TAV Brescia-Verona: deserto al bando, cosa accadrà adesso?

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Il progetto della TAV (Treno ad Alta Velocità) Brescia-Verona avrebbe dovuto iniziare a prendere forma con il bando istituito per la galleria tra Lonato e Desenzano, il tratto più complesso dell’intero tragitto. Il bando prevedeva lo stanziamento di 204 milioni di euro, con scadenza prevista per il 19 ottobre.

È successo però qualcosa che nessuno si aspettava, e che ha lasciato interdetti un po’ tutti. Infatti nessuna impresa di costruzione ha presentato domanda per accaparrarsi il lavoro, e il bando ha sparato un colpo a vuoto, lasciando un deserto dietro di sé.

C’è chi rimane meravigliato da questo risultato, in quanto nessuna società a record di logica avrebbe potuto farsi sfuggire un’opera così ricca e importante. C’è chi invece ha trovato dei motivi ben precisi che spiegano l’indifferenza delle imprese edili.

Quali sono le conseguenze?

Intanto i risultati di questo buco nell’acqua portano delle conseguenze piuttosto gravose. Visto il fallimento del bando infatti, la società CepavDue (Consorzio Eni Per l’Alta Velocità Due), che si occupa di gestire il progetto TAV, dovrà stipulare un nuovo bando. Non senza problemi.

Una delle conseguenze peggiori è che i tempi per iniziare la costruzione si prolungheranno da un minimo di 4 ad un massimo di 8 mesi. Oltretutto, è necessario contare anche le tempistiche che richiede il bando stesso. Se per il primo, tra redazione e pubblicazione ci sono voluti almeno 4-5 mesi, per il secondo sarà necessario altrettanto tempo.

Il secondo grave fattore allarmante è che si dovrà ricalcolare il valore dell’opera e dei lavori. Gli esperti credono infatti che, rispetto al precedente bando, si vedrà un incremento dei costi di almeno il 30%. Il che significa che invece di 204 milioni, la prossima volta potrebbero essere 264 milioni.

Le cause del fallimento

Il motivo che ha portato le società appaltanti a non inviare alcuna richiesta per il bando della galleria tra Lonato e Desenzano, sarebbe il grande abisso esistente tra la domanda e l’offerta. Se infatti non ci fossero stati di mezzo dei motivi economici importanti, questo bando probabilmente sarebbe stato una corsa a chi arriva primo. A quanto pare quindi, l’importo dei lavori sarebbe stato troppo basso rispetto all’offerta.

Paolo Pizzarotti, Presidente del Consiglio di Amministrazione della Mipien S.p.A. e Presidente di Impresa Pizzarotti (holding di CepavDue), mesi fa sosteneva che si sarebbero dovuti chiedere i danni al Ministero dei Trasporti per il grande ritardo della TAV. Questa volta invece, chi è che dovrebbe pagare le conseguenze?

Per rispondere a questa domanda interviene prontamente Dario Ballotta del Partito Europa Verde, ex sindacalista dei trasporti. Egli dichiara che la causa che ha fatto nascere questi grandi disagi, è da imputare esclusivamente ad un sistema di gara a dir poco obsoleto, che invece di favorire la velocizzazione dei progetti operativi, manda avanti un caos organizzativo che va poi a ricadere sulle società appaltanti. Il politico conclude sostenendo che questo fallimento dovrebbe dar vita ad una totale revisione del progetto iniziale, che forse vedrà una quadruplicazione dei binari e l’aggiunta di una fermata.

Non ci resta che attendere i prossimi sviluppi.

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