Ospitare una persona in una casa popolare non è vietato in assoluto, ma l’assegnatario non può trattare l’alloggio ERP come un’abitazione privata di sua proprietà. A seconda della durata e delle regole regionali può essere sufficiente una comunicazione oppure può servire un’autorizzazione preventiva del Comune, dell’ATER o dell’ente gestore.

Non esiste però un’unica procedura valida in tutta Italia. L’edilizia residenziale pubblica è disciplinata da leggi regionali, regolamenti e contratti di locazione che possono prevedere termini, documenti, controlli e conseguenze differenti. I limiti di 30 giorni e due anni spesso citati online derivano, in particolare, dalla normativa del Veneto e non devono essere applicati automaticamente a ogni alloggio ERP italiano.

Prima di accogliere stabilmente un ospite conviene quindi verificare il regolamento dell’ente che gestisce l’alloggio. La semplice ospitalità, l’ampliamento del nucleo familiare, il subentro nell’assegnazione e la sublocazione sono situazioni molto diverse: confonderle può comportare maggiorazioni del canone, sanzioni e, nei casi più gravi, la decadenza dall’assegnazione.

Ospite in un alloggio ERP: la risposta in breve

La procedura dipende dalla natura della permanenza. Questa distinzione consente di capire quale richiesta rivolgere all’ente gestore.

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Situazione Che cosa significa Adempimento da verificare Effetti per l’ospite
Ospitalità breve Permanenza temporanea senza ingresso stabile nel nucleo Comunicazione secondo termini e modalità regionali o dell’ente Non attribuisce automaticamente diritti sull’alloggio
Ospitalità prolungata Permanenza che supera il limite previsto dal regolamento Di regola istanza preventiva e autorizzazione dell’ente Resta un ospite e può essere dovuta un’indennità
Ampliamento del nucleo Ingresso stabile di una persona nel nucleo assegnatario Procedura specifica, verifica dei requisiti e autorizzazione Può incidere su ISEE, canone e futuro subentro
Subentro Continuazione dell’assegnazione dopo decesso, abbandono o altro evento previsto Domanda e controllo dei requisiti stabiliti dalla legge regionale Può trasferire il rapporto solo se ricorrono tutte le condizioni
Sublocazione o cessione Disponibilità dell’alloggio concessa a terzi, spesso dietro corrispettivo Generalmente vietata Può determinare decadenza e rilascio dell’alloggio
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Perché le regole cambiano da Regione a Regione

Il DPR 616/1977, articolo 95, attribuisce ai Comuni le funzioni amministrative relative all’assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica, salvo gli alloggi statali destinati a dipendenti civili e militari per esigenze di servizio. Nel tempo le Regioni hanno disciplinato accesso, gestione, canoni, ampliamento del nucleo, ospitalità e decadenza con norme proprie.

Per questo una guida nazionale può indicare il metodo corretto, ma non può sostituire la lettura della disciplina applicabile al singolo alloggio. L’assegnatario deve controllare almeno quattro elementi:

  • la Regione in cui si trova l’immobile;
  • il regolamento del Comune, dell’ATER o dell’ente proprietario;
  • il contratto di locazione e il regolamento consegnati con l’alloggio;
  • il modulo previsto per comunicazione, ospitalità prolungata o ampliamento del nucleo.

La richiesta va presentata all’ente indicato nel contratto o nella modulistica. Se l’alloggio è comunale ma la gestione è stata delegata all’ATER, sarà normalmente quest’ultima a ricevere la pratica. In caso di dubbio è prudente chiedere una risposta scritta prima dell’arrivo dell’ospite, soprattutto se la permanenza non sarà occasionale.

Le regole del Veneto: ospitalità fino a 30 giorni

Il caso più noto è quello disciplinato dall’articolo 40 della Legge regionale Veneto 39/2017. La norma consente l’ospitalità temporanea di persone estranee al nucleo familiare per un periodo non superiore a 30 giorni.

Per la permanenza breve non si parla di autorizzazione preventiva. Se l’ospite rimane oltre le prime 72 ore, l’assegnatario o un componente del nucleo deve comunicarne la presenza. La mancata comunicazione comporta, secondo la legge veneta, una sanzione da 50 a 150 euro per ciascun ospite non dichiarato.

