Il limite di reddito da pensione per il regime forfettario sale a 35.000 euro anche nel 2026, consentendo ai pensionati di mantenere la tassazione agevolata.

Il regime forfettario continua a rappresentare una delle forme di tassazione più convenienti per i titolari di partita IVA, ma la sua applicazione è spesso condizionata dalla presenza di altri redditi, come quelli da lavoro dipendente o da pensione.
Un tema che negli anni ha generato numerosi dubbi interpretativi, soprattutto in relazione ai limiti di reddito che possono determinare l’esclusione dal regime agevolato. A fare chiarezza è intervenuta l’Agenzia delle Entrate con una risposta pubblicata su FiscoOggi, relativa a un caso concreto che interessa molti contribuenti.
Ma quali sono oggi i limiti da rispettare? E cosa cambia realmente nel 2026 per chi percepisce una pensione?
Sommario
Il quesito sottoposto all’Agenzia delle Entrate riguarda una situazione molto comune tra pensionati che svolgono o intendono svolgere un’attività autonoma in regime forfettario. Di seguito il testo integrale della domanda:
“Un contribuente che ha percepito nel 2025 un reddito da pensione di 32.000 euro lordi, può permanere nel regime forfettario nel 2026?”
Una domanda semplice, ma fondamentale, perché ruota attorno al superamento di una soglia che fino a poco tempo fa avrebbe comportato l’esclusione automatica dal regime agevolato.
La risposta fornita dall’Agenzia delle Entrate è netta e favorevole al contribuente. L’Amministrazione finanziaria richiama espressamente le recenti modifiche normative introdotte dalle ultime leggi di bilancio, affermando quanto segue:
“Il comma 27 della legge n. 199/2025 (legge di bilancio) ha esteso all’anno 2026 la modifica introdotta dalla legge di bilancio 2025 che ha elevato da 30 mila euro a 35 mila euro la soglia di reddito da lavoro dipendente (o redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente) superata la quale è precluso l’accesso al regime forfetario introdotto dalla legge n. 190/2014. Pertanto, i 32.000 euro percepiti non superano il limite agevolato e non causano l’esclusione dal regime.”
Il punto chiave è quindi l’innalzamento della soglia di reddito rilevante, che consente una maggiore flessibilità ai contribuenti.
La pensione rientra tra i redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente e, fino al 2024, il superamento della soglia di 30.000 euro lordi annui comportava l’impossibilità di accedere o permanere nel regime forfettario.
Con la legge di bilancio 2025, il legislatore ha innalzato tale limite a 35.000 euro, riconoscendo l’esigenza di adeguare le soglie ai cambiamenti economici e all’aumento generalizzato dei redditi nominali.
La legge n. 199/2025 ha poi confermato ed esteso questa modifica anche per il 2026, garantendo continuità normativa e maggiore certezza ai contribuenti che pianificano la propria attività.
Leggi anche: Regime forfettario 2026: come funziona, i requisiti e cosa cambia davvero con la Legge di Bilancio
È importante ricordare che l’esclusione dal regime forfettario scatta solo quando il reddito da lavoro dipendente o assimilato supera la soglia prevista nell’anno precedente a quello di applicazione del regime. Nel caso analizzato dall’Agenzia delle Entrate, i 32.000 euro percepiti nel 2025 sono inferiori al nuovo limite di 35.000 euro e, quindi, non impediscono la permanenza nel forfettario nel 2026.
Diverso sarebbe il caso di un reddito pari o superiore a 35.001 euro, che determinerebbe l’uscita dal regime agevolato a partire dall’anno successivo.
Il chiarimento fornito dall’Agenzia delle Entrate è particolarmente rilevante per i pensionati che svolgono attività professionali, consulenze o piccoli lavori autonomi. L’innalzamento della soglia consente di continuare a beneficiare dell’imposta sostitutiva, della semplificazione contabile e della riduzione degli adempimenti fiscali, senza il timore di perdere il regime per pochi euro di pensione in più.
Resta comunque fondamentale monitorare ogni anno l’ammontare complessivo dei redditi percepiti, per evitare errori che potrebbero comportare accertamenti e recuperi d’imposta.




