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Come scegliere e regolare il circolatore del riscaldamento: portata, prevalenza, curva Q-H, modalità di controllo, consumi, guasti e sostituzione.
La pompa di circolazione non “spinge l’acqua fino all’ultimo piano” come una pompa di sollevamento. In un impianto di riscaldamento chiuso fa circolare l’acqua nei tubi e nei terminali, vincendo le perdite di carico del circuito. Se è scelta o regolata male, alcuni radiatori possono restare freddi, le valvole possono fischiare e il motore può consumare più del necessario. Ma gli stessi sintomi possono dipendere da aria, fanghi, valvole o bilanciamento: cambiare la pompa alla cieca raramente è una diagnosi.
Per scegliere un circolatore servono due numeri insieme, portata richiesta Q e prevalenza necessaria H nello stesso punto di lavoro, oltre alla compatibilità fisica ed elettrica con l’impianto.
La guida si concentra su come leggere questi dati, confrontare le curve e capire le modalità di regolazione. Per la struttura complessiva dei tubi e dei radiatori rimandiamo alla guida sull’impianto di riscaldamento.
Sommario
Un circolatore per riscaldamento è normalmente una pompa centrifuga compatta, spesso a rotore bagnato: il fluido contribuisce a lubrificare e raffreddare le parti previste dal costruttore. Può essere integrato nella caldaia o in una pompa di calore, montato su un circuito secondario, su un gruppo di miscelazione o in centrale termica. La sua presenza non sostituisce generatore, valvole, vaso di espansione, separazione dell’aria e bilanciamento dei terminali.
La pompa di un circuito chiuso non deve vincere l’altezza geometrica dell’edificio come farebbe una pompa che solleva acqua verso un serbatoio aperto: mandata e ritorno formano un anello. Deve invece fornire la differenza di pressione necessaria a compensare attriti nei tubi, curve, filtri, scambiatori, valvole e terminali. L’altezza dell’edificio resta importante per la pressione statica di riempimento e la sicurezza dell’impianto, ma non si somma automaticamente alla prevalenza del circolatore. Sono due verifiche diverse.
Non va confuso con la pompa di ricircolo dell’acqua calda sanitaria, che lavora su acqua destinata agli usi domestici e richiede materiali e requisiti igienici specifici. Una pompa in ghisa per circuito chiuso non diventa idonea all’acqua potabile solo perché attacchi e dimensioni sembrano uguali.
La portata Q esprime il volume d’acqua che attraversa un punto nell’unità di tempo, di solito in m³/h o l/h. Per un circuito ad acqua, la stima di progetto deriva dal calore da trasportare e dalla differenza di temperatura fra mandata e ritorno. La relazione semplificata per acqua è Q [m³/h] ≈ 0,86 × P [kW] / ΔT [°C]. P è la potenza termica effettivamente da trasportare in quel circuito; ΔT è il salto termico di progetto, non la temperatura ambiente e neppure la differenza fra radiatore e stanza. Il fattore 0,86 è un’approssimazione legata a densità e calore specifico dell’acqua, coerente con la formula tecnica riportata da Caleffi per la portata dei radiatori.
Per esempio, un circuito che deve trasportare 12 kW con ΔT di 10 °C richiede circa 1,03 m³/h, ossia 1.030 l/h. Se si ipotizza ΔT di 5 °C a parità di potenza, la portata raddoppia a circa 2,06 m³/h: non si può cambiare il salto termico senza verificare tubazioni, valvole, terminali e curva della pompa. Un impianto esistente non si dimensiona sulla sola potenza nominale della caldaia; servono fabbisogno e condizioni operative reali.
Quando più rami lavorano in parallelo, le loro portate si sommano sul tratto comune. La prevalenza, invece, si calcola per il percorso idraulicamente più sfavorito alla portata di progetto, non sommando le perdite di tutti i rami paralleli. È un equivoco frequente quando si legge il progetto di un collettore: “quattro circuiti” non significa quattro volte la prevalenza di un circuito. Contano lunghezze, diametri, raccordi, valvole e condizioni di regolazione di ciascun ramo.
