Un condominio può installare un ascensore dove prima non c’era, realizzare una rampa d’accesso o dotare il tetto di un impianto fotovoltaico. Ma chiamare tutti questi lavori «innovazioni» non risolve da solo le domande decisive: chi può proporli, quale maggioranza serve, chi paga e quali limiti non possono essere superati? La risposta cambia in base al tipo di intervento e alla sua utilità per le parti comuni.

Prima di votare, conviene distinguere un’opera nuova decisa dal condominio dalla riparazione di ciò che già esiste e dalla modifica che un singolo realizza a proprie spese nell’uso della cosa comune. L’assemblea non può applicare la maggioranza più bassa a qualsiasi lavoro «utile»; allo stesso modo, il dissenso di un proprietario non basta sempre a bloccare un’opera approvata correttamente. Questa guida segue il percorso dalla proposta alla ripartizione dei costi, con esempi di interventi frequenti.

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Che cosa è un’innovazione e che cosa non lo è

L’articolo 1120 del Codice civile disciplina le innovazioni dirette a migliorare le cose comuni, renderne più comodo l’uso o aumentarne il rendimento. In termini pratici, l’opera cambia in modo significativo la consistenza o l’utilità della parte comune: non è semplicemente la sostituzione di un componente consumato con uno equivalente. Conta il progetto concreto, non la parola scelta nel preventivo.

Riparazione e manutenzione

Riparare un cancello guasto o rifare un tratto deteriorato dell’impianto conservando la stessa funzione non diventa automaticamente un’innovazione perché si usano materiali nuovi. L’intervento va valutato come manutenzione o riparazione, con la disciplina assembleare e di spesa pertinente. Se invece il progetto aggiunge un servizio prima inesistente o cambia sostanzialmente l’uso comune, occorre verificare le regole sulle innovazioni. Nemmeno l’urgenza di una riparazione autorizza a presentare come «urgente» la realizzazione di una nuova opera scelta per comodità.

Modifica del singolo e cambio di destinazione

L’articolo 1102 consente al singolo di servirsi della cosa comune e di apportare a proprie spese modifiche necessarie al miglior godimento, se non ne altera la destinazione e non impedisce agli altri un uso secondo il loro diritto. Gli impianti individuali da fonti rinnovabili sulle parti comuni hanno inoltre regole specifiche nell’articolo 1122-bis. Per questo un impianto del singolo non coincide sempre con un’innovazione deliberata e pagata da tutti; il progetto e l’eventuale modifica delle parti comuni vanno esaminati separatamente.

Se l’obiettivo è cambiare la destinazione d’uso di una parte comune, il riferimento è l’articolo 1117-ter, che prevede un procedimento e una maggioranza propri. Non si può usare una delibera generica di innovazione per aggirare quella procedura. La guida sulla modifica della destinazione delle parti comuni approfondisce questo caso distinto.

Quali opere può approvare il condominio

L’articolo 1120 comprende sia le innovazioni generali per migliorare o rendere più utile la cosa comune sia alcuni gruppi di interventi per i quali rinvia a una maggioranza meno elevata. Sono esempi da valutare nel loro progetto concreto, non autorizzazioni automatiche a costruire: restano applicabili norme edilizie, tecniche, impiantistiche e gli eventuali vincoli sull’edificio.

  • Sicurezza e salubrità: opere che migliorano effettivamente le condizioni dell’edificio o degli impianti; servono una diagnosi del problema e una soluzione tecnica, non una generica etichetta «sicurezza».
  • Accessibilità: rampe, servoscala, piattaforme o ascensori destinati a ridurre barriere architettoniche, nel rispetto delle condizioni e delle norme speciali applicabili.
  • Energia e servizi: interventi di contenimento dei consumi, impianti condominiali alimentati da fonti rinnovabili e sistemi centralizzati di ricezione o accesso a flussi informativi nei casi descritti dalla norma.
  • Parcheggi: opere per realizzare posti a servizio delle unità o dell’edificio, sempre che spazio, diritti esistenti, disciplina edilizia e accessi lo consentano.

