Mastofix Bianco
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Sensori di presenza e movimento: PIR o HF, campo radiale e tangenziale, altezza di posa, regolazioni LUX/tempo/sensibilità e diagnosi delle accensioni errate.
Una luce che si accende al passaggio è comoda solo se rileva la persona nel punto giusto e non resta accesa per movimenti fuori dall’area utile. Un rilevatore troppo vicino alla porta può non vedere chi entra; uno troppo sensibile può reagire oltre una parete leggera; un sensore di presenza impostato con un tempo troppo breve può spegnere la luce mentre qualcuno è seduto alla scrivania. Prima di scegliere il dispositivo conviene quindi definire il comportamento desiderato, non fermarsi alla distanza massima stampata sulla confezione.
La distinzione tra sensore di movimento e sensore di presenza riguarda soprattutto sensibilità, area di rilevamento e logica di mantenimento del comando. La tecnologia sottostante può essere la stessa, per esempio PIR, oppure differente, come alta frequenza o combinazioni di sensori. Questa guida spiega come leggere il diagramma del campo, collocare il dispositivo, impostare soglia luminosa, tempo e sensibilità e diagnosticare accensioni o spegnimenti errati.
Non sostituisce il progetto dell’impianto elettrico né le istruzioni del modello acquistato.
Sommario
Un rilevatore di movimento è pensato spesso per intercettare il passaggio evidente di una persona e avviare un’azione: accendere il vano scale, illuminare un vialetto o segnalare un transito. Un rilevatore di presenza deve anche mantenere la luce o la ventilazione attiva quando l’occupante compie movimenti piccoli, come leggere, scrivere o lavorare a una postazione. Le schede Steinel mostrano questa maggiore attenzione ai gesti minuti, come la digitazione sulla tastiera. Non significa, però, che ogni prodotto venduto come «presenza» rilevi con certezza una persona completamente immobile.
Il risultato dipende da ottica, algoritmi, quota di posa, ostacoli e parametri. Alcuni modelli hanno zone ad alta risoluzione per scrivanie o sale riunioni; altri sono adatti soprattutto a corridoi. Due dispositivi PIR da soffitto, entrambi indicati come 360°, possono avere aree molto diverse per attraversamento, avvicinamento frontale e piccoli movimenti. Il termine presenza non è quindi una misura tecnica sufficiente per l’acquisto.
Nel corridoio l’utente attraversa velocemente uno spazio stretto: serve riconoscere l’ingresso prima che la persona raggiunga il tratto buio, evitando di attivare la luce delle stanze adiacenti. Nello studio, al contrario, la persona può restare ferma per minuti davanti a uno schermo: serve un campo efficace nella zona della sedia e un tempo di spegnimento coerente con il lavoro. Spostare lo stesso sensore da un ambiente all’altro senza rivedere posizione e regolazioni produce spesso lamentele opposte: «non si accende» nel corridoio e «si spegne mentre ci sono» nello studio.
Il PIR è un sensore passivo a infrarossi: attraverso l’ottica riconosce variazioni dell’energia infrarossa tra zone del suo campo, dovute per esempio a una persona che si sposta rispetto allo sfondo. Non emette un raggio visibile. La copertura è suddivisa in zone: attraversarle lateralmente può essere più facile da rilevare che avanzare direttamente verso il sensore. La documentazione Steinel distingue infatti la portata tangenziale da quella radiale in uno stesso modello. Le correnti d’aria calda, i radiatori e il sole diretto possono influire sul comportamento di alcuni impianti, secondo posizione e sensibilità.
I sensori ad alta frequenza, spesso chiamati HF o radar, emettono e ricevono un segnale radio e rilevano variazioni legate al movimento. Alcuni modelli intercettano movimenti anche dietro vetro, legno o divisori leggeri: può essere utile in un locale con ostacoli ma può generare accensioni da un’area che si voleva escludere. Non tutti i radar hanno la stessa capacità di rilevare piccoli movimenti; frequenza, antenna, software e schermature cambiano fra prodotti. Un sistema a doppia tecnologia combina, per esempio, PIR e ultrasuoni o altri metodi per migliorare la copertura in condizioni definite dal fabbricante, ma richiede di capire se i canali devono confermarsi a vicenda o possono attivare separatamente il carico.
| Scelta | Quando è utile | Errore da evitare |
|---|---|---|
| PIR di movimento | Passaggio riconoscibile in ingresso, scale, vialetto | Usare la sola portata massima senza leggere direzione del movimento e quota di posa |
| PIR di presenza | Postazione e locali in cui piccoli gesti devono mantenere attiva la luce | Presumere che rilevi una persona del tutto immobile dietro un ostacolo |
| Alta frequenza/HF | Ambienti in cui ostacoli e geometria rendono difficile il PIR | Attivare spazi contigui attraverso divisori che il segnale può attraversare |
| Doppia tecnologia | Copertura complessa con logica configurabile | Ignorare se l’uscita usa logica AND, OR o canali separati |
| Crepuscolare puro | Comando in base alla luce ambiente, non all’occupazione | Chiamarlo sensore di movimento: misura luce, non persone |
Su smartphone scorri la tabella lateralmente.