Il limite va letto insieme al Regolamento regionale Veneto 4/2018: quando si superano i 30 giorni, anche non consecutivi nell’arco dello stesso anno solare, è necessaria una domanda preventiva. Non è quindi corretto azzerare il conteggio facendo uscire l’ospite per pochi giorni e poi facendolo rientrare.

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Ospitalità oltre 30 giorni: domanda prima dell’arrivo

In Veneto chi intende ospitare una persona oltre il limite breve deve presentare l’istanza all’ente proprietario o delegato prima che l’ospitalità abbia inizio. Il regolamento assegna all’ente 30 giorni per decidere e prevede due controlli espressi:

  • l’assenza di morosità dell’assegnatario;
  • l’assenza di sovrautilizzo, cioè di un numero di occupanti incompatibile con le dimensioni dell’alloggio.

L’ospitalità autorizzata può durare fino a due anni. È possibile una proroga quando ricorrono oggettive esigenze di assistenza o un altro motivo giustificato, da documentare. L’autorizzazione può comunque essere revocata per gravi e giustificati motivi.

La permanenza autorizzata comporta un’indennità di occupazione. Il regolamento veneto la quantifica nel 5% del reddito complessivo annuo lordo dell’ospite, risultante dalla dichiarazione dei redditi dell’anno precedente, con un minimo di 40 euro al mese. Questa è una regola specifica del Veneto: altrove importi e criteri possono essere differenti.

Il caso della persona che presta assistenza

La coabitazione di una badante o di un’altra persona che presta attività lavorativa di assistenza segue una disciplina distinta. In Veneto è ammessa senza limite temporale, previa comunicazione motivata e documentata e dopo la verifica dell’ente. Il rapporto di lavoro o di impiego deve essere effettivo; la coabitazione non inserisce l’assistente nel nucleo assegnatario, non crea diritti di subentro e non comporta l’indennità prevista per l’ospitalità ordinaria.

Quando termina la necessità di assistenza o cessa il rapporto di lavoro, l’assegnatario deve comunicarlo e la coabitazione deve cessare.

Quando si paga il bollo da 16 euro

L’Agenzia delle Entrate, risposta 298/2023, ha esaminato proprio le istanze rivolte a un ente che svolge funzioni amministrative nella gestione di alloggi ERP veneti. Secondo l’Agenzia, la domanda diretta a ottenere l’autorizzazione è soggetta all’imposta di bollo di 16 euro per ogni foglio; anche il successivo provvedimento di autorizzazione è soggetto al bollo.

La conclusione si fonda sugli articoli 3 e 4 della Tariffa, Parte I, allegata al DPR 642/1972: il primo riguarda le istanze rivolte alla pubblica amministrazione per ottenere un provvedimento, il secondo gli atti e provvedimenti rilasciati a chi li ha richiesti.

Il chiarimento non significa che qualunque comunicazione di un ospite debba avere due marche da bollo. La comunicazione della presenza breve e l’istanza finalizzata a ottenere un’autorizzazione non sono la stessa cosa. Bisogna seguire il modulo dell’ente e verificare se si tratta di una semplice comunicazione, di una domanda in bollo o di una pratica esente per una disposizione specifica.

Il pagamento può avvenire con contrassegno, bollo virtuale o altra modalità indicata dall’amministrazione. Nelle procedure telematiche non va acquistata una marca cartacea senza prima leggere le istruzioni: l’ente può richiedere un pagamento elettronico o un codice identificativo da inserire nella domanda.

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Ospitalità, residenza e ampliamento del nucleo non sono equivalenti

Una persona ospitata temporaneamente non diventa per questo assegnataria. Nel sistema veneto il regolamento afferma espressamente che l’ospite non acquista la qualifica di assegnatario né un diritto al subentro. Anche una lunga permanenza autorizzata non equivale quindi all’ingresso nel nucleo titolare dell’alloggio.

L’ampliamento del nucleo familiare è una procedura diversa. Può essere previsto, ad esempio, per determinate unioni familiari, affidamenti o rientri di componenti, ma richiede una domanda specifica e il controllo dei requisiti. Se autorizzato può modificare l’ISEE-ERP, il canone e, nei casi stabiliti dalla normativa, la posizione del nuovo componente rispetto a un futuro subentro.

