Plastic Tax? Gli italiani non ci stanno: a rischio 2.000 imprese

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Si parla da mesi della cosiddetta Plastic Tax, ovvero la tassa che il Governo vuole imporre su confezioni e imballaggi di plastica a partire dal 1° giugno del 2020. Approfondiamo meglio.

Plastic Tax: di cosa parliamo

Troviamo la nuova tassa sul Documento Programmatico di Bilancio che l’Italia ha inviato all’Unione Europea. E i numeri dicono che sarà previsto un aumento del prezzo di 1 euro per ogni kg di plastica acquistato. In precedenza si era parlato di 20 cent al kg, ma in realtà si tratta di numeri molto superiori.

Inutile dire che l’Italia si è divisa tra chi crede che sia un bene che ridurrà l’acquisto di plastica (pochissime persone), e chi invece ritiene che sia solo una scusa del governo per fare cassa. Il bilancio pubblico infatti, grazie alla Plastic Tax, dovrebbe salire di 800 milioni solo nei 6 mesi di attività del 2020. E in seguito, in un anno intero, si stima che il guadagno sarà di circa 1,4 miliardi di euro.

Enti, aziende, associazioni: un grande NO alla Plastic Tax

Quello che in tantissimi criticano sulla Plastic Tax, non è tanto la tassa in sé. È in realtà la modalità in cui viene imposta, perché va a ricadere in maniera gravosa sulla imprese e sulle famiglie italiane. Questo punto infatti non è stato chiarito, ma si ipotizza che la tassa sarà aggiuntiva del prezzo finale del prodotto imballato con la plastica. Questo significa, secondo il calcolo di Federconsumatori, che ogni famiglia italiana dovrà affrontare una spesa media di 138 euro in più ogni anno.

Anche Confindustria si schiera contro la Plastic Tax, e rimarca sul punto affermato dal Governo, ovvero che la tassa servirà a ridurre il consumo di plastica. Confindustria però sostiene che l’imposta non avrà alcuna finalità a favore dell’ambiente, perché per fare questo c’è bisogno di cambiare le mentalità e i comportamenti. La Plastic Tax non rappresenterà una rivoluzione in favore del pianeta, ma solo un ulteriore spesa in più che gli italiani saranno costretti a sborsare per aumentare i fondi del governo. La Confederazione inoltre, ricorda che le imprese produttrici di imballaggi pagano già la bellezza di 450 milioni di euro ogni anno per il riciclo della plastica, e con questi soldi si paga il servizio della raccolta differenziata nei Comuni. Per loro quindi sarebbe una doppia imposta finalizzata allo stesso obbiettivo, e per questo non ci può essere una spiegazione plausibile.

Unionchimica vede interessato ovviamente il suo lavoro in particolare. Si tratta infatti dell’Unione Nazionale Piccola e Media Industria Chimica, Conciaria, Materie Plastiche, Gomma, Vetro, Ceramica e Prodotti Affini. La società invita il Governo a non demonizzare il settore e la plastica in sé, predicando per il bene dell’ambiente. Per fare questo infatti, si dovrebbero realizzare delle proposte concrete per dare importanza al settore dell’eco-sostenibilità e del riciclo, creando nuovi posti di lavoro. Con la Plastic Tax invece, sostiene Unionchimica, non si fa altro che buttare giù un intero settore produttivo, con il conseguente licenziamento di migliaia di lavoratori.

Sono ancora tante le aziende, le società, gli enti che denunciano a gran voce questa situazione. Unionplast, che afferma come la tassa servirà solo a fare del male al Paese. Filtem Cgil, che implora di evitare la proroga della Plastic Tax. In quanto ne verrebbe fuori solamente un disastro sociale e produttivo, che mette a rischio il futuro di 2.000 imprese. E ancora Mineracqua, che sostiene come la tassa avrà una ricaduta fiscale enorme anche sulle aziende produttrici che hanno iniziato ad adottare il Pet-Polietilene, un tipo di plastica rispettoso dell’ambiente, totalmente riciclabile e adatto al contatto con gli alimenti.

Insomma, sembra una vera e propria rivolta quella che gli enti italiani stanno mettendo in atto contro la Plastic Tax. Davvero il Governo ha intenzione di ignorare tutto questo?




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