Diritto Reale di Abitazione: di cosa si tratta

Diritto Reale di Abitazione

Viene definito Diritto Reale di Abitazione il diritto di godimento di un bene altrui. Questo diritto consente al proprietario dell’immobile di usufruire dello stesso per esigenza sua, della sua famiglia o anche dei conviventi.

Si tratta di diritto reale di abitazione quando, ad esempio, dopo la morte del titolare dell’immobile, la moglie e i figli di quest’ultimo acquisiscono il diritto di vivere in tale abitazione.

È un concetto essenzialmente facile da spiegare, ma che potrebbe trarre in inganno qualcuno. Per cui, al fine di non fare confusione con le idee, andremo per gradi.

Vediamo in cosa consiste il Diritto Reale di Abitazione.

Diritto Reale di Abitazione: che cos’è

Il diritto reale di abitazione dà diritto ad altre persone (legate al proprietario) di godere di un bene immobile non intestato ad essi. Le sue disposizioni sono riportate all’interno del Codice Civile dall’art. 1021 all’art. 1026.

Tale diritto permette al titolare e alla sua famiglia di abitare l’immobile unicamente per bisogni ed esigenze relative appunto all’ambito familiare, oppure di convivenza. Non consente appunto di farne uso per altri motivi, come concederlo in locazione o cederne i diritti a terze persone.

Non rientra nel diritto reale di abitazione il caso in cui, dopo la separazione di due coniugi con figli minori a carico, il giudice affida il diritto di abitare nella proprietà a chi si occupa dei figli, indipendentemente da chi sia il titolare. Questo perché tale situazione è condotta solo dall’interesse tutelare verso i minori, e non da un reale diritto di godimento dell’immobile.

Come funziona

Possiamo affermare quindi che, in pratica, il diritto reale di abitazione è il diritto di godere di un immobile che appartiene a qualcun altro. La parola “reale” infatti viene dal latino “res”, che significa “cosa, oggetto”.

Ciò vuol dire che il titolare di un bene ha il diritto di far abitare al suo interno sua moglie, i suoi figli, o anche delle terze persone conviventi. Seppur questi non risultino come titolari.

A questo proposito, nel momento in cui il titolare stesso stabilisce che quel bene è destinato a diritto reale di abitazione, si presuppone con questo che egli debba farne uso solo per il godimento delle esigenze abitative familiari. A quel punto, neanche il titolare potrà vendere, affittare o cedere la casa. E, allo stesso modo, non potrà neanche cedere i diritti di abitazione ai suoi familiari estromettendosi dal suo ruolo di titolare.

Di seguito elenchiamo alcuni punti fondamentali sul diritto reale di abitazione:

  • Il diritto di abitazione può essere stabilito secondo termini di legge e sentenze giuridiche, non solo per decisione del titolare;
  • Il coniuge rimasto vedovo avrà sempre diritto di usufruire dell’abitazione di cui il defunto era titolare, e non potrà essere sfrattato;
  • Dopo 20 anni di residenza stabile nell’immobile, il non titolare può aver diritto alla formula dell’usucapione. E acquisire quindi il diritto reale di abitazione per lunga permanenza.