Anche la richiesta di residenza anagrafica non deve essere usata per aggirare il regolamento ERP. L’iscrizione anagrafica fotografa la dimora abituale, ma non sostituisce l’autorizzazione dell’ente, non sana un’ospitalità irregolare e non attribuisce da sola il diritto all’assegnazione. Prima di chiedere la residenza dell’ospite è opportuno coordinare la pratica anagrafica con quella dell’ente gestore.

Quali documenti possono essere richiesti

La modulistica varia, ma per una domanda di ospitalità prolungata vengono normalmente richiesti:

  • dati e documento di identità dell’assegnatario;
  • dati anagrafici e documento dell’ospite;
  • indirizzo e identificazione dell’alloggio ERP;
  • data di inizio e durata prevista della permanenza;
  • motivo dell’ospitalità e documenti che lo dimostrano;
  • situazione reddituale dell’ospite, se necessaria per calcolare l’indennità;
  • dichiarazioni sul rapporto tra ospite e nucleo;
  • documentazione del rapporto di lavoro, se si tratta di assistenza;
  • ricevuta del bollo o identificativo del pagamento, quando dovuto.

È utile conservare la domanda protocollata, le ricevute e il provvedimento. Una semplice email senza conferma di consegna potrebbe non dimostrare che l’ente ha ricevuto la comunicazione. Se la normativa richiede un’autorizzazione preventiva, il silenzio dell’amministrazione non va interpretato automaticamente come consenso, salvo che il procedimento applicabile lo preveda espressamente.

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Ospite straniero: c’è anche la comunicazione entro 48 ore

Quando la persona ospitata è un cittadino non appartenente all’Unione europea o un apolide, alle regole ERP si aggiunge l’obbligo previsto dall’articolo 7 del D.Lgs. 286/1998. Chi dà alloggio o ospita deve inviare entro 48 ore una comunicazione scritta all’autorità locale di pubblica sicurezza, indicando generalità, estremi del documento, ubicazione dell’immobile e titolo dell’ospitalità.

Questo adempimento è autonomo: la comunicazione alla Questura, al Commissariato o al Comune competente non sostituisce quella dovuta all’ATER, e l’autorizzazione ERP non sostituisce la comunicazione di pubblica sicurezza. Occorre quindi completare entrambe, quando applicabili.

Che cosa rischia l’assegnatario in caso di ospitalità irregolare

Le conseguenze non sono uguali in tutte le Regioni. Possono comprendere una sanzione amministrativa, un’indennità maggiorata, la diffida ad allontanare l’ospite e l’avvio del procedimento di decadenza. La gravità aumenta quando la situazione non è più una vera ospitalità ma nasconde una cessione o sublocazione dell’alloggio.

In Veneto, se viene accertato un ospite non autorizzato, il Comune o l’ATER diffida l’assegnatario ad allontanarlo entro 15 giorni. Trascorso inutilmente il termine, la legge prevede una sanzione mensile da 258 a 516 euro; inoltre può configurarsi una cessione parziale dell’alloggio, con decadenza dall’assegnazione. Il regolamento prevede anche un’indennità di occupazione calcolata sul valore massimo OMI aumentato del 20% nei casi di ospitalità non autorizzata diversi da quelli espressamente disciplinati.

La sublocazione, il prestito dell’intero alloggio a terzi o la richiesta di denaro all’ospite sono condotte particolarmente rischiose. Gli alloggi ERP sono assegnati per soddisfare il bisogno abitativo del nucleo ammesso: l’assegnatario non può ricavarne un’utilità economica né trasferire ad altri la disponibilità dell’immobile.

Tre esempi pratici

Un parente rimane per una settimana

È normalmente un’ospitalità breve. In Veneto, se la presenza prosegue oltre 72 ore, deve essere comunicata all’ente; in un’altra Regione occorre verificare il termine locale. Non si tratta di ampliamento del nucleo se la persona mantiene altrove la propria vita abituale e non chiede di entrare stabilmente nell’alloggio.

Un figlio adulto torna a vivere stabilmente con il genitore assegnatario

Non basta qualificare la situazione come ospitalità. Potrebbe essere necessario chiedere l’ampliamento del nucleo, dimostrare i requisiti e aggiornare l’ISEE. Il rientro non dà automaticamente diritto al futuro subentro: condizioni e tempi dipendono dalla legge regionale.

Una badante si trasferisce nell’alloggio

Va usata la procedura prevista per la coabitazione finalizzata all’assistenza, allegando il contratto o la documentazione del rapporto di lavoro. In Veneto la coabitazione autorizzata non comporta indennità, ingresso nel nucleo o diritti sull’alloggio; la cessazione del rapporto deve essere comunicata.

