Il degrassatore rallenta le acque di cucina per separare oli e grassi di origine animale o vegetale prima che raggiungano la fognatura o il trattamento successivo. È un pretrattamento semplice, ma funziona soltanto se riceve gli scarichi giusti, ha volume e portata adeguati e viene svuotato prima che lo strato galleggiante occupi lo spazio utile.

Non è una fossa settica, non depura da solo l’acqua e non è il separatore per benzina o gasolio. Nelle abitazioni non allacciate alla rete può precedere una vasca Imhoff o un altro trattamento previsto dal progetto; nelle cucine professionali il dimensionamento si basa invece sulla portata di punta e sui fattori della UNI EN 1825-2. Questa guida distingue i due casi e traduce i dati tecnici in controlli pratici per proprietario, progettista e gestore.

Che cos’è un degrassatore e che cosa separa

La vasca crea una zona di calma. I residui più pesanti sedimentano sul fondo, mentre oli e grassi meno densi dell’acqua risalgono e formano uno strato superficiale. L’acqua intermedia raggiunge l’uscita, normalmente protetta da un raccordo immerso o da un setto che ostacola la fuga del materiale galleggiante. Il risultato dipende dal tempo disponibile per la separazione: una portata eccessiva o una vasca già piena trascinano il grasso a valle.

Un apparecchio completo presenta ingresso con dispositivo di calma, volume di sedimentazione, camera di separazione, capacità di accumulo del grasso, uscita, ispezioni e ventilazione. Nei modelli professionali possono aggiungersi allarme di livello, campionamento, svuotamento remoto, pulizia e riempimento automatizzati. Queste dotazioni migliorano gestione e sicurezza, ma non correggono una taglia insufficiente.

La UNI EN 1825-1 riguarda i separatori a gravità per grassi e oli di origine animale e vegetale e definisce principi di progettazione, prestazione, marcatura e prova. La parte 2 tratta scelta della grandezza nominale, installazione, esercizio e manutenzione. Entrambe risultano in vigore nel catalogo UNI consultato nel settembre 2026.

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Degrassatore, fossa Imhoff e disoleatore non sono equivalenti

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Dispositivo Flusso trattato Funzione principale Non sostituisce Riferimento da verificare
Degrassatore Acque con grassi animali o vegetali Flottazione del grasso e sedimentazione dei solidi Trattamento biologico o finale UNI EN 1825 e regole locali
Fossa Imhoff Reflui domestici secondo progetto Sedimentazione e digestione separata dei fanghi Recapito finale autorizzato Norme ambientali e disciplina regionale
Separatore di liquidi leggeri Acque contaminate da carburanti e oli minerali Trattenimento di idrocarburi Degrassatore da cucina Serie UNI EN 858
Vasca di accumulo Refluo da trattenere e asportare Contenimento senza scarico Separazione o depurazione Tenuta, autorizzazioni e gestione rifiuto

La distinzione impedisce due errori frequenti. Il primo è inviare nel degrassatore gli scarichi dei WC: il carico di solidi e materiale organico ne compromette rapidamente il funzionamento. Il secondo è usare un piccolo pozzetto da cucina come soluzione completa per un edificio fuori fognatura. Il percorso corretto deve essere definito nel progetto dello scarico e accettato dall’autorità competente.

Quali scarichi collegare e quali escludere

Al degrassatore arrivano le acque che possono contenere grassi alimentari: lavelli di preparazione e lavaggio, lavastoviglie e attrezzature compatibili con il sistema progettato. In una casa si tratta normalmente della linea di cucina separata dalle acque nere. In ristoranti, mense, gastronomie, panifici, macellerie e industrie alimentari occorre censire ogni apparecchio e conoscere cicli, temperature e contemporaneità.

Non si collegano acque meteoriche, WC, solventi, pitture, oli motore, benzina o gasolio. I liquidi minerali richiedono apparecchi e valutazioni differenti. Anche le emulsioni stabili possono attraversare un separatore a gravità: detergenti, disinfettanti e acqua molto calda vanno considerati nel calcolo e scelti in modo compatibile con l’impianto. Un trituratore di rifiuti alimentari aumenta solidi e carico organico e non deve essere adottato senza specifica verifica.

