Una pompa di calore può funzionare con i termosifoni esistenti, ma non in qualunque casa e non a qualsiasi condizione. Il punto non è soltanto raggiungere una temperatura dell’acqua elevata: bisogna verificare quanta potenza cedono realmente i radiatori, quanto calore perde l’edificio nei giorni più freddi e con quale rendimento la macchina riesce a coprire quel carico.

Sostituire la caldaia senza questi controlli può produrre due esiti opposti: ambienti che non raggiungono la temperatura desiderata oppure consumi elettrici molto superiori alle attese. Al contrario, un impianto ben dimensionato, con radiatori sufficientemente grandi, regolazione climatica e involucro ragionevole può lavorare bene anche senza rifare tutti i terminali.

Questa guida spiega temperature di mandata, resa dei radiatori, pompe di calore ad alta temperatura, calcolo dei consumi, soluzioni ibride, lavori necessari, costi e incentivi. L’obiettivo è arrivare a una decisione basata su misure e calcoli, non sulla semplice etichetta “compatibile con termosifoni”.

Come funziona una pompa di calore con i termosifoni

In un sistema aria-acqua la pompa di calore preleva energia dall’aria esterna e la trasferisce all’acqua dell’impianto mediante un circuito frigorifero. L’acqua raggiunge i radiatori, cede calore alle stanze e ritorna alla macchina. Sono possibili anche sorgenti geotermiche o ad acqua, ma nel residenziale esistente la soluzione aria-acqua è la più immediata da incontrare.

Il radiatore non “sa” quale generatore scalda l’acqua. Può essere alimentato da caldaia, pompa di calore o rete di teleriscaldamento; cambia però la potenza emessa al variare della temperatura. Una vecchia caldaia poteva lavorare, per esempio, con mandata a 70-75 °C. Una pompa di calore rende meglio quando le si chiede acqua meno calda.

La compatibilità è quindi un equilibrio tra tre grandezze:

  • il fabbisogno termico dell’edificio e di ogni stanza;
  • la potenza che i radiatori riescono a emettere alla temperatura scelta;
  • la potenza e l’efficienza della pompa di calore alle reali condizioni esterne e di mandata.
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Temperatura di mandata: 35, 55 o 70 °C?

Il Regolamento UE 813/2013 distingue, ai fini delle prove, l’applicazione a bassa temperatura con acqua in uscita a 35 °C e quella a temperatura media con uscita a 55 °C. Questi valori non significano che ogni impianto debba lavorare sempre a 35 o 55 °C: servono anche per confrontare le prestazioni dichiarate in condizioni definite.

Con un pavimento radiante sono spesso sufficienti temperature nell’ordine di 30-40 °C. I radiatori tradizionali possono richiedere di più, soprattutto se sono stati dimensionati per una casa non isolata e per poche ore di accensione. In un edificio migliorato o con corpi scaldanti abbondanti, 45-55 °C possono essere sufficienti per buona parte della stagione.

Le pompe di calore definite commercialmente “ad alta temperatura” possono arrivare, a seconda del modello e delle condizioni, a temperature superiori a 60 °C e talvolta nell’ordine di 70-75 °C. La temperatura massima, però, non descrive da sola convenienza e comfort: bisogna controllare potenza disponibile, COP, limiti con freddo intenso, rumore e uso dell’eventuale resistenza elettrica.

Mandata indicativa Terminale o situazione frequente Effetto sulla pompa di calore Verifica necessaria
30-40 °C Pavimento radiante o terminali molto sovradimensionati Condizioni generalmente favorevoli all’efficienza Potenza stanza per stanza e controllo della portata
40-50 °C Radiatori ampi in edificio discretamente isolato, fan coil Compromesso spesso interessante Resa reale dei radiatori e curva climatica
50-60 °C Radiatori tradizionali con carichi più elevati COP normalmente inferiore rispetto alla bassa temperatura Prestazioni della macchina con clima di progetto
Oltre 60 °C Edifici o terminali difficili da adattare Maggiore lavoro del compressore e possibile intervento ausiliario Confronto economico con riqualificazione, ibrido o nuovi terminali

ENEA ricorda che la regolazione della mandata in funzione della temperatura esterna è importante anche per le pompe di calore: chiedere inutilmente acqua più calda aumenta il consumo. La soluzione corretta non è fissare tutto l’inverno la temperatura massima, ma adottare una curva climatica tarata sull’edificio.