La procedura prudente da seguire

  1. Individuare l’ente che gestisce l’alloggio e recuperare contratto e regolamento.
  2. Chiarire se la permanenza è breve, prolungata, stabile o legata all’assistenza.
  3. Contare anche i periodi non consecutivi, se il regolamento li cumula.
  4. Scaricare il modulo corretto e verificare bollo, allegati e modalità di invio.
  5. Presentare l’istanza prima dell’arrivo quando serve un’autorizzazione preventiva.
  6. Attendere il provvedimento senza presumere che il mancato riscontro equivalga ad assenso.
  7. Comunicare eventuali proroghe, variazioni o cessazione dell’ospitalità.
  8. Se l’ospite è extra-UE o apolide, effettuare anche la comunicazione di pubblica sicurezza entro 48 ore.

Quando l’ente contesta una presenza non autorizzata, è importante non ignorare la diffida. La risposta deve essere presentata nei termini, allegando comunicazioni già inviate, documenti e ragioni della permanenza. Se è prospettata la decadenza dall’alloggio, è consigliabile rivolgersi subito a un legale o a un’associazione competente in materia abitativa.

Domande frequenti

Posso ospitare il partner in una casa popolare?

Sì, ma durata e carattere della convivenza determinano la procedura. Una visita temporanea può richiedere solo una comunicazione; una convivenza stabile può rendere necessaria la domanda di ampliamento del nucleo. Va consultato il regolamento dell’ente.

Serve sempre l’autorizzazione per un ospite?

No. In alcune discipline l’ospitalità breve è consentita con una semplice comunicazione. L’autorizzazione preventiva diventa necessaria quando si supera la durata prevista o quando la persona deve entrare stabilmente nel nucleo.

La regola dei 30 giorni vale in tutta Italia?

No. È prevista dalla legge del Veneto esaminata in questa guida. Altre Regioni e altri enti possono stabilire limiti e procedure differenti.

L’ospite può chiedere la residenza?

La residenza dipende dalla dimora abituale, ma la pratica anagrafica non sostituisce gli adempimenti ERP e non attribuisce diritti sull’alloggio. Prima di procedere bisogna verificare la regolarità della permanenza con l’ente gestore.

L’ospite entra automaticamente nell’ISEE?

Non necessariamente. L’ISEE dipende dalla famiglia anagrafica e dalle regole del DPCM 159/2013, mentre l’ospitalità ERP è una qualifica amministrativa diversa. Una convivenza stabile o un ampliamento autorizzato possono però modificare nucleo, ISEE-ERP e canone.

Il bollo si paga anche sulla semplice comunicazione?

Non automaticamente. La risposta 298/2023 riguarda l’istanza finalizzata a ottenere un provvedimento di autorizzazione e il provvedimento stesso. Per la comunicazione breve occorre seguire il modulo e le istruzioni dell’ente.

Chi paga il bollo sull’autorizzazione?

L’onere è normalmente richiesto al soggetto che presenta la domanda e riceve il provvedimento. L’ente indica importo e modalità di pagamento; il chiarimento dell’Agenzia riguarda 16 euro per ogni foglio sia per l’istanza sia per l’autorizzazione.

Un ospite può subentrare dopo la morte dell’assegnatario?

La sola ospitalità non crea un diritto al subentro. Occorre rientrare tra i soggetti ammessi dalla legge regionale, avere i requisiti e, quando previsto, essere stati inseriti regolarmente nel nucleo per il periodo richiesto.

Si può chiedere denaro all’ospite?

È una condotta da evitare. Se il pagamento trasforma l’ospitalità in sublocazione o cessione dell’alloggio, può essere contestata la violazione del contratto e avviata la decadenza dall’assegnazione.

Che cosa fare se l’ente non risponde?

Va verificato il termine del procedimento e si può inviare un sollecito protocollato. Non è prudente far iniziare una permanenza che richiede autorizzazione basandosi soltanto sul silenzio, a meno che una norma applicabile preveda espressamente il silenzio-assenso.

Le indicazioni della guida hanno carattere generale. Per una decisione concreta fanno fede la legge regionale vigente, il regolamento dell’ente proprietario o gestore e il contratto relativo al singolo alloggio.