La formula rapida vale come prima stima per acqua. Un circuito con glicole ha densità e viscosità diverse, soprattutto alle basse temperature: portata, perdite di carico e campo d’impiego vanno corretti con le schede del fluido e della pompa. Il manuale Wilo Yonos PICO1.0, per esempio, consente determinate miscele acqua-glicole ma avverte che i dati di portata vanno corretti. Non basta impostare una velocità più alta “per compensare”.
La prevalenza H è spesso indicata in metri di colonna d’acqua (m c.a.). Per l’acqua, 1 m c.a. corrisponde a circa 9,8 kPa, ossia 0,098 bar. In un circuito chiuso rappresenta la differenza di pressione che il circolatore riesce a generare a una certa portata. Non coincide con la pressione letta sul manometro della caldaia: quest’ultima descrive soprattutto la pressione statica del circuito. Per capire cosa misura il manometro è utile la guida sulla pressione della caldaia a freddo e a caldo.
Nella stima della prevalenza si sommano le perdite del percorso più sfavorito: tratti comuni, tubo di mandata e ritorno del ramo, scambiatore, valvola, detentore, filtro e altri componenti attraversati. Caleffi descrive questo criterio per gli impianti nuovi e avverte che, negli esistenti, servono rilievi e prudenza: forzare un abbassamento eccessivo della pressione può lasciare freddi alcuni radiatori.
Un esempio solo illustrativo: se lungo il percorso critico si stimano 12 kPa di tubazioni e curve, 10 kPa di scambiatore e filtro, e 8 kPa richiesti dalla valvola nel suo campo di lavoro, il totale è 30 kPa, circa 3,1 m c.a. Il progettista deve ancora verificare che tali perdite siano calcolate alla portata corretta, che i componenti siano quelli realmente installati e che la regolazione mantenga il servizio quando cambiano i carichi. Una prevalenza “6 m” impressa sulla pompa non prova da sola che il circuito sia coperto.
Se il circuito è chiuso e pieno, l’acqua che sale nella mandata scende nel ritorno. Il circolatore vince soprattutto gli attriti, non i metri verticali dell’edificio. L’impianto alto richiede però una pressione di riempimento e un vaso di espansione coerenti, così che i punti superiori restino in pressione e l’aria possa essere gestita. Se i radiatori al piano alto non scaldano, si controllano anche aria, pressione, valvole e bilanciamento, non soltanto la targa della pompa.
La curva del produttore mette normalmente la portata sull’asse orizzontale e la prevalenza su quello verticale. Ogni impostazione della pompa ha una sua curva: H max è spesso misurata a portata nulla, mentre Q max si avvicina alla condizione di prevalenza minima. Non sono due prestazioni disponibili contemporaneamente. La curva del circuito cresce invece al crescere della portata, perché aumentano le perdite. L’intersezione delle due curve è il punto di lavoro.
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Richiedi informazioni gratisLa sigla “25/1-6 180”, usata da alcune famiglie di prodotti, può indicare un attacco nominale, un campo di prevalenza fino a 6 m e una lunghezza costruttiva di 180 mm; nel manuale Wilo Yonos PICO1.0 il “6” indica la prevalenza massima a Q = 0. La codifica esatta dipende dal fabbricante: si legge sempre la legenda del modello, non si presume che “25” sia il diametro del tubo in millimetri o che “6” sia la prevalenza disponibile al flusso richiesto. Per confrontare due modelli, si segna sulla curva di ciascuno il punto Q-H richiesto. Se il punto è fuori dal campo, il modello non è adeguato.