In condominio bisogna ricostruire il percorso delle tubazioni prima di intervenire. Una colonna può raccogliere utenze diverse e una deviazione improvvisata può produrre rigurgiti o servitù difficili da gestire. La guida sulla colonna di scarico condominiale chiarisce proprietà, spese e responsabilità; il progetto idraulico deve poi confermare che la linea di cucina sia realmente separabile.

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Come funziona il percorso dell’acqua

  1. Ingresso: il flusso perde energia grazie al raccordo o al setto di calma, evitando di rimescolare il contenuto.
  2. Sedimentazione: frammenti e solidi più pesanti si depositano nella zona inferiore.
  3. Flottazione: grassi e oli più leggeri risalgono e si accumulano in superficie.
  4. Uscita protetta: il prelievo dalla zona intermedia limita il trascinamento dello strato galleggiante.
  5. Accumulo e rimozione: grasso e fango restano nella vasca fino allo svuotamento controllato.

Il processo non è istantaneo. Se una pentola di acqua bollente e detergente arriva in una vasca piccola, il grasso può restare disperso abbastanza a lungo da oltrepassarla. Raffreddamento, diluizione, portata, densità e tipo di detergente incidono sulla separazione. Per questo la capienza commerciale espressa in litri non basta a confrontare due apparecchi destinati a una cucina professionale.

Dimensionamento domestico: abitanti equivalenti e regole locali

Per una casa il primo dato è il regime dello scarico. Se l’edificio è servito dalla fognatura, il regolamento del gestore stabilisce se e come il pretrattamento debba essere installato. Fuori fognatura intervengono disciplina regionale, regolamenti locali e autorizzazione allo scarico. Non esiste un unico volume nazionale, valido per ogni Comune, da moltiplicare automaticamente per il numero di residenti.

Molti sistemi locali e tabelle di produttore esprimono la capacità in abitanti equivalenti, ma il progettista deve verificare definizione di AE, volume utile minimo, comparto fanghi, frequenza di pulizia e portata di punta. Una seconda casa con uso discontinuo e una grande cucina usata per eventi possono avere lo stesso numero anagrafico di occupanti, ma condizioni idrauliche differenti.

La procedura prudente è questa: individuare destinazione e numero massimo di utenti; raccogliere il regolamento dell’ente; separare in planimetria cucina, WC e pioggia; verificare portate degli apparecchi; scegliere una vasca con capacità utile dichiarata, non solo con volume geometrico; controllare il trattamento a valle e predisporre accesso per manutenzione. La pratica deve riportare modello e scheda tecnica coerenti con il calcolo.

L’esempio del Comune di Rimini per scarichi domestici fuori dalla pubblica fognatura mostra il livello documentale atteso: relazione di calcolo e dimensionamento, planimetrie, separazione delle acque e schede tecniche di degrassatore, Imhoff e ulteriori componenti. Non è una regola automaticamente trasferibile a tutta Italia, ma dimostra perché il prodotto non va acquistato prima di avere verificato l’iter locale.

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Dimensionamento professionale secondo UNI EN 1825-2

Nelle cucine e attività alimentari la grandezza nominale, indicata con NS, rappresenta la portata trattabile nelle condizioni definite dalla norma. Il calcolo parte dalla massima portata di refluo Qs e la corregge per temperatura, densità del grasso e presenza di detergenti o prodotti di risciacquo:

NS = Qs × ft × fd × fr

La Qs può derivare da una misura affidabile, dalla somma ponderata degli apparecchi oppure da un metodo basato su pasti o produzione giornaliera. I metodi non si mescolano a piacere: si sceglie quello rappresentativo dell’attività, si documentano i dati e si arrotonda il risultato alla grandezza nominale standard successiva prevista dalla gamma conforme.

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Dato Che cosa descrive Come si determina Errore da evitare
Qs, l/s Massima portata di refluo Misura, apparecchi collegati o metodo pasti/produzione Usare il solo consumo medio giornaliero
ft Effetto della temperatura 1,0 fino a 60 °C; 1,3 oltre 60 °C nel metodo EN Ignorare cicli bollenti
fd Densità del grasso Da materia trattata e tabelle di progetto Confondere grassi alimentari e oli minerali
fr Detergenti e risciacquo Secondo uso e fattori applicabili della norma Dichiarare sempre il valore minimo
NS scelta Grandezza nominale del separatore Risultato corretto, arrotondato alla taglia ammessa Arrotondare per difetto
Accumuli Spazio per grasso e sedimenti Scheda conforme associata alla NS Confrontare soltanto il prezzo