Un rilevatore crepuscolare non sostituisce il sensore di movimento. Può però lavorare insieme a esso: la luce si accende se c’è transito e la luminosità è sotto soglia. Nella guida all’illuminazione esterna della casa sono descritti anche timer, comandi manuali e divisione in circuiti; qui interessa come il sensore fornisce il segnale corretto.
La scheda può indicare «360°», «12 metri» o «diametro 14 metri», ma questi dati valgono alle condizioni dichiarate: altezza di installazione, direzione del passaggio, temperatura e sensibilità di prova. Un diametro nominale non equivale alla certezza di rilevare una mano che si muove sotto un tavolo in ogni punto del cerchio. Pareti, porte, arredi alti, cabine e anche la posizione del corpo rispetto al sensore creano zone d’ombra. Il diagramma del costruttore va letto distinguendo il campo per attraversamento da quello per presenza o avanzamento frontale.
Montare più in alto non amplia automaticamente il campo utile. Il sensore guarda il pavimento con un’ottica o una geometria prevista per una fascia di quota; uscire da quella fascia può lasciare un tratto cieco vicino alla parete o ridurre la sensibilità ai piccoli gesti. Nel corridoio si osserva come le persone arrivano: un PIR disposto in fondo al percorso vede un avvicinamento quasi radiale; spostarlo o usare un sensore progettato per corridoi può migliorare la risposta. Le schede Steinel mostrano portate diverse per movimento radiale e tangenziale: sono numeri del singolo apparecchio, non una regola trasferibile a tutti.
Un metodo pratico è disegnare sulla pianta ingressi, porte, zona di lavoro e spazi da non attivare. Poi si sovrappone il diagramma del produttore alla quota reale. Se serve illuminare due lati di una svolta, un sensore molto potente in un punto sbagliato può essere meno efficace di due zone con dispositivi ben collocati. Il progetto include anche la direzione dei corpi illuminanti: il sensore non dovrebbe misurare una luce riflessa direttamente dalla lampada e reagire in modo instabile.
In un ingresso interno si evita di puntare il campo verso una stanza attraverso una porta lasciata normalmente aperta, se l’accensione è destinata solo al corridoio. In un bagno o servizio con cabine, gli ostacoli possono richiedere un campo diverso dal semplice PIR frontale. In uno studio conviene verificare il rilevamento nella posizione della sedia, non soltanto camminando sotto il sensore. Per un vano scale servono visibilità dei pianerottoli e una logica che non lasci al buio nel mezzo della rampa; il tempo di accensione va misurato sul percorso reale, non sul passo di una sola persona.
All’esterno entrano in gioco pioggia, polvere, sole, vegetazione, animali, traffico vicino e variazioni termiche. Il grado IP e la temperatura di funzionamento devono corrispondere all’esposizione e al luogo di montaggio; un dispositivo protetto sotto una tettoia non ha le stesse condizioni di uno su un palo esposto. L’impianto elettrico esterno richiede anche cavi, protezioni e posa coerenti. La portata va limitata alla proprietà o all’area d’uso: riconoscere il transito sul marciapiede o i rami mossi dal vento non aggiunge utilità.
Da dove entra la persona? Dove si ferma? Quali movimenti non devono attivare il carico? Come si raggiunge il dispositivo per regolarlo? Le risposte definiscono posizione e orientamento. Si controllano inoltre superficie di fissaggio, scatola o supporto compatibile, accessibilità del cablaggio e presenza di ostacoli futuri come mobili e tende. Se un sensore radar va dietro un pannello, la capacità di attraversarlo deve essere indicata per quel modello e verificata sul posto: non si presume che tutti i materiali schermino o lascino passare il segnale allo stesso modo.
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Richiedi informazioni gratisIl sensore può avere uscita a relè, elettronica o bus e può richiedere fase e neutro, oppure funzionare in altre configurazioni previste dal fabbricante. Non basta il simbolo della lampada nella scheda: occorre verificare tensione, potenza minima e massima del carico, corrente di spunto dei driver LED, numero di apparecchi, eventuale contattore, possibilità di comando manuale e comportamento al ritorno dell’alimentazione. Un relè dichiarato per un carico resistivo non equivale automaticamente alla stessa potenza di lampade LED con alimentatori elettronici.