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| Dato letto | Che cosa significa | Errore da evitare |
|---|---|---|
| Q di progetto | Portata richiesta dal circuito alla potenza e al ΔT scelti | Usare automaticamente la potenza massima del generatore |
| H richiesta | Perdite del percorso idraulico più sfavorito alla Q di progetto | Sommarvi l’altezza dell’edificio in un circuito chiuso |
| H max / Q max | Estremi della curva, generalmente non simultanei | Trattarli come un unico punto di lavoro |
| Campo della curva | Prestazioni nelle diverse modalità di regolazione | Scegliere una pompa solo dal nome commerciale |
| P1 o watt assorbiti | Potenza elettrica istantanea o campo dichiarato | Scambiarli per consumo annuo garantito |
| EEI / IEE | Indice di efficienza energetica del circolatore secondo il campo normativo | Confonderlo con il rendimento dell’intero impianto |
Se cade vicino a un estremo, si valutano la variabilità dei carichi e le incertezze del rilievo. Non si sceglie per principio la pompa con H max più alta: può lavorare lontano dalla zona utile, richiedere una forte riduzione e aumentare rumore o consumi. Caleffi raccomanda di scegliere senza superdimensionamenti in base a portata e prevalenza massime previste.
I circolatori elettronici modulano i giri. La modalità corretta dipende dalla rete idraulica e dalle valvole, non dalla sola presenza di un display. Nelle istruzioni Wilo, la pressione proporzionale riduce la prevalenza quando la portata diminuisce, soluzione spesso adatta a impianti bitubo con valvole termostatiche. La pressione costante cerca invece di mantenere una differenza di pressione impostata mentre cambia la portata, spesso utile per collettori e pannelli radianti. Una curva o velocità costante mantiene il comportamento impostato senza la stessa autoregolazione; può servire in configurazioni specifiche, ma non è automaticamente la scelta più efficiente.
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| Modalità | Comportamento quando chiudono le utenze | Applicazione frequente | Limite da controllare |
|---|---|---|---|
| Δp-v, pressione proporzionale | Riduce la prevalenza al diminuire della portata | Bitubo con valvole termostatiche | Non abbassare tanto da penalizzare i rami lontani |
| Δp-c, pressione costante | Mantiene circa il setpoint di pressione differenziale | Collettori radianti e circuiti con richiesta stabile di Δp | Coordinare con valvole di zona e gruppo di miscelazione |
| Curva costante | Segue una curva di funzionamento fissata | Usi particolari o compatibilità con logiche esistenti | Può spingere troppo se molte valvole chiudono |
| Adattamento automatico | Modifica progressivamente la curva entro un campo previsto | Impianti compatibili dopo una prima impostazione corretta | Non sostituisce rilievo, pulizia e bilanciamento |
Non tutti i modelli offrono tutte le modalità; simboli, limiti e logiche automatiche differiscono. L’impostazione di fabbrica non è una prescrizione universale. Una guida alle valvole termostatiche aiuta a capire perché il flusso cambia nel corso della giornata; per i radiatori che scaldano in modo disomogeneo va considerato anche il bilanciamento dei termosifoni.
Se il filtro è ostruito, una valvola è chiusa o c’è aria in un ramo, il circolatore può leggere una richiesta anomala senza poter ripristinare da solo il passaggio. Se la curva proporzionale è impostata troppo bassa, l’ultimo radiatore può raffreddarsi; se è troppo alta, valvole e tubi possono fare rumore. La regolazione si verifica con terminali aperti e parzializzati, osservando temperatura, portata, rumori e stabilità, non cambiando modalità a caso ogni pochi minuti.
In sostituzione si rilevano il codice del vecchio circolatore e la sua curva, il punto di lavoro richiesto, interasse o lunghezza costruttiva, raccordi, direzione di flusso, posizione consentita, alimentazione, connettore, spazio di manutenzione e fluido. Per una pompa integrata nel generatore vanno verificate le istruzioni e la compatibilità del ricambio: elettronica, segnali PWM o altri controlli e firmware possono rendere inadatto un modello apparentemente identico per corpo pompa. Non si monta un circolatore generico al posto di un componente OEM solo perché entra fra i bocchettoni.