Esempio di calcolo

Una piccola attività misura una Qs di 1,20 l/s nelle condizioni di massimo uso. Le acque arrivano a non più di 60 °C, il grasso alimentare considerato non richiede una correzione di densità e l’impiego ordinario di detergenti porta il progettista ad applicare fr = 1,3. Il calcolo didattico è:

NS = 1,20 × 1,0 × 1,0 × 1,3 = 1,56

Si seleziona quindi la grandezza nominale standard non inferiore, per esempio NS 2 se prevista dalla gamma scelta. Prima dell’ordine si verificano capacità di accumulo di grasso e fango, accessori, condizioni di prova, ventilazione, dislivello e prescrizioni dell’autorità. L’esempio non sostituisce il dimensionamento: cambiando contemporaneità, temperatura o detergenti cambia anche la taglia.

Dove installarlo

La posizione deve conciliare distanza dalla sorgente, accesso e protezione dell’edificio. Un percorso inutilmente lungo prima della vasca favorisce depositi nelle tubazioni; una collocazione sotto un locale occupato rende difficili odori e manutenzione. Per i grandi separatori è preferibile un’area esterna raggiungibile dal mezzo di spurgo, con coperchi apribili senza smontare arredi o interrompere l’attività.

La quota di ingresso e uscita si coordina con pendenze, trattamento successivo e livello di riflusso della rete. Se l’apparecchio è sotto il livello di rigurgito non basta una valvola scelta genericamente: il progettista valuta protezione antiriflusso o impianto di sollevamento secondo configurazione e continuità richiesta. La ventilazione deve impedire pressioni anomale e convogliare gli odori in posizione corretta.

Per una vasca interrata si controllano terreno, falda, carichi stradali, spinta di galleggiamento, letto di posa, rinfianco e classe dei chiusini. Le istruzioni del fabbricante stabiliscono materiale e sequenza del riempimento durante la posa. Se occorre realizzare uno scavo, la guida allo scavo di sbancamento aiuta a stimare terre, accessi e sicurezza, ma geometria e sostegno dello scavo devono essere decisi sul caso reale.

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Schema di posa e dettagli da non dimenticare

  • linea dedicata alle sole acque contenenti grassi compatibili;
  • pendenza continua e raccordi ispezionabili, senza contropendenze;
  • dispositivo di ingresso e uscita montato nel verso indicato;
  • ventilazione dimensionata e portata nella posizione prescritta;
  • chiusini accessibili, della classe adatta ai carichi sovrastanti;
  • eventuale punto di campionamento a valle richiesto dall’ente;
  • spazio per apertura, pulizia e tubo dell’autospurgo;
  • protezione da gelo, falda, galleggiamento e assestamenti;
  • trattamento o recapito successivo chiaramente identificato;
  • collaudo di tenuta e riscontro delle quote prima del reinterro.

Un serbatoio in polietilene non deve essere caricato o rinfiancato secondo una prassi generica. Una parete deformata può alterare i setti e le quote idrauliche anche senza una perdita evidente. In presenza di traffico il carico non si trasferisce automaticamente alla vasca: soletta, anelli e chiusini devono seguire la soluzione strutturale prevista dal costruttore e dal tecnico.

Permessi, scarico e documenti

Il D.Lgs. 152/2006 affida a Regioni e autorità competenti la disciplina degli scarichi e prevede il regime autorizzativo generale dell’articolo 124, con disposizioni specifiche per reflui domestici e reti fognarie. La pratica concreta cambia quindi in base a recapito, territorio, tipo di utenza e regolamento del gestore. Installare un degrassatore non rende automaticamente autorizzato uno scarico esistente.

Per la rete pubblica si consulta il regolamento del servizio idrico e si concordano eventuali prescrizioni per attività alimentari. Per lo scarico fuori fognatura servono almeno verifica della possibilità di allaccio, autorizzazione competente, relazione tecnica, schema delle linee e calcolo del sistema complessivo. Titolo edilizio, vincoli e gestione delle terre sono valutazioni distinte dall’autorizzazione ambientale.

La modifica stabile dell’impianto idrico-sanitario va inoltre inquadrata nel D.M. 37/2008. Impresa, progetto e dichiarazione dipendono da opere e limiti applicabili. La guida alla dichiarazione di conformità degli impianti spiega quali allegati controllare e perché una fattura non sostituisce la documentazione tecnica.