Un fotovoltaico per il condominio va distinto dall’impianto di un singolo sul tetto comune. Anche le colonnine di ricarica richiedono di verificare se l’infrastruttura serve il condominio o soltanto un proprietario: la disciplina speciale delle infrastrutture di ricarica non si esaurisce nella tabella generale delle innovazioni. L’ascensore è un altro caso in cui finalità di accessibilità, caratteristiche dell’edificio e spese possono cambiare il percorso.

Quanti voti servono: le due maggioranze dell’articolo 1120

La distinzione più importante del testo è fra il primo comma dell’articolo 1120 e gli interventi elencati nel secondo comma. In entrambi i casi non basta contare le persone presenti: si deve verificare anche il valore millesimale rappresentato dai voti favorevoli. La convocazione deve inoltre essere valida. Il riepilogo che segue non sostituisce il controllo del progetto e delle eventuali leggi speciali.

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Su schermi piccoli la tabella si scorre orizzontalmente.

Decisione Voti favorevoli richiesti Esempio e attenzione
Innovazione generale, art. 1120, comma 1 Maggioranza degli intervenuti e almeno due terzi del valore dell’edificio (art. 1136, comma 5) Nuovo servizio comune che migliora l’uso ma non rientra nei gruppi agevolati; non basta un terzo dei millesimi
Innovazione elencata nell’art. 1120, comma 2 Maggioranza degli intervenuti e almeno metà del valore dell’edificio (art. 1136, comma 2) Interventi di sicurezza/salubrità, accessibilità, energia, parcheggi o impianti centralizzati descritti dalla norma; verificare il caso specifico
Opera individuale sulla cosa comune Non si presume automaticamente una delibera di innovazione Valutare articolo 1102 e, se pertinente, 1122-bis o disciplina speciale; il singolo non può escludere gli altri dall’uso dovuto
Riparazione urgente Non è una scorciatoia per deliberare una nuova innovazione Riguarda il ripristino necessario; l’eventuale rimborso al singolo segue l’articolo 1134

Per esempio, se in assemblea sono presenti proprietari per 700 millesimi e il progetto generale ottiene voti favorevoli di proprietari che rappresentano 520 millesimi, il valore non raggiunge i due terzi richiesti per il primo comma, anche se i favorevoli sono più della metà dei presenti. Gli stessi 520 millesimi potrebbero soddisfare il requisito di valore del secondo comma, ma solo se l’intervento rientra davvero in quel comma e sussistono anche maggioranza degli intervenuti e regolare costituzione dell’assemblea. L’esempio non qualifica da sé il progetto.

La soglia di un terzo dei millesimi non è la regola ordinaria per approvare le innovazioni. Alcune disposizioni emergenziali per la ricostruzione di condomìni danneggiati da terremoti hanno previsto deroghe circoscritte: non si possono applicare automaticamente ai lavori di un edificio non interessato. Il dossier del Senato distingue i due quorum ordinari dalle maggioranze previste per la ricostruzione post-sisma.

Come portare una proposta utile in assemblea

Una proposta votabile non è soltanto «installiamo un impianto». Deve chiarire su quale parte comune si interviene, quale utilità si ottiene, come sarà realizzata l’opera, quali proprietari ne beneficeranno, se esistono alternative e quali spese iniziali e future produce. Planimetrie, relazione tecnica, preventivi confrontabili e indicazione di pratiche o autorizzazioni aiutano l’assemblea a scegliere e a verbalizzare una decisione eseguibile.

Per le innovazioni elencate nel secondo comma dell’articolo 1120, anche un solo condomino interessato può presentare una richiesta con contenuto specifico e modalità di esecuzione. L’amministratore deve convocare l’assemblea entro trenta giorni; se la richiesta è incompleta deve invitare senza indugio il proponente a integrarla. Questo termine non va esteso indiscriminatamente a ogni proposta vaga di lavori condominiali.

