Appalto e contratto d’opera: quali sono le differenze?

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Il contratto d’appalto e il contratto d’opera sono due tipologie di documento che hanno funzioni molto simili. In realtà però si utilizzano per scopi differenti e sono regolamentati da diverse disposizioni giudiziarie. Tuttavia, non è semplice comprendere la distinzione che c’è tra i due contratti.

Per esempio, la realizzazione di un’opera o un servizio può essere eseguita sia con un contratto d’appalto (ex art. 1655 c.c.), sia con un contratto d’opera (ex art. 2222 c.c.).

Dunque, scopriamo di seguito quali punti in comune ci sono per questi contratti, e quali invece sono le differenze.

Appalto e contratto d’opera: perché sono facilmente confondibili?

I punti in comune in merito al contratto d’appalto e al contratto d’opera sono tanti, ed è proprio per questo è facile confonderli.

Entrambi infatti sono ideati per conseguire le stesse finalità: regolare e definire tutti gli elementi riguardo la realizzazione di un’opera o di un servizio. Ed entrambi rappresentano un accordo tra un committente ed un appaltatore.

In tutt’e due i casi poi, è possibile stabilire un corrispettivo in maniera libera e senza vincoli. Per esempio, le due parti possono concordare un prezzo forfettario in base al tempo di lavoro, con paga oraria, giornaliera o mensile. Ma hanno anche la possibilità di mettersi d’accordo su un corrispettivo unico per l’intera opera o su un pagamento che avviene dopo ogni intervento concluso.

Un altro punto in comune tra le due tipologie di contratto riguarda il vincolo di subordinazione. In entrambi i casi, sia il committente che l’appaltatore devono poter scegliere liberamente i modi e i tempi con i quali gestire il lavoro. Quindi, appunto, non hanno alcun vincolo di subordinazione da rispettare, e possono accordarsi liberamente sulle modalità di svolgimento del servizio o dell’opera.

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Quali sono le differenze tra i due contratti?

L’unica differenza tra il contratto d’appalto e il contratto d’opera, in realtà, riguarda il tipo di appaltatore che prende in carico lo svolgimento del lavoro. Distinzione che a primo impatto può sembrare irrisoria, ma che apre la strada a tantissime possibili differenze nella vera e propria gestione dell’opera.

Se l’appaltatore è fornitore che si serve prevalentemente solo dei propri mezzi per realizzare l’opera commissionata, allora si dovrà sottoscrivere un contratto d’opera o servizio.

Diverso è quando l’appaltatore è un imprenditore che sta a capo di un’azienda complessa e articolata, dove quindi sono disponibili mezzi e risorse differenti, e sono presenti dei dipendenti. In questo caso, l’impresa sarà registrata come S.r.l. o S.p.A., e sarà necessario sottoscrivere il contratto d’appalto.

Il prestatore d’opera infatti, può essere un lavoratore autonomo, una persona fisica, un artigiano o una ditta individuale. Questo utilizza i suoi mezzi per compiere un servizio, e al massimo sfrutta l’aiuto di qualche collaboratore o anche di qualche familiare. Un professionista di questo genere, che non ha i mezzi per poter firmare un contratto d’appalto, potrà solo sottoscrivere un contratto d’opera.

Facciamo un esempio veloce per comprendere meglio.

Mettiamo il caso che lo scaldabagno di casa non funzioni più e quindi debba essere sostituito. In questo caso, chiamerete semplicemente un idraulico, che provvederà alla sua sostituzione con uno nuovo. Con lui sarete tenuti a sottoscrivere un contratto d’opera.

Se invece è necessario sostituire l’intero impianto idraulico di una casa, capirete bene che il semplice idraulico non potrà esservi d’aiuto. In questo caso sarà necessario contattare un’azienda specializzata, che possiede i macchinari e il personale adatto per poter intervenire. Il contratto che dovrete sottoscrivere qui sarà ovviamente quello d’appalto.





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