
Il Comune non può negare il condono solo per opere successive se l’abuso originario è riconoscibile. Serve istruttoria tecnica e distinzione tra interventi sanabili e opere da demolire.

Manovra 2026 improntata alla prudenza: stop alla sanatoria edilizia, misure fiscali sulla casa, tensioni politiche e risorse limitate che incidono su edilizia privata, urbanistica e investimenti pubblici.

Il condono edilizio richiede il rispetto rigoroso dei termini di ultimazione delle opere; le leggi successive non sono retroattive e il silenzio-assenso non può sanare abusi privi dei requisiti.

Una tettoia abusiva in area vincolata non può essere sanata: il Consiglio di Stato respinge il ricorso e chiarisce i limiti di condono, anche alla luce del Decreto Salva Casa.

Una sanatoria edilizia annullata, opere modificate e area vincolata: il TAR Campania conferma la demolizione, ribadendo i limiti dell’affidamento e la natura vincolata delle sanzioni urbanistiche.

La riapertura del condono edilizio del 2003 innesca scontro politico. L’emendamento favorisce la Campania e alimenta sospetti di voto di scambio, mentre restano critiche urbanistiche e ambientali.

La sentenza conferma la demolizione di un’opera abusiva sul terrazzo condominiale per infiltrazioni e mancata abitabilità. Il condominio ha avuto un ruolo decisivo nel far rispettare legalità e sicurezza.

Una sentenza del TAR impone alla Soprintendenza di motivare correttamente un parere negativo su un condono edilizio, ribadendo il valore del giudicato e della trasparenza amministrativa.

Una sentenza del TAR Lazio impone al Comune di Roma di riesaminare una pratica di condono edilizio, nominando un commissario ad acta a causa della persistente inerzia amministrativa.

Il Consiglio di Stato stabilisce che le opere abusive su immobili condonati non possono essere sanate ordinariamente: il condono non conferisce piena legittimità urbanistica, ma solo tolleranza giuridica.