Edilizia produce il 39% di inquinamento globale: ma cambiare si può

inquinamento edilizia

Sappiamo ormai molto bene come il settore edilizio sia ritenuto uno dei più dannosi per la salute dell’ambiente. A confermarlo questa volta è stato un rapporto stilato dalla Global Alliance for Building and Construction.

Le analisi dello studio sono state presentate in occasione della COP25 di Madrid. È emerso che le costruzioni, i materiali e gli edifici del settore edilizio sono responsabili del 39% delle emissioni di anidride carbonica disperse nell’ambiente.

I dati sull’inquinamento del settore edile

L’analisi della Global Alliance for Buildings and Construction fornisce dei dati piuttosto chiari. Che fanno comprendere come le tecniche convenzionali utilizzate in ambito edilizio non siano in linea con le necessità ambientali, e non facciano che peggiorare la già elevata quantità di smog presente nell’aria.

Non è quindi più possibile continuare a costruire e progettare come è sempre avvenuto. Si stima infatti che il settore edile sia responsabile del:

  • 39% della quantità di anidride carbonica mondiale dispersa nell’aria;
  • 36% del consumo globale di energia elettrica;
  • 50% per l’estrazione di materie prime;
  • 1/3 del consumo globale di acqua potabile.

I numeri sono certamente molto alti, e richiamano un urgente cambio di rotta da parte dell’intero settore dell’edilizia. Si parte infatti già dal processo di costruzione delle strutture, per poi continuare con i materiali e i macchinari utilizzati, per poi finire con l’intero ciclo di vita e manutenzione dell’edificio. Per non parlare poi delle demolizioni.

Capannoni e strutture abitative sono responsabili dell’11% delle emissioni globali di CO2 già al momento della realizzazione e nel corso di tutta la vita dell’edificio. Se poi ci si aggiunge il consumo di energia elettrica, le dispersioni di energia, il riscaldamento, la climatizzazione, l’illuminazione e quant’altro, si raggiungono dei livelli di inquinamento estremamente elevati.

Si prevede inoltre che, continuando con gli attuali ritmi, entro il 2060 il patrimonio mondiale edilizio è destinato a raddoppiare. Il che va indubbiamente contro tutte le disposizioni e gli obblighi in favore dell’ambiente che tutti i Paesi del mondo stanno imponendo.

L’edilizia circolare come metodo di salvezza

È quindi certo che il mondo edilizio, in tutti i suoi ambiti, abbia contribuito in gran parte ai livelli di inquinamento che adesso risultano insostenibili. Il World Green Building Council però, ente volontario internazionale specializzato in bio-edilizia, ha spezzato una lancia in favore del settore delle costruzioni.

Con dati e analisi infatti, l’organo ha dimostrato come l’edilizia può fornire un grosso contributo anche nel processo di decarbonizzazione dell’ambiente. Sostiene inoltre che da questo settore è possibile sviluppare soluzioni alternative ecologiche, con l’obbiettivo di arrivare al 2050 con 0 emissioni.

Per fare questo però, è necessario stravolgere drasticamente tutti i processi relativi alla costruzione, vita e demolizione di un edificio. Il segreto, secondo il World Green Building Council, è quello di affidarsi all’edilizia circolare. Ovvero una differente idea di economia che conduce maggiormente verso il riuso e il riciclo, sfavorendo la necessità di creare qualcosa ex novo.

In ambito edilizio, ad esempio, l’economia circolare preferisce la ristrutturazione piuttosto che la demolizione. Seguendo questa logica e applicandola ad ogni processo edile, sarebbe possibile reinventare gli organismi già esistenti, piuttosto che consumare altro suolo, altri materiali, altra energia e altro ossigeno inutilmente. Cambiare rotta è possibile, bisogna solo iniziare a farlo.