Quando il giudice ordina al Comune di riesaminare una SCIA, convocare il privato e ripetere le ragioni del precedente diniego non basta. Il riesame deve concludersi con una nuova determinazione, preceduta dall’istruttoria e dal contraddittorio richiesti. Questo non significa, però, che la SCIA diventi automaticamente valida o che il Comune perda ogni potere di controllo.

È il punto centrale della sentenza n. 6452/2026 del Consiglio di Stato, relativa a lavori strutturali indicati come privi di modifiche di volume e superficie. La decisione è importante soprattutto per distinguere un vero riesame amministrativo da una semplice interlocuzione procedimentale.

Due SCIA per gli stessi lavori strutturali

La vicenda riguardava interventi di adeguamento strutturale su un immobile: separazione di un muro mediante giunto sismico, modifica degli elementi di un manufatto destinato anche a sostenere pannelli fotovoltaici, realizzazione di una trave di fondazione, inserimento di una parete in calcestruzzo e ringrosso di un muro interrato.

Il privato aveva presentato una prima SCIA nel marzo 2023. Il Comune aveva ordinato l’immediata interruzione dei lavori e la rimozione degli eventuali effetti, contestando discrepanze tra pratica edilizia e documentazione sismica, qualificazione incerta del manufatto come pergolato o tettoia, carenze documentali e mancanza di alcuni atti di assenso.

Pochi giorni dopo era stata depositata una seconda SCIA per i medesimi lavori, integrata con ulteriore documentazione. Anche questa era stata inibita. Il contenzioso non riguardava quindi una semplice omissione formale, ma un quadro nel quale si intrecciavano stato legittimo, opere strutturali, distanze, paesaggio e vincolo idrogeologico.

Era discussa anche la relazione tra le due segnalazioni. Il privato aveva prospettato l’archiviazione della prima pratica nel caso in cui la seconda fosse stata condivisa, senza dichiarare acquiescenza al precedente divieto. Il Comune sosteneva invece che la nuova SCIA, riferita agli stessi lavori, avesse sostituito integralmente quella anteriore. La sentenza non trasforma questa controversia in una regola generale: l’effetto di una seconda segnalazione va ricostruito attraverso contenuto, dichiarazioni e atti adottati dall’ufficio.

Per il funzionamento generale della pratica è disponibile la guida alla SCIA edilizia: lavori, tempi, controlli e durata.

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L’ordine del TAR: rivalutazione entro 90 giorni

Durante il giudizio il TAR aveva sospeso gli atti impugnati e ordinato al Comune di riesaminare la seconda SCIA in contraddittorio con il ricorrente, entro 90 giorni.

Le parti si erano incontrate. Il Comune aveva ribadito che la tettoia presentava profondità e posizione dei sostegni diverse rispetto al titolo precedente e che alcuni pilastri risultavano più vicini al confine. Il privato aveva contestato questa ricostruzione, sostenendo che il manufatto fosse addirittura leggermente più piccolo e che i sostegni fossero stati raddrizzati senza traslarne il punto superiore.

Nel verbale l’amministrazione aveva affermato che l’istanza di riesame era già stata valutata e non conteneva elementi nuovi rispetto alla SCIA. Dopo il confronto, però, non risultava adottato un nuovo provvedimento conclusivo.

Il contraddittorio non sostituisce il provvedimento finale

Secondo il Consiglio di Stato, l’ordine di rivalutare la SCIA non poteva essere soddisfatto soltanto aprendo un confronto dialettico o verbalizzando le posizioni delle parti. La rivalutazione doveva sfociare in un nuovo atto amministrativo.

Il contraddittorio è la fase nella quale amministrazione e interessato esaminano documenti, misure, elaborati e contestazioni. Il provvedimento conclusivo è invece l’atto con cui l’ufficio prende posizione sulle questioni emerse, espone l’istruttoria svolta e decide se confermare, modificare o superare il precedente esito.

Se il giudice richiede espressamente un riesame, il Comune non può limitarsi a dire che non sono emersi elementi nuovi. Deve spiegare perché le osservazioni e i confronti grafici non cambiano la valutazione e formalizzare la conclusione in un atto riconoscibile.