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Nel manuale Wilo Yonos PICO1.0 il motore deve essere montato con asse orizzontale; il produttore chiede di rispettare la freccia del flusso e di non orientare il collegamento elettrico verso l’alto. Sono istruzioni riferite a quel modello, utili a capire perché serva leggere il manuale della pompa prescelta. L’intervento comporta acqua calda, pressione ed elettricità: svuotamento o intercettazione, raffreddamento, collegamento e messa in servizio spettano a personale qualificato. Non si apre il modulo elettronico e non si interviene su parti in tensione.
Magnetite e particelle possono bloccare un rotore bagnato o intasare passaggi e valvole. Prima di attribuire un guasto alla sola pompa è utile verificare lo stato del circuito, il filtro e la presenza di aria. Dopo un intervento, Caleffi raccomanda risciacqui e, se necessario, trattamento adatto; l’installatore deve rispettare le indicazioni del generatore e del fluido. Un defangatore magnetico può proteggere l’impianto, ma richiede collocazione e manutenzione corrette e non recupera da solo componenti già ostruiti.
Il display di alcuni circolatori mostra i watt assorbiti in quell’istante; il consumo si ottiene integrando la potenza per le ore di funzionamento. Se una pompa assorbe in media 15 W per 3.500 ore in una stagione, il conto è 0,015 kW × 3.500 h = 52,5 kWh. A 60 W medi, nelle stesse ore, sarebbero 210 kWh: la differenza di 157,5 kWh è soltanto un esempio matematico, non il risparmio garantito da una sostituzione. Valvole, modalità, ore effettive e punto di lavoro possono cambiare entrambi i valori.
La Commissione europea include i circolatori a rotore bagnato nel quadro Ecodesign del regolamento 641/2009 e richiama il rischio storico di sovradimensionamento. L’EEI o IEE in etichetta è un indice di efficienza del prodotto, non il consumo annuo della casa. Per confrontare i costi si usano la curva idraulica richiesta, i watt nelle condizioni realistiche, le ore di esercizio e il prezzo effettivo dell’energia, poi si aggiungono acquisto, installazione, eventuale pulizia e accessori. Ridurre i giri finché il display mostra pochi watt ma alcune stanze non si scaldano non è un risparmio utile.
Dipende dalla logica del generatore e dalle richieste di calore. Alcuni apparecchi prevedono un post-circolo dopo lo spegnimento del bruciatore, protezioni antigelo o funzioni periodiche anti-bloccaggio. Un funzionamento continuo anomalo può invece dipendere da richiesta permanente, relè, sonda o impostazioni. Prima di sostituire il circolatore si controlla chi gli dà il consenso a girare e in quale modalità. Una lettura istantanea del display non dimostra da sola quanto consuma in un anno.
Se tutti i terminali restano freddi, l’installatore controlla anzitutto alimentazione e richiesta del generatore, presenza di acqua e pressione corretta, valvole aperte, eventuali codici di errore e movimento effettivo della pompa. Se il problema riguarda solo gli ultimi radiatori, diventano più probabili aria, portata insufficiente nel ramo, bilanciamento o ostruzioni: la guida al termosifone che non scalda approfondisce la lettura dei sintomi sul singolo terminale.
Un sibilo sulle valvole quando molte chiudono può indicare pressione differenziale eccessiva; un gorgoglio o un rumore intermittente richiede di valutare aria e riempimento; vibrazioni meccaniche possono arrivare da fissaggi o cavitazione. Caleffi ricorda che una pressione di carico insufficiente può favorire cavitazione e aria, e che la marcia a secco può danneggiare la pompa. La funzione di sfiato del vano rotore, quando presente, non sfiata l’intero impianto: il manuale Wilo lo specifica espressamente.
