Nuove regole su IVA, iper-ammortamento, concordato preventivo e crediti energetici cambiano il quadro fiscale 2026 per imprese e professionisti dell’edilizia, mentre altre misure restano marginali.

La legge di conversione del Decreto Legge n. 38/2026, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 22 maggio 2026 con la legge n. 88/2026, introduce numerose modifiche fiscali ed economiche. Tuttavia, non tutte le misure hanno un impatto concreto per imprese, professionisti tecnici, società edili e operatori del comparto immobiliare.
Ma quali sono le vere novità che imprese edili, tecnici e partite IVA devono conoscere? Quali misure possono incidere concretamente su investimenti, fiscalità e gestione aziendale? E soprattutto: cosa cambia davvero dal 2026?
Sommario
Uno degli interventi più importanti riguarda il trattamento IVA delle operazioni permutative, tema particolarmente rilevante anche nel settore immobiliare ed edilizio.
La nuova disciplina modifica l’articolo 13 del DPR 633/1972 stabilendo che la base imponibile IVA nelle permute sarà costituita dal valore monetario dei beni o servizi stabilito nel contratto. Tuttavia, il valore non potrà essere inferiore ai costi complessivamente sostenuti dalle parti.
Si tratta di una modifica significativa soprattutto nelle operazioni immobiliari complesse, nelle cessioni con opere a scomputo e nelle permute tra terreni e immobili da costruire.
La norma si applicherà ai contratti stipulati o rinnovati dal 1° gennaio 2026, facendo comunque salvi i comportamenti adottati secondo la disciplina precedente.
Advertisement - PubblicitàTra le misure più interessanti per le imprese del comparto costruzioni c’è l’intervento sull’iper-ammortamento.
Il decreto elimina infatti il vincolo che subordinava l’agevolazione all’acquisto di beni prodotti nell’Unione Europea o nello Spazio Economico Europeo. Dal 1° gennaio 2026 potranno quindi beneficiare della maggiorazione anche beni strumentali provenienti da Paesi extra UE.
Per le imprese edili questo significa maggiore libertà nell’acquisto di:
Una modifica che amplia concretamente il perimetro delle spese agevolabili e potrebbe favorire nuovi investimenti nel settore.
Il decreto introduce anche modifiche al concordato preventivo biennale, tema che interessa direttamente professionisti tecnici, imprese e partite IVA.
Con il nuovo articolo 7-bis vengono fissati limiti massimi alla proposta di reddito concordato:
Slitta inoltre al 31 ottobre 2026 il termine per aderire al concordato relativo al biennio 2026-2027.
La misura punta a rendere più sostenibili le proposte elaborate dal Fisco, evitando incrementi considerati eccessivi rispetto ai redditi dichiarati negli anni precedenti.
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Advertisement - PubblicitàParticolarmente rilevanti anche le modifiche collegate al Piano Transizione 5.0.
Il decreto aumenta infatti i benefici per le imprese che investono in:
Per il settore edilizio e industriale si tratta di una misura strategica, soprattutto per aziende che stanno investendo in sostenibilità energetica e riduzione dei costi operativi.
Il contributo aggiuntivo potrà arrivare fino a decine di milioni di euro tra il 2026 e il 2028.
Tra le modifiche introdotte durante la conversione del decreto compare anche la possibilità di estendere la cosiddetta “rottamazione quinquies” ai debiti con enti territoriali come Comuni e Regioni.
La scelta sarà però rimessa ai singoli enti locali, che potranno decidere autonomamente modalità e adesione alla definizione agevolata.
Una novità che potrebbe interessare molte imprese con posizioni aperte relative a tributi locali, Tari, Imu o altre entrate comunali.