Manutenzione: svuotare prima che la vasca perda efficacia

La manutenzione non consiste nel prelevare soltanto il grasso visibile. L’intervento programmato comprende asportazione completa dei contenuti, pulizia dei componenti, controllo di setti, raccordi, tenute e allarmi e, quando indicato, riempimento con acqua pulita prima della rimessa in servizio. I rifiuti rimossi devono essere conferiti da un operatore autorizzato secondo la loro classificazione.

Per gli impianti professionali la UNI EN 1825-2 fornisce indicazioni di gestione molto più frequenti di quelle spesso adottate nella pratica, con controllo regolare e svuotamento commisurato all’accumulo; diversi manuali richiamano un ciclo almeno mensile e preferibilmente quindicinale, salvo requisiti più severi. L’intervallo effettivo deve seguire norma, autorità, produttore e dati osservati. Un piccolo locale ad alta rotazione può riempire una vasca prima di un grande impianto usato saltuariamente.

Il registro dovrebbe riportare data, livello di grasso e fango, volume asportato, anomalie, operatore e documento di conferimento. Le prime verifiche dopo l’avviamento servono a tarare la frequenza. Enzimi o additivi non sono una scorciatoia per evitare lo spurgo: possono mantenere il grasso disperso e favorirne il passaggio a valle, e il campo della UNI EN 1825-2 non comprende l’uso di additivi biologici.

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Sintomo Cause da verificare Controllo immediato Intervento
Odore persistente Vasca piena, ventilazione errata, tenute o sifoni Livelli, coperchi e percorso dello sfiato Svuotare e ripristinare ventilazione o tenute
Scarico lento o rigurgito Accumulo, tubo ostruito, contropendenza, riflusso Quota a monte e a valle senza aprire in sicurezza precaria Pulizia e diagnosi idraulica
Grasso a valle Sottodimensionamento, setto guasto, portata o temperatura alte Qs reale, strati interni e apparecchi collegati Riparare, aumentare gestione o ridimensionare
Vasca deformata o sollevata Falda, rinfianco o carico non corretti Quote, terreno e istruzioni di posa Mettere in sicurezza e far valutare la struttura
Allarme frequente Accumulo reale, sonda sporca o taratura Confronto tra misura manuale e segnale Svuotare, pulire e verificare il sensore

Quanto costa un degrassatore

Come riferimento rilevato nel settembre 2026, piccoli degrassatori domestici in polietilene per circa 5-13 AE erano proposti online fra 185 e 310 euro IVA inclusa. Capacità maggiori, materiali diversi e accessori possono portare il solo prodotto da alcune centinaia a oltre 1.000 euro. Un separatore professionale conforme può costare diverse migliaia; automazione, acciaio, allarmi e grandi NS spostano il preventivo molto più in alto.

Sono fasce orientative di mercato, non prezzi di progetto. Scavo, movimentazione, soletta, rinfianco, chiusini carrabili, tubazioni, ventilazione, elettricità, allarme, pozzetto di campionamento e ripristino possono costare quanto o più della vasca. Anche l’accessibilità cambia il costo dello spurgo: tubi lunghi, soste difficili e rifiuti particolari aggiungono tempo, trasporto e conferimento.

Il confronto corretto separa almeno: apparecchio e accessori; posa idraulica; opere edili; progettazione e pratiche; avviamento; svuotamenti annui; energia e consumabili; ricambi. Il listino ASPI 2026 ricorda che le tariffe nazionali per spurghi sono indicative e che trasporto e smaltimento si conteggiano a parte: chiedere un prezzo “a intervento” senza volume e codice del rifiuto espone a differenze rilevanti.

Come leggere una scheda tecnica

Il nome commerciale “degrassatore 500 litri” non descrive da solo la prestazione. Bisogna trovare destinazione d’uso, norma dichiarata, NS o AE, volume utile, capacità di accumulo del grasso, comparto fanghi, portata massima, diametri, dislivello ingresso-uscita, peso, profondità di posa e carichi ammessi. Per un modello professionale la dichiarazione di prestazione e la marcatura applicabile devono corrispondere al prodotto realmente fornito.