Attività Funzione È sufficiente da sola?
Convocazione delle parti Avvia il contraddittorio No
Verbale dell’incontro Documenta osservazioni e repliche No, se manca la decisione finale
Richiamo al vecchio diniego Può ricostruire i precedenti No, senza nuova istruttoria e motivazione
Nuovo provvedimento Conclude il riesame e decide sulla SCIA Sì, se motivato e coerente con l’ordine giudiziale
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Perché il Consiglio di Stato ha respinto l’appello

La decisione presenta una particolarità processuale importante. Il Consiglio di Stato ha osservato che, in astratto, la mancata esecuzione di un’ordinanza cautelare propulsiva non determina necessariamente da sola l’esito del successivo giudizio di merito.

Nel caso concreto, tuttavia, l’appello del Comune non aveva formulato una censura specifica contro il capo della sentenza del TAR fondato sulla mancata conclusione del riesame. L’amministrazione aveva sostenuto soprattutto di avere già ottemperato attraverso il confronto e il verbale.

Opera quindi il principio secondo cui il giudice d’appello decide entro le contestazioni effettivamente proposte. Una parte autonoma della sentenza non specificamente impugnata diventa definitiva per acquiescenza parziale e non può essere ricostruita d’ufficio dal giudice per colmare le lacune dell’appello.

La sentenza non dichiara regolari le opere

Il rigetto dell’appello non equivale a un accertamento della conformità edilizia e strutturale degli interventi. Il Consiglio di Stato non ha stabilito definitivamente se il manufatto fosse una tettoia o un pergolato, se i sostegni fossero stati traslati, se le differenze rientrassero nelle tolleranze o se fossero necessari gli assensi paesaggistici e idrogeologici.

La decisione chiarisce espressamente che il Comune conserva la possibilità di adottare una motivata determinazione sulla vicenda. Dovrà però svolgere il riesame realmente richiesto, confrontarsi con i documenti e concludere il procedimento attraverso un nuovo atto.

Non si può quindi ricavare dalla pronuncia la regola per cui una SCIA contestata diventa efficace ogni volta che il Comune esegue male un ordine istruttorio. Il risultato dipende dal contenuto della sentenza, dai motivi di appello e dalle circostanze del procedimento.

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Quando il Comune può confermare il precedente diniego

Un riesame non impone necessariamente di cambiare decisione. Il Comune può arrivare nuovamente a un esito negativo, purché il percorso non sia soltanto apparente.

La nuova motivazione dovrebbe identificare la SCIA esaminata, ricostruire gli elaborati rilevanti, affrontare le osservazioni presentate nel contraddittorio e indicare separatamente ciascuna ragione ostativa. Se alcune carenze sono state integrate, non basta riproporle come se nulla fosse cambiato; se altre restano decisive, occorre dimostrarlo.

Nel caso di opere strutturali è inoltre necessario coordinare la pratica edilizia con deposito o autorizzazione sismica, senza confondere il controllo del Genio Civile con la verifica urbanistico-edilizia comunale. Allo stesso modo, eventuali vincoli richiedono l’esame degli atti di assenso effettivamente necessari.

Cosa controllare dopo un ordine giudiziale di riesame

Per il privato e il tecnico è utile verificare il contenuto preciso dell’ordinanza o della sentenza: termine assegnato, documenti da rivalutare, questioni da approfondire e obbligo di contraddittorio. Le osservazioni dovrebbero rispondere punto per punto alle contestazioni, accompagnate da elaborati comparativi leggibili e misure quotate.

L’amministrazione deve invece distinguere la fase partecipativa dalla decisione finale. Un incontro, una richiesta di integrazione o un verbale interno non chiudono il procedimento se il comando giudiziale richiede una nuova determinazione.

Se il nuovo atto conferma il diniego, la motivazione deve permettere di comprendere quali criticità siano rimaste e perché le difese presentate non siano state accolte. Se modifica l’esito, deve chiarire quali elementi istruttori hanno consentito di superare le contestazioni originarie.

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Il principio applicabile al caso

La sentenza n. 6452/2026 afferma un principio procedurale circoscritto ma concreto: quando il giudice dispone il riesame di una SCIA in contraddittorio, il Comune deve completare l’istruttoria e adottare un nuovo provvedimento. La mera ripetizione delle precedenti conclusioni in un verbale non equivale alla conclusione del procedimento.

Resta distinto il merito edilizio. Il nuovo atto potrà essere anche negativo, ma dovrà essere motivato alla luce del riesame effettivamente svolto e delle questioni indicate dal giudice.

Fonti

Allegato riservato
Scarica la sentenza n. 6452/2026 del Consiglio di Stato

Consiglio-di-Stato-sentenza-6452-2026.pdf - 69,5 KB

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