La delibera dovrebbe identificare progetto, importo o quadro economico, criterio di riparto da verificare, soggetto incaricato, eventuali condizioni tecniche e modalità di finanziamento. Prima di aprire il cantiere vanno controllati titolo edilizio, sicurezza, vincoli, compatibilità impiantistica e possibilità di mantenere gli accessi. Un voto favorevole non sana un’opera non realizzabile secondo altre norme.

Quando l’innovazione è vietata anche se passa in assemblea

L’ultimo comma dell’articolo 1120 vieta le innovazioni che possono pregiudicare stabilità o sicurezza del fabbricato, alterarne il decoro architettonico oppure rendere parti comuni inservibili all’uso o al godimento anche di un solo condomino. La maggioranza non può trasformare questi limiti in una semplice preferenza da superare con più voti. D’altra parte, una scomodità marginale o un dissenso estetico non dimostrano da soli una violazione: occorre valutare progetto, edificio e impatto reale.

Una rampa che elimina un gradino può essere utile, ma bisogna verificare che non renda impraticabile l’accesso necessario a qualcuno o comprometta sicurezza e conformità tecnica. Un impianto sul lastrico richiede verifica di carichi, impermeabilizzazione, percorsi di manutenzione e diritti di utilizzo. Un parcheggio non può occupare senza titolo l’unico spazio indispensabile ad altri condomini. In caso di contestazione tecnica serve una valutazione documentata, non solo una discussione sui millesimi.

Chi paga e quando il dissenziente può non contribuire

Per un’innovazione validamente approvata, il semplice voto contrario non esonera normalmente dalle spese. La ripartizione va determinata secondo il regime applicabile, la funzione dell’opera e gli eventuali criteri particolari: non si può scegliere automaticamente una quota uguale per appartamento né dedurre il riparto dal solo numero di voti. È utile indicare nel preventivo separatamente realizzazione, gestione e manutenzione futura.

L’articolo 1121 disciplina il caso specifico di innovazioni molto gravose o voluttuarie rispetto alle condizioni e all’importanza dell’edificio. Se l’opera permette un’utilizzazione separata, chi non intende trarne vantaggio può essere esonerato dal contributo, rinunciando all’uso. Se l’uso separato non è possibile, l’opera non è consentita a spese di tutti, salvo che i favorevoli intendano sostenerne integralmente il costo. Chi aderisce in seguito può partecipare ai vantaggi contribuendo alle spese di esecuzione e manutenzione secondo la norma.

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Non esiste però una soglia di prezzo universale oltre la quale l’esonero scatta automaticamente; e «non lo userò» non equivale a dimostrare che l’opera è separabile e gravosa o voluttuaria. Per l’ascensore, specie quando mira all’accessibilità, va inoltre verificata la disciplina speciale prima di invocare l’articolo 1121 come veto generale. La guida sulle spese dell’ascensore tratta il riparto di installazione e manutenzione, che non sono la stessa voce.

Tre esempi per scegliere la procedura giusta

Rampa per superare i gradini d’ingresso

Si parte da un rilievo delle quote, degli accessi e della larghezza residua. Se il condominio delibera l’intervento come eliminazione di barriere, si controlla il quorum pertinente e la conformità tecnica. Se la maggioranza manca, il percorso del singolo e le norme sull’accessibilità vanno valutati a parte; non si deve concludere che «un no assembleare vieta sempre qualsiasi rampa».

Fotovoltaico per alimentare servizi comuni

La relazione deve dire dove saranno i moduli, quale superficie comune impegnano, come si allaccia l’impianto, chi beneficerà dell’energia e chi sosterrà manutenzione e assicurazione. Un impianto intestato al condominio non si confonde con pannelli privati installati dal singolo sul tetto comune; per questi ultimi può entrare in gioco l’articolo 1122-bis. Il progetto concreto decide documenti, voto e riparto.