Nel primo, un impianto bitubo con valvole termostatiche fischia quando chiudono alcune stanze: si controllano pressione differenziale, modalità di regolazione e taratura, prima di cercare un modello più potente. Nel secondo, radiatori distanti restano tiepidi mentre quelli vicini scaldano: si confrontano portate, valvole, aria e bilanciamento; abbassare la prevalenza per risparmiare può peggiorare il difetto. Nel terzo, il circolatore si blocca dopo l’estate e il filtro contiene magnetite: il ricambio va accompagnato dalla diagnosi e dalla pulizia del circuito, altrimenti la nuova pompa può avere vita breve.
Una proposta seria indica se si tratta di pompa autonoma o integrata, il modello esatto, la curva Q-H alla modalità prevista, l’idoneità al fluido, raccordi e interasse, eventuali modifiche elettriche e idrauliche, intercettazioni, pulizia, riempimento, sfiato, prova e documentazione. Chiedere che siano separati costo della pompa, manodopera, guarnizioni e componenti accessori. Se l’impianto è sbilanciato o sporco, la soluzione può comprendere più di una sostituzione.
Una richiesta utile potrebbe essere: “Impianto a radiatori bitubo, alcuni terminali lontani scaldano poco e le valvole fischiano quando chiudono. Chiedo rilievo del circolatore esistente, verifica di portata/prevalenza e bilanciamento, proposta di regolazione o sostituzione con curve e collaudo inclusi”. Offre al tecnico i sintomi senza imporgli una diagnosi prematura.
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Il collaudo va fatto con impianto in condizioni rappresentative, non solo con tutte le valvole aperte. Si verificano che tutti i rami raggiungano la temperatura prevista, che il generatore non segnali errori di flusso, che valvole e tubi non fischino quando parte dell’impianto si parzializza e che la pompa non perda dai raccordi. Si annotano modalità, setpoint e potenza assorbita osservata, ricordando che quest’ultima cambia con il carico. Se sono state aperte parti del circuito, si verifica il corretto riempimento e si consegnano le istruzioni e i documenti dovuti per l’intervento.
No, in un circuito chiuso la prevalenza serve soprattutto a vincere le perdite di carico del percorso più sfavorito. L’altezza dell’edificio influisce invece sulla pressione statica di riempimento e su altre verifiche dell’impianto.
In alcune famiglie di circolatori i numeri indicano taglia dell’attacco, campo di prevalenza e lunghezza costruttiva; per Wilo Yonos PICO1.0 il 6 è la prevalenza massima a portata nulla. La legenda esatta va sempre letta nella scheda del modello.
No. Sono normalmente gli estremi della curva: la prevalenza massima è riferita a portata nulla e la portata massima a prevalenza molto bassa. La scelta avviene sul punto Q-H richiesto dall’impianto.
Negli impianti bitubo è spesso indicata la pressione proporzionale, perché riduce la prevalenza quando le valvole chiudono. Va comunque verificata la risposta dei radiatori più sfavoriti e la scheda del circolatore.
Molti produttori la indicano come modalità tipica per collettori radianti; non è una regola valida per ogni schema. Gruppi di miscelazione, valvole di zona e perdite di carico richiedono una verifica del progetto.
No. I watt elettrici alimentano il circolatore; il calore utile dipende dal generatore e dai terminali. Una pompa più potente non rimedia automaticamente ad aria, ostruzioni o scarso bilanciamento.
No. Quando presente, può favorire lo sfiato del vano rotore, ma il circuito e i terminali richiedono procedure di riempimento e sfiato proprie. Il manuale Wilo distingue espressamente le due operazioni.
È un intervento su acqua, pressione ed elettricità, spesso con componenti e controlli specifici del generatore. Compatibilità, sostituzione e collaudo vanno affidati a un tecnico qualificato che segua la documentazione del costruttore.
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