Dal 1° gennaio l’accesso ai bonus sociali per luce, gas, acqua e rifiuti cambia leggermente, ma non senza polemiche. L’aggiornamento della soglia ISEE deciso da ARERA porta il limite per le famiglie in difficoltà economica da 9.530 a 9.796 euro, mentre resta fermo a 20.000 euro il tetto previsto per i nuclei con almeno quattro figli a carico.

Un aumento minimo che, secondo molte associazioni dei consumatori, non tiene il passo con il costo della vita e con il fenomeno sempre più diffuso della povertà energetica.

Ma quali sono oggi i requisiti reali per ottenere le agevolazioni sulle bollette? E soprattutto, quanto incidono davvero questi bonus sulle spese delle famiglie italiane?

La nuova soglia ISEE: cosa cambia davvero dal 1° Gennaio

L’aggiornamento della soglia ISEE rappresenta uno dei primi atti del nuovo Collegio di ARERA, presieduto da Nicola Dell’Acqua e nominato dal Consiglio dei ministri il 4 dicembre scorso.

Nel dettaglio, il limite per accedere ai bonus sociali è stato portato a 9.796 euro, con un incremento di appena 266 euro, pari a un aumento del 2,79% rispetto alla precedente soglia di 9.530 euro. Rimane invece invariato il tetto di 20.000 euro per le famiglie numerose con almeno quattro figli a carico.

Un adeguamento che, pur essendo previsto dalla normativa, appare estremamente contenuto se confrontato con l’andamento dei prezzi e con l’aumento delle spese energetiche degli ultimi anni. Non a caso, secondo l’aggiornamento fornito dall’Autorità, il calcolo si basa sull’andamento medio dell’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati nel triennio di riferimento, come stabilito dal decreto del Ministero dello Sviluppo Economico del 29 dicembre 2016.

In termini pratici, però, l’effetto per i cittadini è limitato: molte famiglie che si trovano poco sopra la soglia restano escluse dalle agevolazioni, pur vivendo una condizione di reale difficoltà economica.

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Le critiche delle associazioni dei consumatori

L’aumento della soglia ISEE non ha convinto le principali associazioni dei consumatori, che hanno giudicato l’intervento insufficiente rispetto alle difficoltà reali delle famiglie italiane.

Per l’Unione Nazionale Consumatori, l’adeguamento deciso dall’Autorità rappresenta un passo avanti solo formale. Secondo l’associazione, si tratta di un incremento “misero, ridicolo e del tutto inadeguato”, incapace di intercettare la platea crescente di cittadini in difficoltà nel pagamento delle bollette.

Ancora più netta la posizione di Federconsumatori, che sottolinea come soglie e importi restino troppo bassi per contrastare seriamente la povertà energetica, un fenomeno che continua ad ampliarsi anche tra famiglie con redditi medio-bassi.

Sulla stessa linea anche Assoutenti, secondo cui l’attuale sistema di bonus non garantisce nemmeno i consumi minimi essenziali, soprattutto per i nuclei più numerosi o per chi vive in abitazioni energivore.

Il punto critico evidenziato da tutte le associazioni è lo stesso: l’aggiornamento delle soglie, così com’è strutturato, non tiene conto dell’impatto reale dell’inflazione e dell’aumento dei costi fissi che gravano sui bilanci familiari.

Quanti sono i beneficiari e come funzionano i bonus in bolletta

Nonostante i limiti evidenziati, i bonus sociali continuano a rappresentare un sostegno importante per milioni di famiglie. Secondo i dati forniti da ARERA, nel 2024 i bonus elettrico e gas sono stati erogati a 4.521.464 nuclei familiari.

Numeri significativi, che però non includono i bonus relativi al servizio idrico e ai rifiuti, per i quali non sono ancora disponibili dati consolidati a livello nazionale.

Gli sconti vengono applicati automaticamente in bolletta, senza necessità di presentare domande specifiche, a condizione che il nucleo familiare presenti la Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU) all’INPS per ottenere l’attestazione ISEE.

I requisiti vengono poi verificati attraverso il Sistema Informativo Integrato, la banca dati che raccoglie le informazioni sulle forniture di energia elettrica e gas, oppure direttamente dal gestore idrico per quanto riguarda l’acqua.

Dal punto di vista temporale, il bonus non è immediato: lo sconto compare in bolletta dopo circa 3-4 mesi dalla data di attestazione ISEE e il suo valore varia in base al numero di componenti del nucleo familiare.

Questo meccanismo automatico ha semplificato l’accesso alle agevolazioni, ma resta il problema di fondo: molte famiglie, pur in difficoltà, rimangono escluse a causa di soglie considerate troppo basse.

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Quanto valgono gli sconti su luce, gas, acqua e rifiuti

L’entità del bonus sociale varia a seconda del servizio e viene calcolata secondo criteri stabiliti dall’Autorità, con l’obiettivo di garantire una riduzione concreta delle spese essenziali.

Per quanto riguarda l’energia elettrica, lo sconto corrisponde a circa il 30% della spesa dell’utente medio, calcolata al lordo delle imposte. Si tratta quindi di un taglio significativo, soprattutto per i nuclei con consumi standard e contratti domestici residenti.

Sul gas naturale, invece, la riduzione è pari a circa il 15% della spesa media, ma al netto delle imposte. In questo caso l’importo del bonus può variare sensibilmente in base alla zona climatica e al numero dei componenti del nucleo familiare.

Per il servizio idrico, il meccanismo è diverso: il bonus garantisce la fornitura gratuita di 50 litri di acqua al giorno per ogni componente della famiglia, coprendo i costi di acquedotto, fognatura e depurazione. Una quantità considerata sufficiente a soddisfare i bisogni essenziali quotidiani.

Infine, sul fronte rifiuti, è previsto uno sconto del 25% sulla Tari (tariffa corrispettiva) dovuta, applicato direttamente dal Comune o dal gestore del servizio.

Le agevolazioni sono cumulabili: una stessa famiglia può beneficiare contemporaneamente di più bonus, purché in possesso dei requisiti ISEE previsti.

Le richieste al governo e il confronto con il passato

Secondo le associazioni dei consumatori, il problema non è solo l’entità dell’aumento, ma l’impostazione complessiva del sistema. Come osserva Marco Vignola, vicepresidente dell’Unione Nazionale Consumatori, il Governo avrebbe dovuto ripristinare le soglie più alte introdotte durante l’esecutivo guidato da Mario Draghi, che avevano innalzato il tetto ISEE da 9.530 a 15.000 euro.

Secondo Vignola, inoltre, sarebbe necessario introdurre soglie intermedie tra quella minima e quella prevista per le famiglie con almeno quattro figli, così da evitare brusche esclusioni per chi supera di poco i limiti attuali.

Altro punto centrale riguarda i meccanismi di assegnazione del bonus, che dovrebbero essere maggiormente commisurati agli effettivi consumi e non basarsi solo su valori medi. Un criterio che permetterebbe di rendere le agevolazioni più eque e aderenti alle reali esigenze dei nuclei familiari, soprattutto in un contesto economico ancora segnato dall’aumento dei costi energetici.