Nuova infrastruttura di ricarica nel parcheggio comune

Prima di parlare di innovazione si chiarisce se si vogliono predisporre tutte le autorimesse o alimentare il posto di un solo condomino. Potenza disponibile, passaggio cavi, misurazione dei consumi e sicurezza antincendio cambiano la soluzione. La disciplina speciale sulle infrastrutture di ricarica e il regime dell’uso individuale vanno coordinati; non basta applicare automaticamente il quorum della tabella a qualunque colonnina.

Se la delibera è contestata

Chi ritiene errata la maggioranza o violati i limiti dell’articolo 1120 dovrebbe chiedere verbale, convocazione, progetto e prospetto millesimale dei voti prima di qualificare il vizio. I rimedi e i termini dipendono dal tipo di invalidità e dalla posizione del condomino; per la disciplina dell’annullamento e le cautele pratiche c’è la guida su come impugnare una delibera condominiale. Non è prudente sospendere da sé i pagamenti assumendo che la contestazione blocchi automaticamente l’esecuzione.

Controllo finale prima di approvare i lavori

  1. Descrivere il cambiamento concreto della parte comune: nuova funzione, semplice riparazione o uso individuale?
  2. Individuare la norma applicabile: articolo 1120, eventuale disciplina speciale, articolo 1102 o cambio di destinazione.
  3. Verificare quorum di persone e millesimi sul progetto effettivo, non sul titolo generico all’ordine del giorno.
  4. Far controllare stabilità, sicurezza, decoro, accessi e diritti d’uso di ogni proprietario.
  5. Separare investimento, manutenzione e gestione; motivare il criterio di riparto e l’eventuale regime dell’articolo 1121.
  6. Conservare richiesta, elaborati, preventivi, delibera e titoli prima dell’avvio.

Quando la proposta modifica più impianti o tocca diritti individuali, una valutazione tecnica e legale prima del voto evita lavori bloccati, spese contestate e delibere difficili da eseguire.

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Domande frequenti

Per approvare qualunque innovazione bastano 333 millesimi?

No. In via generale l’articolo 1120, primo comma, rinvia alla maggioranza degli intervenuti e ad almeno due terzi del valore dell’edificio. Per le innovazioni elencate nel secondo comma serve la maggioranza degli intervenuti e almeno metà del valore, salve discipline speciali.

Un condomino può chiedere di discutere un’opera in assemblea?

Sì. Per gli interventi del secondo comma dell’articolo 1120, una richiesta specifica con modalità di esecuzione obbliga l’amministratore a convocare l’assemblea entro trenta giorni o a chiedere senza indugio le integrazioni necessarie.

Un voto contrario permette di non pagare?

Di norma no. L’esonero dell’articolo 1121 richiede le condizioni particolari di opera molto gravosa o voluttuaria e l’analisi dell’utilizzazione separata; il dissenso da solo non basta.

Si può installare una rampa anche se l’assemblea non approva?

Il rifiuto dell’assemblea non chiude automaticamente ogni percorso. Le norme speciali sull’eliminazione delle barriere e l’eventuale iniziativa a spese del singolo vanno valutate sul progetto, sull’accessibilità e sui limiti di sicurezza.

Fotovoltaico del condominio e pannelli privati sul tetto seguono le stesse regole?

No. Un impianto comune deliberato e pagato dal condominio è distinto dall’impianto individuale che usa una superficie comune; per quest’ultimo entrano in gioco uso della cosa comune e articolo 1122-bis.

Una riparazione urgente è un’innovazione?

Non per il solo fatto di essere costosa o realizzata con componenti nuovi. L’urgenza riguarda il ripristino necessario; l’installazione di un servizio nuovo richiede la propria valutazione e procedura.

L’assemblea può approvare un’opera che toglie l’uso di una parte comune a un condomino?

L’articolo 1120 vieta le innovazioni che rendono parti comuni inservibili all’uso o al godimento anche di un solo condomino. Serve verificare l’impatto effettivo del progetto; un semplice disagio non equivale sempre a inservibilità.

Fonti istituzionali