Perché i termosifoni rendono meno con acqua più fredda

La potenza di un radiatore dipende dalla differenza tra la sua temperatura media e quella dell’ambiente. La norma UNI EN 442 disciplina requisiti e dati di prestazione dei radiatori e convettori; i cataloghi riportano normalmente una potenza di riferimento e l’esponente necessario per correggerla in condizioni diverse.

In forma semplificata, la resa può essere stimata con:

P = P50 × (ΔT / 50)n

dove P è la potenza alle condizioni di lavoro, P50 è la potenza dichiarata con salto termico di riferimento pari a 50 K, ΔT è la differenza tra temperatura media dell’acqua e temperatura ambiente, mentre n è l’esponente caratteristico del radiatore indicato dal produttore. Non bisogna confondere questo ΔT con la differenza fra mandata e ritorno.

Esempio: un radiatore da 1.500 W a ΔT50, con esponente ipotetico 1,3, in un locale a 20 °C alimentato a 45/40 °C ha una temperatura media dell’acqua di 42,5 °C e quindi ΔT pari a 22,5 K. La stima diventa:

1.500 × (22,5 / 50)1,3 ≈ 530 W

Il risultato non dimostra che la pompa di calore non sia adatta: mostra che quel radiatore, a quelle condizioni, deve essere confrontato con la dispersione reale della stanza. Se il locale richiede 450 W può bastare; se ne richiede 1.000 W occorre aumentare temperatura o superficie emittente, ridurre le dispersioni o adottare un altro terminale.

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Il test più utile: abbassare la caldaia prima di cambiarla

Quando l’impianto esistente lo consente e il tecnico non rileva controindicazioni, una prova durante una settimana fredda offre informazioni preziose: si riduce gradualmente la mandata della caldaia, si lascia funzionare il riscaldamento con continuità e si registra se ogni ambiente mantiene il setpoint.

La prova non sostituisce il calcolo di progetto, perché meteo, apporti solari e abitudini variano. Può però far emergere radiatori insufficienti, stanze sbilanciate, valvole bloccate o la possibilità concreta di lavorare a 50-55 °C anziché a 70 °C.

Per avere dati utilizzabili bisogna:

  1. scegliere giorni rappresentativi e annotare temperatura esterna;
  2. tenere liberi i radiatori da tende e coperture;
  3. evitare forti abbassamenti notturni che richiedano rapide riprese;
  4. misurare temperatura di mandata, ritorno e ambiente;
  5. controllare tutte le stanze, non soltanto il soggiorno;
  6. far interpretare i risultati insieme al calcolo delle dispersioni.

Come si dimensiona correttamente l’impianto

La potenza non va scelta partendo dai kilowatt della vecchia caldaia. Molte caldaie sono sovradimensionate rispetto alle dispersioni e la loro potenza comprende anche la produzione rapida di acqua calda sanitaria. La UNI EN 12831-1 riguarda il calcolo del carico termico di progetto necessario a mantenere la temperatura interna nelle condizioni esterne previste.

Il tecnico calcola il carico per ogni stanza, censisce materiale, altezza, profondità e numero di elementi dei radiatori, recupera i dati del produttore o applica metodi coerenti, quindi confronta la resa alle temperature candidate. Solo dopo seleziona la pompa di calore.

La scheda della macchina va letta nelle condizioni peggiori realistiche, non soltanto nel punto favorevole aria esterna 7 °C/acqua 35 °C. Servono almeno:

  • potenza termica disponibile alla temperatura esterna di progetto;
  • COP con mandata prevista, per esempio 45, 55 o 60 °C;
  • temperatura minima di esercizio e comportamento durante lo sbrinamento;
  • potenza e logica della resistenza elettrica integrativa;
  • modulazione minima nelle mezze stagioni;
  • livello sonoro e limiti di collocazione;
  • potenza elettrica assorbita e alimentazione richiesta.

Le prove secondo la serie UNI EN 14511 consentono di dichiarare capacità e prestazioni in condizioni definite. Per l’uso reale contano anche prestazione stagionale, carichi parziali, clima e temperature dell’acqua. Un solo COP di catalogo non basta per stimare la bolletta.

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Pompa di calore ad alta temperatura: quando serve davvero

Una macchina capace di alta mandata è utile se i radiatori non possono essere sostituiti, lo spazio è limitato o l’edificio ha carichi elevati. Non è però una scorciatoia universale. Il tecnico deve verificare il rendimento proprio alle temperature elevate e con l’aria esterna fredda, situazione nella quale una pompa aria-acqua incontra contemporaneamente le condizioni più impegnative.

