L’Europarlamento affronta un primo importante passaggio nel processo di approvazione della direttiva europea sull’efficienza energetica degli edifici, dovendo tenere conto delle questioni sollevate dalla Presidente della Banca Centrale Europea (BCE), Christine Lagarde.

Una di queste è la richiesta, proveniente soprattutto dalla Germania, di un’attenta valutazione dell’impatto che gli obiettivi decarbonizzanti porteranno sui diversi paesi dell’Unione Europea, tenendo conto della diversità nella struttura del settore immobiliare e degli edifici più o meno vecchi.

I dubbi della BCE sulla direttiva

Un secondo fattore che influenzerà il voto deriva dai dubbi sollevati dalla Presidente della Banca Centrale Europea Christine Lagarde sul “metodo” presentato per determinare le nuove classi EPC (Energy Performance Contract) che certificheranno la classe energetica di un edificio: secondo la bozza della direttiva, tutti gli immobili residenziali dovrebbero essere almeno di classe energetica F entro il 2030 e di classe E entro il 2033, ma stando alla Lagarde tale metodologia potrebbe portare a distorsioni nella valutazione del patrimonio immobiliare e in particolare rischierrebbe un’allocazione inefficiente del capitale in ambito europeo, oltre a rendere difficile per la Vigilanza la valutazione del rischio sugli asset bancari.

Per poter garantire maggiore omogeneità, la BCE invoca una metodologia armonizzata capace di aiutarla a valutare l’impatto dell’efficienza energetica sulle esposizioni immobiliari degli istituti di credito, categoria che ora è anche sottoposta agli stress test sui cambiamenti climatici.

La BCE appare dunque particolarmente cauta, poiché le valutazioni sugli immobili devono essere collegate ai parametri di rischio di credito. La prospettiva della BCE è che un’armonizzazione dei criteri di classificazione energetica tra i Paesi membri non si limiti alle sole specifiche relative alle classi E e F, ma debba anche tener conto dei requisiti nazionali che portano ad una diversa età degli edifici, sebbene ciò comporti l’utilizzo di più tempo per correggere la rotta.

Una metodologia più armonizzata potrebbe aiutare la Vigilanza della Banca Centrale nell’analisi dell’impatto complessivo delle politiche di efficientamento energetico sui bilanci delle banche europee.

Tuttavia, tenendo conto delle differenze storiche esistenti tra i diversi paesi dell’UE, l’armonizzazione dei criteri diventa più complessa. Di conseguenza, la BCE sostiene che ci vorrà più tempo per aggiustare il tiro rispetto alla scadenza prevista a Marzo. La missione finale è quella di assicurare che le valutazioni sugli immobili siano collegate in modo diretto ad un corretto rendimento energetico, coerente con i costi energetici e non compromettendo la valutazione del rischio di credito.

La BCE desidera inoltre evitare che soglie troppo rigide, imposte ai vari Stati, possano generare eccessive ristrutturazioni o squilibri tra le banche europee. In questo contesto, pare ovvio il peso che ricadrebbe sul voto dell’Europarlamento a marzo sulla direttiva, dovendo tenere conto delle osservazioni della BCE, ma anche della necessità di garantire la comparabilità tra gli Stati membri, attraverso un sistema affidabile di valutazione della rischiosità di un edificio.

Conclusioni

In conclusione, il primo passaggio urgente del dossier affrontato dal Parlamento europeo deve tenere conto dei tempi ristretti per il raggiungimento degli obiettivi energetici, ma anche delle preoccupazioni sollevate dalla Bce in merito alla metodologia proposta. Dovrà essere trovato un equilibrio accettabile tra gli obiettivi di decarbonizzazione e l’importante considerazione dei rischi per la sicurezza dei finanziamenti bancari.

La posta in gioco per un processo di decarbonizzazione europea efficace, ma una volta ancora distorsioni, emerge evidente alla luce delle richieste provenienti da Germania e Italia. La questione diviene pertanto molto delicata, specialmente se consideriamo le ripercussioni che l’efficienza energetica degli edifici ha sugli stress test dei sistemi creditizi. Di conseguenza, una più ampia armonizzazione nella valutazione del rischio diviene decisiva, e una guida condivisa su come procedere diventa cruciale per tutti gli attori coinvolti.