderà direttamente sulla dichiarazione 2026 riguarda le agevolazioni fiscali per gli interventi edilizi effettuati nel 2025. Le istruzioni del modello chiariscono che, a partire da questo periodo d’imposta, le percentuali di detrazione vengono rimodulate in modo strutturale.
Per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio, di riqualificazione energetica e per quelli antisismici, la detrazione ordinaria sulle spese sostenute nel 2025 è fissata al 36%. Questa percentuale rappresenta il nuovo riferimento generale.
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Esiste però una distinzione fondamentale: se i lavori sono realizzati sull’unità immobiliare adibita ad abitazione principale e l’intervento è effettuato dal titolare del diritto di proprietà o di un diritto reale di godimento, l’aliquota sale al 50%.
La differenza non è marginale. Significa che chi interviene sulla propria prima casa potrà beneficiare di un recupero fiscale più consistente rispetto a chi esegue lavori su una seconda abitazione. Per queste ultime, infatti, resta applicabile la percentuale ridotta del 36%.
Dal punto di vista pratico, la scelta dell’immobile su cui effettuare l’intervento diventa quindi strategica. In un contesto di progressiva razionalizzazione dei bonus edilizi, la distinzione tra abitazione principale e altri immobili assume un peso determinante nella valutazione della convenienza economica dell’investimento.