Prima di scegliere il modello più “caldo” conviene confrontare quattro strategie:

  • ridurre le dispersioni con interventi mirati sull’involucro;
  • aumentare o sostituire soltanto i radiatori delle stanze critiche;
  • aggiungere terminali ventilati nei locali più difficili;
  • adottare un sistema bivalente o ibrido se il clima e l’edificio lo giustificano.

Spesso pochi interventi sui terminali consentono di abbassare la mandata di diversi gradi e migliorare il rendimento per tutta la vita dell’impianto. L’isolamento termico interno può aiutare dove l’esterno non è praticabile, ma va progettato considerando ponti termici e condensa.

Impianto monovalente, bivalente o ibrido

Configurazione Come copre il carico Quando valutarla Criticità
Pompa di calore monovalente Copre da sola il fabbisogno previsto Edificio e terminali compatibili, progetto completo Dimensionamento invernale, sbrinamento e potenza elettrica
Pompa con resistenza ausiliaria La resistenza integra in condizioni definite Picchi limitati o emergenza Consumo elevato se l’ausiliario interviene troppo spesso
Sistema bivalente Pompa di calore e altro generatore si alternano o integrano Climi rigidi o impianti difficili da convertire subito Regolazione, manutenzione e doppio vettore energetico
Sistema ibrido di fabbrica Pompa e caldaia integrate da un controllo comune Retrofit con radiatori e fabbisogni variabili Non garantisce risparmio senza corretta logica economica e climatica

“Ibrido” non significa semplicemente lasciare una vecchia caldaia accanto a una nuova pompa. Un sistema coordinato decide quale generatore usare in funzione di temperatura esterna, richiesta, rendimento e impostazioni. La soglia di commutazione va tarata sui costi energetici e sulle prestazioni reali.

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Accumulo inerziale: è sempre necessario?

Il puffer tecnico può aumentare il volume d’acqua, separare circuiti, stabilizzare la portata e limitare cicli troppo brevi. Non è però un componente obbligatorio in ogni impianto. Una macchina ben modulante collegata a una rete con volume e portata adeguati può richiedere uno schema diverso.

Un accumulo sovradimensionato occupa spazio e disperde calore; uno schema idraulico errato può alzare inutilmente la temperatura o ridurre l’efficienza. La decisione dipende da volume minimo richiesto dal costruttore, zone, valvole termostatiche, defrost, separazione idraulica e produzione di acqua calda sanitaria.

L’accumulo per acqua tecnica non va confuso con il bollitore sanitario. Quest’ultimo contiene o prepara acqua destinata agli usi domestici e richiede temperature, cicli e protezioni specifiche.

Quanto consuma con i radiatori

Il consumo elettrico stagionale può essere stimato dividendo il calore utile richiesto dall’edificio per lo SCOP effettivo dell’impianto:

Energia elettrica = fabbisogno termico / SCOP

Se l’abitazione richiede 10.000 kWh termici per la stagione e il sistema raggiunge SCOP 3, il consumo attribuibile alla pompa è circa 3.333 kWh elettrici. Con SCOP 2,2 diventerebbe circa 4.545 kWh. Sono stime illustrative: vanno aggiunti o corretti acqua calda, pompe, ausiliari, resistenza, sbrinamenti e condizioni d’uso.

Con un prezzo ipotetico tutto compreso di 0,30 euro/kWh, i due esempi corrispondono rispettivamente a circa 1.000 e 1.364 euro. Il costo reale si calcola con la propria tariffa, le fasce, i consumi complessivi e gli eventuali costi fissi; non è corretto usare un prezzo nazionale unico.

Per capire se conviene rispetto al gas bisogna confrontare il costo di un kWh termico utile. Per l’elettricità si divide il prezzo del kWh per il COP o SCOP; per il combustibile si considerano potere calorifico, rendimento stagionale e tutte le componenti della bolletta. Fotovoltaico e autoconsumo possono ridurre una parte dei prelievi, ma in inverno produzione solare e massimo fabbisogno non coincidono.

Fattore Effetto possibile Come intervenire
Mandata troppo alta Riduzione del COP Curva climatica, terminali più grandi, isolamento
Macchina sovradimensionata Cicli brevi nelle mezze stagioni Verificare modulazione minima e volume d’acqua
Macchina sottodimensionata Uso frequente della resistenza o mancato comfort Calcolo del carico e strategia bivalente
Impianto sporco o sbilanciato Portate insufficienti e stanze fredde Lavaggio motivato, filtri e bilanciamento
Forti spegnimenti notturni Ripartenza ad alta temperatura Regime più continuo e regolazione corretta
Resistenza non controllata Aumento rapido dei consumi Impostare soglie e monitorare le ore di intervento

Cosa controllare nell’impianto esistente

La conversione coinvolge più della sola macchina. Una rete nata decenni fa può funzionare bene, ma va ispezionata. Fanghi, magnetite, valvole bloccate e diametri insufficienti limitano la portata richiesta; perdite e isolamento scarso nei locali non riscaldati aumentano le dispersioni.

