Condono edilizio Sicilia: sanatorie camuffate? Legambiente denuncia

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Si torna a parlare di condono edilizio in Sicilia. Legambiente denuncia un altro tentativo di sanatoria messo in atto dalla Regione, con l’intenzione di estendere i provvedimenti dell’ultimo condono avvenuto nel 2003.

Legambiente Sicilia non ha dubbi, la norma non potrà mai passare il vaglio costituzionale. E chiede a Cordaro la cancellazione dell’art. 18 dal DDL669/140/453. Così da evitare inutili procedimenti e controlli che porterebbero solo alla conferma della verità. In atto c’è un tentativo di condono edilizio, sotto mentite spoglie.

Condono edilizio: regioni non possono ampliare il condono 2003

L’associazione ambientalista spiega che: “Il DDL669/140/453 dovrebbe servire ad adeguare la LR 16/2016 alla sentenza della Corte Costituzionale che ne ha cancellato tre commi ritenuti incostituzionali. Rischia di diventare paradossalmente l’ennesima occasione sulla quale la Consulta sarà chiamata a intervenire. L’art. 18 è infatti palesemente incostituzionale poiché rappresenta, sotto le mentite spoglie di una interpretazione autentica, l’ampliamento del condono edilizio del 2003.

Legambiente Sicilia continua affermando che proprio in occasione dell’ultimo condono, che venne chiamato “mini sanatoria”, molte Regioni provarono ad estenderne le applicazioni agli immobili che restavano esclusi. Ovvero, quelli situati in aree vincolate.

E questo caso sarebbe l’ennesimo. Anche se, secondo Legambiente, non viene dichiarato apertamente. Ma si intende appunto procedere sotto mentite spoglie. L’associazione ricorda però che “le regioni si possono limitare a specificare meglio ed eventualmente ridurre il campo di applicazione del condono 2003, non certamente ampliarlo”.

L’art. 18 del DDL669/140/453

Il DDL in questione è stato proposto da Cordaro (assessore regionale al territorio e ambiente) e presentato dal Presidente regionale Musumeci. L’art. 18 che ha scatenato la polemica recita:

Art. 18: Compatibilità delle costruzioni realizzate in aree sottoposte a vincolo

  1. Dopo l’articolo 25 della legge regionale 10 agosto 2016, n. 16 è aggiunto il seguente articolo: 25-bis Norme di interpretazione autentica. 
  2. Con l’articolo 24 della Legge regionale 5 novembre 2004, n. 15 sono stati recepiti i termini e le forme di presentazione delle istanze presentate ai sensi dall’art. 32 del Decreto legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito con legge 24 novembre 2003, n. 326.
  3. In forza del predetto recepimento resta salva l’ammissibilità delle istanze presentate, ai sensi del precedente comma l, per la regolarizzazione delle opere realizzate nelle aree soggette a vincoli che non comportino inedificabilità assoluta nel rispetto di tutte le altre condizioni prescritte dalla legge vigente”.

Tutto ciò, seppur il concetto non sia esplicitato direttamente, si traduce con l’intenzione della Regione di concedere la legittimità alle costruzioni nate in aree sottoposte a vincoli.

Le proteste: “Cordaro cancelli l’articolo”

Legambiente Sicilia afferma:

Gli interessi degli abusivi non valgono l’ennesima inutile figuraccia per la nostra Regione. L’assessore Cordaro cancelli il condono edilizio dal DDL669/140/453. Gli abusivi non si illudano, la norma non potrà mai superare il vaglio costituzionale che Legambiente chiederebbe con forza all’indomani di una eventuale approvazione”.

Sull’argomento si è espresso anche il partito politico Italia Nostra, allargando la polemica anche al Decreto Rilancio ufficializzato negli ultimi giorni dal Governo.

Queste le parole di Ebe Giacometti e Leandro Janni:

Ancora una volta, noi di Italia Nostra, siamo costretti a denunciare l’ennesimo tentativo di sanatoria proveniente dall’Assemblea regionale siciliana. Ma anche in ambito nazionale siano costretti a denunciare i tentativi di sanatoria – in corso – provenienti dall’attuale Governo e contenuti nel cosiddetto “Decreto Rilancio”. L’urbanistica si trasformerà nel mercato delle vacche? La politica mercanteggerà le sanatorie oggi e in futuro? La corruzione avrà più ampio spazio? È questa la sburocratizzazione di cui avrebbe bisogno una Nazione moderna, post Covid-19?