Tassi BCE invariati, inflazione sotto controllo e crescita moderata. Mutui variabili più convenienti, fissi più costosi. Costruzioni sostenute da investimenti pubblici e prudenza nelle scelte finanziarie.

La decisione era nell’aria e, puntualmente, è arrivata: la Banca Centrale Europea ha scelto di non toccare i tassi di interesse, mantenendo il riferimento sui depositi al 2%. Una conferma che rassicura i mercati e fotografa una fase economica considerata sotto controllo, almeno sul fronte dell’inflazione. Dopo mesi di tagli e di politiche monetarie espansive, Francoforte prende tempo e ribadisce un approccio prudente, basato esclusivamente sui dati che arriveranno di volta in volta.
Una scelta che ha effetti concreti anche fuori dai mercati finanziari: dal costo dei mutui alle decisioni di investimento, fino all’andamento del settore edilizio e delle costruzioni, oggi sostenuto in parte dalla spesa pubblica. Ma i tassi fermi sono davvero una buona notizia per chi deve comprare casa? E perché, nonostante il calo dei variabili, la maggioranza delle famiglie continua a preferire il tasso fisso?
Sommario
La scelta della Banca Centrale Europea di lasciare invariato il costo del denaro è stata presa all’unanimità. Un segnale chiaro: al momento non ci sono pressioni tali da giustificare nuovi interventi immediati.
L’inflazione, secondo le valutazioni aggiornate, dovrebbe stabilizzarsi attorno al 2% nel medio termine, mentre l’economia dell’area euro continua a dimostrare una discreta capacità di tenuta nonostante uno scenario globale complesso.
A pesare sulle prospettive future restano però fattori di incertezza ben noti: tensioni geopolitiche, politiche commerciali ancora poco prevedibili e un contesto internazionale che può cambiare rapidamente. Per questo motivo, come ribadito dalla presidente Christine Lagarde, la politica monetaria continuerà a essere guidata dai dati, senza impegni su un percorso prestabilito dei tassi.
L’effetto più immediato della decisione della BCE si riflette sul mercato dei mutui, dove però la situazione è meno uniforme di quanto si possa pensare. I mutui a tasso variabile restano sostanzialmente stabili e, secondo le attuali previsioni, dovrebbero mantenere questo equilibrio anche nel corso del 2026, tornando a essere – almeno sulla carta – la soluzione più conveniente.
Diverso il discorso per i mutui a tasso fisso. Come evidenziato da un’analisi di Facile.it, negli ultimi dodici mesi i parametri di riferimento sono saliti in modo significativo. L’Irs a 25 anni, utilizzato dalle banche per costruire le offerte a tasso fisso, è aumentato di circa 80 punti base, arrivando intorno al 3,2%. Tradotto in numeri concreti, su un mutuo medio da 126.000 euro in 25 anni questo incremento può significare circa 50 euro in più al mese, con un aggravio complessivo di oltre 15.000 euro di interessi.
Nonostante ciò, la preferenza delle famiglie resta netta: a inizio 2026 oltre il 90% delle richieste continua a orientarsi sul tasso fisso. Un segnale che racconta più la ricerca di sicurezza e prevedibilità che una reale convenienza economica. Cresce però, lentamente, anche l’interesse per il variabile, che in un anno è passato dall’1% al 9% delle richieste.
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Sul fronte macroeconomico, il quadro delineato dalla BCE resta nel complesso positivo. Nel primo trimestre del 2025 la crescita dell’area euro si è attestata intorno allo 0,3%, sostenuta soprattutto dal settore dei servizi e, in particolare, dalle attività legate all’informazione e alla comunicazione.
Anche il manifatturiero mostra segnali di recupero, pur continuando a fare i conti con un commercio globale incerto e con le tensioni geopolitiche.
Un segnale incoraggiante arriva dal settore delle costruzioni, che sta registrando un graduale aumento dell’attività. A sostenere il comparto contribuiscono soprattutto gli investimenti pubblici, destinati a infrastrutture e difesa, oltre agli effetti ritardati delle precedenti riduzioni dei tassi di interesse. Il mercato del lavoro, pur con qualche rallentamento dell’occupazione, continua a garantire redditi relativamente stabili, creando un contesto che favorisce consumi e investimenti legati alla casa.