Il sopralluogo dovrebbe includere:

  • censimento dei radiatori e delle relative potenze;
  • schema di distribuzione, diametri e materiale delle tubazioni;
  • circolatore, perdite di carico e bilanciamento;
  • stato dell’acqua, filtri e presenza di magnetite;
  • valvole termostatiche e necessità di bypass o portata minima;
  • spazio per unità esterna, modulo interno e bollitore;
  • linea elettrica, potenza impegnata e protezioni;
  • scarico della condensa e acqua di sbrinamento;
  • rumore verso camere, confini e vicini.

Il lavaggio dell’impianto di riscaldamento va deciso sulla base dello stato reale, non eseguito come automatismo. Dopo la conversione servono riempimento con acqua idonea, sfiato, bilanciamento e collaudo alle portate previste.

Rumore e posizione dell’unità esterna

Una pompa aria-acqua dispone di ventilatore e compressore. Il dato di potenza sonora non coincide con la pressione sonora percepita a una certa distanza; confrontare numeri presi da righe diverse delle schede tecniche porta a errori.

L’unità deve ricevere aria senza ricircolo, restare accessibile e scaricare correttamente l’acqua prodotta durante lo sbrinamento. Nicchie, cortili chiusi e angoli possono amplificare il suono. La posizione va valutata rispetto a finestre proprie e altrui, confini, regolamento comunale e condominio.

Supporti antivibranti e collegamenti flessibili aiutano, ma non correggono una collocazione sbagliata. Anche l’impatto visivo sulla facciata e gli eventuali vincoli devono essere verificati prima dell’acquisto.

Serve una pratica edilizia?

La sostituzione del generatore e gli interventi impiantistici interni non richiedono automaticamente un titolo edilizio. La valutazione cambia se si realizzano basamenti, nuove aperture, tracce rilevanti, strutture, opere sulla facciata o interventi in edificio vincolato. In base al caso e alle regole locali può servire una CILA o un’altra autorizzazione.

Gli impianti di riscaldamento e climatizzazione ricadono nel D.M. 37/2008: installazione e trasformazione devono essere affidate a impresa abilitata, con progetto quando previsto e dichiarazione di conformità finale. Devono inoltre essere aggiornati libretto e documentazione dell’impianto e rispettati gli obblighi regionali di catasto, manutenzione e controllo.

Pompa di calore e termosifoni in condominio

In un appartamento con impianto autonomo bisogna verificare collocazione dell’unità esterna, facciata, rumore, scarichi, strutture e parti comuni. La comunicazione all’amministratore non sostituisce eventuali autorizzazioni, ma evita che il lavoro venga scoperto a posa avvenuta.

Con impianto centralizzato il singolo condomino non può sostituire il generatore comune. La conversione va progettata sull’intero edificio, includendo colonne, bilanciamento, contabilizzazione, terminali e potenza elettrica. Se i radiatori appartengono alle unità private, il progetto deve comunque verificare la resa minima richiesta in ciascun alloggio.

Il distacco dall’impianto centralizzato è un tema diverso e richiede una valutazione specifica degli squilibri e degli aggravi di spesa; non va considerato una conseguenza automatica dell’installazione della pompa di calore.

Costi indicativi nel 2026

Il prezzo dipende da potenza, temperatura, bollitore, opere elettriche e idrauliche, numero di radiatori da modificare e difficoltà di posa. Gli intervalli sono orientativi, IVA e lavori straordinari esclusi dove non indicato.

Voce Intervallo indicativo Cosa incide
Pompa aria-acqua residenziale Circa 6.000-13.000 euro Potenza, temperatura, monoblocco/split, marca e accessori
Bollitore e componenti idraulici Circa 1.500-4.000 euro Volume, qualità, valvole, separazione e accumulo tecnico
Installazione e adeguamenti Circa 2.500-7.000 euro Rimozione caldaia, tubazioni, elettrico, basamento e avviamento
Sostituzione o aumento radiatore Circa 300-1.000 euro per punto Materiale, dimensioni, valvole, modifiche e finiture
Progetto e diagnosi Circa 800-3.000 euro Dimensione edificio, rilievo, pratiche e complessità
Intervento completo tipico Circa 12.000-25.000 euro o più Numero di terminali, ACS, potenza elettrica e opere accessorie

Un preventivo attendibile separa macchina, bollitore, componenti, terminali, elettrico, manodopera, opere, pratiche, messa in servizio e manutenzione. Il modello più costoso non è automaticamente quello che consuma meno nel proprio edificio.