Nei sistemi DALI o KNX il rilevatore può inviare un comando al bus invece di interrompere direttamente la fase della lampada. Sono architetture diverse dal sensore stand-alone: occorre un progetto della logica, dei gruppi e delle eventuali funzioni di override. La guida sulla domotica collegata all’inizio spiega protocolli e scenari; qui la verifica resta sulla posizione e sui parametri dell’apparecchio. Quando si modifica l’impianto fisso, l’installazione compete a soggetti abilitati secondo il D.M. 37/2008 e deve rispettare le norme applicabili, tra cui la CEI 64-8. Non si apre o cabla un sensore alimentato con il circuito in tensione.
I tre comandi più comuni non hanno lo stesso scopo. La soglia LUX decide sotto quale illuminamento ambiente il movimento può accendere la luce; il tempo stabilisce quanto l’uscita resta attiva dopo l’ultimo evento riconosciuto; la sensibilità modifica il campo o la risposta agli stimoli, con modalità diverse secondo tecnologia e prodotto. Alcuni modelli hanno anche modalità automatica o semiautomatica, luce costante, mascheramento di settori, impulso o canale per ventilazione. Il manuale BTicino di un prodotto PIR, per esempio, indica trimmer distinti per livello lux e ritardo: sono impostazioni da tarare sul locale, non valori ideali universali.
Il collaudo più chiaro parte dal walk test, cioè un attraversamento sistematico dell’area con l’apparecchio nella modalità di test prevista. Si cammina dai diversi ingressi e si annota il primo punto in cui il sensore rileva; in una zona di presenza si verifica anche un’attività ordinaria da seduti. Se il campo non raggiunge l’area utile, cambiare il tempo di spegnimento non risolve: occorre correggere orientamento, quota, lente, maschere o numero di sensori.
Solo dopo si imposta LUX osservando il locale alla luce naturale in cui si vuole l’accensione. Una soglia troppo alta accende anche quando la luce diurna basta; troppo bassa lascia al buio in un giorno nuvoloso. Va controllato dove il sensore misura la luminosità: vicino a un faretto, il valore letto può cambiare quando il carico si accende e generare una logica indesiderata. Poi si sceglie il ritardo: abbastanza lungo per l’uso reale, non tanto da tenere la luce accesa inutilmente dopo l’uscita. Infine si riduce la sensibilità o si mascherano settori che intercettano corridoi, finestre o passaggi esterni non desiderati.
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La prova si ripete di sera e di giorno e con le porte nelle posizioni d’uso. Se il dispositivo comanda più canali, si prova ciascuno. I valori finali vanno annotati: dopo una sostituzione, una manutenzione o un reset si potrà riprodurre l’assetto che funzionava. Il test periodico è più affidabile di un aggiustamento casuale del trimmer ogni volta che la luce si comporta in modo strano.
Si distingue innanzitutto se manca alimentazione, se il comando è in override, se la soglia LUX impedisce l’intervento di giorno oppure se il sensore non vede il percorso. Per quest’ultima ipotesi si usa la modalità test e si attraversa il campo lateralmente e frontalmente, senza modificare contemporaneamente tre regolazioni. Se il rilevatore risponde solo avvicinandosi di lato, il problema può essere la geometria radiale del PIR, non un guasto. Se il LED interno rileva ma la lampada resta spenta, il controllo si sposta su uscita, carico e cablaggio, a impianto messo in sicurezza da personale competente.
Si osservano posizione dell’occupante, ostacoli, tipo di movimento e tempo impostato. Un sensore da passaggio collocato sopra una scrivania può non distinguere piccoli gesti; allungare molto il tempo maschera il problema ma tiene accesa la luce anche a locale vuoto. Si valuta quindi un dispositivo con campo di presenza adeguato, una diversa collocazione o più sensori coordinati. Nei locali dove un improvviso buio crea rischio — scale, percorsi accessibili, ambienti di lavoro — la continuità di illuminazione va verificata rispetto all’uso e al progetto, non demandata a un solo trimmer.
Un PIR può reagire a sorgenti termiche variabili o a passaggi ai margini del campo; un HF può intercettare movimento oltre una partizione leggera. Si controllano falsi ingressi da finestre e porte, vegetazione, animali, oggetti mobili, ventilazione e sensibilità. Si riduce o maschera il settore interessato, poi si ripete il test; se il problema è strutturale, si cambia posizione o tecnologia. La diagnosi va fatta osservando quando l’evento si ripete, non dichiarando il sensore «difettoso» dopo una singola accensione inattesa.