Si controllano anche accessori non compresi: prolunghe, chiusini, ventilazione, campionamento, allarme, dispositivo di svuotamento e protezione antiriflusso. Un disegno quotato evita di scoprire in cantiere che il tubo è troppo basso o che il coperchio finisce sotto un arredo fisso. Manuale di posa e manutenzione devono essere consegnati prima dello scavo, non dopo il reinterro.

Errori da evitare

  • scegliere la vasca soltanto dal volume totale o dal prezzo;
  • collegare WC, pluviali o oli minerali al degrassatore;
  • confonderlo con il trattamento finale dello scarico;
  • adottare un valore litri/abitante come regola nazionale universale;
  • dimensionare una cucina professionale sul consumo medio e non sulla punta;
  • ignorare acqua oltre 60 °C, detergenti e contemporaneità;
  • installare senza ventilazione, accesso per spurgo o campionamento richiesto;
  • usare un chiusino pedonale in una zona carrabile;
  • interrare una vasca in falda senza verifica contro il galleggiamento;
  • rimandare lo spurgo finché compaiono odori o rigurgiti;
  • usare additivi per sostituire la rimozione fisica di grassi e fanghi;
  • modificare lo scarico senza consultare gestore e autorità competente.

Checklist prima dell’acquisto

  1. Individuare recapito, autorizzazione e regolamento applicabile.
  2. Disegnare linee di cucina, acque nere e meteoriche separate.
  3. Rilevare utenti oppure apparecchi, portate, pasti, temperature e detergenti.
  4. Far scegliere il metodo di dimensionamento adatto all’uso.
  5. Verificare norma, NS o AE, volumi di accumulo e dichiarazioni del modello.
  6. Controllare quote, pendenze, riflusso, ventilazione e trattamento a valle.
  7. Progettare scavo, falda, carichi e chiusini.
  8. Assicurare l’accesso reale al mezzo di spurgo.
  9. Inserire nel preventivo opere edili, pratiche e costo di gestione.
  10. Consegnare manuale, elaborati, conformità e registro manutenzioni.

Domande frequenti

A cosa serve il degrassatore?

Separa per gravità grassi e oli alimentari e trattiene parte dei solidi sedimentabili prima della fognatura o del trattamento successivo. Non completa da solo la depurazione.

Quali scarichi entrano nel degrassatore domestico?

Normalmente quelli di cucina contenenti grassi vegetali o animali, se il progetto e il regolamento locale lo prevedono. WC e acque meteoriche devono restare esclusi.

Degrassatore e fossa Imhoff sono la stessa cosa?

No. Il primo separa soprattutto grassi di cucina; la Imhoff tratta reflui domestici con sedimentazione e digestione dei fanghi. Possono essere parti diverse dello stesso schema fuori fognatura.

Quanti litri deve avere un degrassatore per una casa?

Non c’è un valore nazionale unico. Servono numero o abitanti equivalenti, portata, prescrizioni regionali e locali, volume utile dichiarato e frequenza di manutenzione.

Come si calcola un separatore per ristorante?

La UNI EN 1825-2 usa la portata massima Qs corretta per temperatura, densità e detergenti. Il risultato viene arrotondato alla grandezza nominale standard adatta.

Ogni quanto si pulisce?

Prima di esaurire le capacità di grasso e fango, secondo norma, manuale, autorità e accumulo misurato. Nelle attività professionali gli intervalli sono spesso mensili o più ravvicinati.

Si possono usare enzimi per evitare lo spurgo?

No come sostituzione automatica dello svuotamento. Mantenere il grasso disperso può trasferire il problema a valle; gli additivi vanno valutati separatamente dalle prestazioni UNI EN 1825.

Perché il degrassatore puzza?

Le cause comuni sono accumulo eccessivo, ventilazione errata, coperchi non ermetici, sifoni scarichi o residui nelle tubazioni. Occorre una diagnosi, non soltanto un deodorante.

Serve l’autorizzazione?

Dipende dal sistema e dal recapito. Il degrassatore può far parte di uno scarico autorizzato o regolato dal gestore, ma la sua presenza non sostituisce la pratica richiesta.

Quanto costa installarlo?

Il piccolo prodotto domestico può costare alcune centinaia di euro; posa completa e impianti professionali costano di più. Scavo, chiusini, ventilazione, pratiche e spurghi vanno preventivati separatamente.

Fonti normative, tecniche e riferimenti di mercato