Ecobonus o Conto Termico 3.0

Nel 2026 la sostituzione dell’impianto con una pompa di calore può accedere, al ricorrere dei requisiti, alle detrazioni fiscali oppure al Conto Termico 3.0 disciplinato dal D.M. 7 agosto 2025. Requisiti tecnici, soggetti, spese, aliquote, massimali e cumulabilità sono diversi; non bisogna scegliere l’incentivo soltanto dalla percentuale pubblicizzata.

Per il Conto Termico, il GSE usa la potenza nominale dichiarata secondo le condizioni previste dai regolamenti Ecodesign. Per Ecobonus sono richiesti requisiti e documentazione ENEA. I costi dei radiatori e delle opere connesse devono avere un nesso tecnico con l’intervento e risultare correttamente documentati.

Checklist prima di firmare il preventivo

  1. Ottenere il carico termico dell’edificio e delle singole stanze.
  2. Censire i radiatori e calcolarne la resa alle nuove temperature.
  3. Provare, quando possibile, l’impianto esistente con mandata ridotta.
  4. Leggere potenza e COP della macchina alle condizioni di progetto.
  5. Verificare sbrinamento, resistenza, temperatura bivalente e modulazione minima.
  6. Controllare tubazioni, portate, acqua, filtri, valvole e bilanciamento.
  7. Dimensionare separatamente acqua calda sanitaria e relativo bollitore.
  8. Verificare potenza elettrica, linea, protezioni e spazio disponibile.
  9. Valutare rumore, condensa, vicini, condominio e vincoli.
  10. Confrontare monovalente, ibrido, nuovi terminali e isolamento.
  11. Definire prima dei pagamenti incentivo e documenti necessari.
  12. Richiedere progetto, dichiarazione di conformità, libretto e collaudo.

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Domande frequenti

La pompa di calore funziona con i vecchi termosifoni?

Può funzionare, ma occorre confrontare la resa dei radiatori alla nuova temperatura con il carico di ogni stanza. Età e materiale da soli non determinano la compatibilità.

Quale temperatura serve per i radiatori?

Non esiste un valore universale. In case e impianti favorevoli possono bastare 45-55 °C; edifici più disperdenti o radiatori piccoli possono richiedere temperature maggiori o interventi correttivi.

Una pompa di calore ad alta temperatura consuma molto?

Il consumo dipende da macchina, clima e impianto. In generale, aumentare la temperatura richiesta riduce l’efficienza: bisogna leggere COP e potenza proprio alle condizioni previste.

Devo sostituire tutti i radiatori?

Non necessariamente. Il calcolo può mostrare che bastano quelli esistenti, che sono critiche solo alcune stanze o che conviene aumentare pochi corpi scaldanti.

Come posso sapere prima se la casa resterà calda?

Servono calcolo delle dispersioni e verifica della resa dei terminali. Una prova invernale con la caldaia a mandata ridotta può integrare, ma non sostituire, il progetto.

È meglio lasciare accesi i radiatori più a lungo?

La pompa di calore lavora spesso meglio in modo continuo e con temperatura più bassa rispetto a brevi accensioni ad alta mandata. Orari e curva climatica vanno però adattati all’edificio.

Serve sempre un puffer?

No. Dipende da volume d’acqua, portata minima, modulazione, zone e schema idraulico. Va dimensionato dal progettista e non aggiunto automaticamente.

La resistenza elettrica integrata è un problema?

È utile per emergenza o picchi limitati. Diventa costosa se copre frequentemente una parte importante del fabbisogno; soglie e ore di funzionamento vanno controllate.

Con il fotovoltaico il riscaldamento diventa gratuito?

No. Il fotovoltaico può ridurre i prelievi, ma la produzione invernale e il fabbisogno non coincidono sempre. Restano investimento, rete, accumulo eventuale e consumi notturni.

Quale incentivo conviene nel 2026?

Dipende da soggetto, edificio, macchina, spese e capacità fiscale. Ecobonus e Conto Termico 3.0 hanno regole e tempi differenti e non si scelgono soltanto confrontando percentuali nominali.

Fonti normative e tecniche