Il costo non è soltanto il prezzo del sensore. Un modello stand-alone a parete può richiedere un semplice punto di posa su circuito esistente, ma ogni modifica del cablaggio, scatola, accesso, protezione esterna o compatibilità con LED aumenta il lavoro. Un sensore di presenza per più zone o integrato in DALI/KNX aggiunge progettazione e configurazione; in cambio può offrire regolazione luce e scenari più precisi. Non si può attribuire un risparmio energetico percentuale universale: dipende da ore in cui il locale sarebbe rimasto acceso, potenza dei carichi, luce naturale, comportamento degli utenti e consumo in standby del sistema.
Per confrontare due preventivi si specifichino area e altezza, uso di passaggio o permanenza, schema di accensione desiderato, tipo e numero di lampade, alimentazione disponibile, interno/esterno, necessità di comando manuale e prova richiesta. Si chiedano scheda tecnica, diagramma del campo, limiti di carico LED, impostazioni finali, istruzioni d’uso e documentazione dell’impianto quando dovuta. La dichiarazione di conformità dell’impianto elettrico non è sostituita dalla marcatura del sensore.
Il controllo finale dovrebbe rispondere a sei domande: il passaggio è rilevato prima del tratto buio? La zona di permanenza resta illuminata durante l’attività normale? Le aree vicine non attivano il dispositivo? LUX e ritardo funzionano nelle condizioni diurne e serali previste? Il comando manuale e il ritorno dell’alimentazione hanno un comportamento chiaro? La posizione consente pulizia e regolazione senza smontaggi impropri? Se una risposta è no, il problema va corretto prima di considerare conclusa la posa.
Per chi acquista o chiede un intervento, una pianta anche semplice con porte, finestre, lampade e area da coprire è più utile della richiesta generica «sensore da 12 metri». Il professionista potrà scegliere un prodotto e una posizione sulla base del campo reale e del circuito, poi registrare le impostazioni verificate durante la prova.
Se vuoi automatizzare un ingresso, un corridoio o un locale di lavoro, descrivi soprattutto dove la luce deve attivarsi e quando non deve farlo. Una richiesta iniziale con ambiente e comportamento desiderato permette all’installatore di definire in seguito modello, cablaggio e regolazioni.
Descrivi il lavoro da realizzare: ti aiutiamo a inoltrare la richiesta a imprese edili pertinenti.
Non necessariamente. Molti modelli sono più sensibili ai piccoli movimenti rispetto ai rilevatori da passaggio, ma la capacità reale dipende dalla tecnologia e dal modello. La scheda deve indicare il campo utile per presenza, non solo per attraversamento.
No. PIR è una tecnologia a infrarossi passivi; «di movimento» descrive una funzione. Esistono rilevatori di movimento PIR e a radiofrequenza, così come rilevatori di presenza che usano PIR.
Indicano l’angolo nominale di rilevamento, non la garanzia di copertura in ogni punto. Per capire dove il sensore vede davvero, servono il diagramma del costruttore, l’altezza prevista e la distinzione tra movimento radiale, tangenziale e piccoli gesti.
Alcuni modelli ad alta frequenza possono rilevare attraverso vetro, legno o partizioni leggere. Dipende da materiali, configurazione e sensibilità. Occorre verificare il campo sul posto e limitarlo se comprende aree indesiderate.
Si osserva il locale nelle condizioni di luce naturale in cui si desidera l’accensione e si regola la soglia secondo il manuale, poi si verifica di giorno e di sera. La scala del trimmer non sostituisce la prova nell’ambiente reale.
Il campo potrebbe non coprire la postazione per piccoli movimenti oppure il tempo potrebbe essere troppo breve. Prima di aumentarlo molto, si prova la copertura da seduti e si valuta un sensore di presenza o una posizione diversa.
No. Si verificano caratteristiche dell’uscita, carico minimo e massimo, corrente di spunto dei driver e schemi consentiti. Un valore espresso per lampade resistive non vale automaticamente per i LED.
Il grado IP va scelto in base a esposizione e posa, ma da solo non copre temperatura, UV, fissaggio, cavi e protezioni del circuito. Si leggono scheda del sensore e progetto dell’impianto esterno.
Quando si interviene sull’impianto elettrico fisso, cablaggio e verifiche spettano a un’impresa abilitata secondo il D.M. 37/2008. I semplici dispositivi plug-in senza modifiche all’impianto sono un caso diverso, da valutare secondo le istruzioni del prodotto.
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