Decreto Genova – Cosa prevede e cosa c’entra il condono a Ischia

23 Nov 12:16 2018

Il 14 agosto 2018 crollava sul Polcevera parte del ponte Morandi. L’opera degli anni ’60 dell’omonimo ingegnere che lo ha ideato e ne ha seguito i lavori di costruzione, è collassato durante una giornata di pioggia portando con sé, oltre 40 vittime. A tre mesi dall’evento la politica è intervenuta con la conversione in legge, il 15 novembre, da parte del Parlamento del decreto legge su Genova.

Cosa prevede il decreto

Il testo di legge approvato dalle Camere rinnova il mandato di commissario straordinario al sindaco in carica di Genova, Bucci per altri 12 mesi, incarico che si può estendere per altri 3 anni. Sarà poi il commissario straordinario a nominare i due ulteriori sub commissari per coadiuvarlo nei procedimenti di ricostruzione.

Al commissario straordinario vengono inoltre riconfermati pieni poteri che può utilizzare per realizzare in deroga, opere e procedimenti ritenuti necessari, rispettando le norme penali ed il codice antimafia. Il commissario sarà l’organo proponente e l’ultimo decisore in merito alla demolizione, allo smaltimento dei materiali e alla ricostruzione dell’opera. Sono previsti aiuti economici e agevolazioni fiscali per coloro che a causa del disastro hanno perso la loro abitazione o ne hanno subito grave pregiudizio.

Nel decreto è previsto un contributo forfettario per i proprietari danneggiati nonché un indennizzo monetario parametrato al numero dei metri quadri dell’appartamento interessato.

Giova ricordare che l’ammontare pecuniario a metro quadro erogato dallo Stato, risulta più alto del valore di mercato delle abitazioni oggetto del provvedimento. Nell’ammontare delle risorse previsti per gli sfollati, vi è un’ulteriore somma, di ammontare unico, come ristoro dello sgombero di emergenza.

La gestione di queste spese sarà compito del Commissario straordinario ma l’onere ricadrà interamente su Autostrade per l’Italia. Per gli sfollati vi sarà l’onere di stipulare con la gestione commissariale, una cessione volontaria dell’immobile così da poter avviare le procedure di indennizzo.

Ricostruzione sì, ma procedure da definire

A tre mesi dal disastro infrastrutturale che ha coinvolto pesantemente tutto l’impianto della mobilità di Genova e dell’Italia nord occidentale, ancora oggi le cause effettive del crollo non sono note. La magistratura con l’ausilio dei tecnici e delle relazioni dei vigili del fuoco sta vagliando tutte le ipotesi al fine di verificare eventuali colpevoli e responsabilità.

L’unico fatto certo è che la società Autostrade sarà obbligata al pagamento della ricostruzione dell’opera anche se ad oggi non è chiaro quale sarà il progetto futuro e chi sarà il costruttore che lo realizzerà. Anche sul costo complessivo dell’opera c’è molto riserbo da parte delle autorità competenti. In ogni caso se Autostrade per l’Italia sarà obbligata a pagare l’infrastruttura, lo Stato con questo decreto ha imposto un vincolo di bilancio, come garanzia, di 30 milioni di euro annuali.

Tale vincolo è confermato dal 2018 al 2029 e comporterà l’impegno, sotto forma di eventuale garanzia, di circa 360 milioni di euro nel tempo. Tali risorse sono state predisposte al fine di evitare qualsiasi ritardo o mancanza per l’avvio e per la realizzazione della nuova opera che sarà economicamente a carico di Autostrade per l’Italia nonché per eventuali sussidi ed aiuti alla popolazione colpita dal disastro.

Questo rappresenta un grande impegno per lo Stato al fine di aiutare una città che a 3 mesi dal disastro, rimane separata tra est e ovest.

Le risorse potranno essere inoltre impiegate per i bisogni sociali e generali che la situazione richieda. Sono previsti infatti sussidi per le imprese duramente colpite dalla situazione nonché ulteriori interventi per realizzare una zona franca nella città di Genova al fine di agevolare la tassazione per gli operatori economici in crisi a seguito del protrarsi della situazione. A tale scopo sono previsti in bilancio oltre 250 milioni di euro.

Le norme per la ricostruzione e il caso Ischia

Il dibattito politico sul provvedimento non si è esaurito su Genova, ma anzi ha preso vigore e vena polemica sul cosiddetto caso Ischia. Sebbene parte del provvedimento tratti di Genova, uno dei punti centrali dello stesso riguarda il centro Italia ed in particolare le zone colpite dai sismi recenti.

Affianco ai provvedimenti sulla ricostruzione delle aree colpite dal disastro infrastrutturale di Genova vi sono misure dedicate alle abitazioni del Centro Italia colpite dai recenti sismi e strumenti volti alla ricostruzione delle stesse. Queste norme sono state al centro del dibattito politico tanto da creare dissidi anche all’interno della maggioranza proponente.

Ricostruzione delle case post sismi 2016-2017, un generale condono?

Il provvedimento normativo prevede strumenti di ricostruzione anche per le abitazioni cui sono stati richieste procedure di condono già dal 1985 , in parte abusive, colpite dal sisma. Si tratta in sostanza di tutte quelle domande di condono effettuate dai proprietari di questi immobili che hanno fatto richiesta proprio in quegli anni.

Il testo di legge prevede che i comuni di riferimento dovranno concludere le pratiche di sanatorie nell’arco di 6 mesi. Il punto di scontro tra maggioranza e opposizione ma anche all’interno della stessa maggioranza, riguarda il fatto di avere allentato alcuni criteri ed aver affievolito alcuni limiti per il rilascio dei condoni di cui sopra.

Il contestato articolo 25

Il centro della discussione è un articolo della legge, il numero 25, che prevede l‘applicazione dei limiti previsti dalla normativa del 1985 anche per tutte quelle richieste di condoni delle abitazioni che sono state richieste successivamente nel tempo come quelle nel 1994 e nel 2003.

Peraltro questa deroga si applica ai soli edifici colpiti e danneggiati dal sisma, rimanendo per gli altri valide le normative di riferimento al momento della richiesta di condono.

Applicando i limiti previsti dalla normativa del 1985, periodo di Governo Craxi, anche alle richieste di condono fatte con legislazione successive, si realizzerebbe un indubbio vantaggio per i richiedenti sanatoria e sarebbero così condonate abitazioni che, al momento della richiesta (successiva al 1985 e quindi soggette a criteri più stringenti) non avrebbero avuto esito positivo.

Particolarmente forti sono state le critiche mosse da Legambiente ma anche dai componenti della stessa maggioranza, alcuni dei quali si sono astenuti dal votare il provvedimento proprio a causa di queste norme considerate troppo favorevoli per gli abusi. Le norme successive al 1985 non solo prevedono limiti più rigorosi in ambito edilizio ma anche parametri più stringenti nell’ambito idrogeologico, della difesa del suolo e della tutela del paesaggio in generale.

Peraltro la questione appare piuttosto complessa dato che dal 1999 vige un vincolo ambientale sull’intera isola per salvaguardarne le eccezionali caratteristiche naturali. La norma prevede inoltre un contributo per la ricostruzione delle case non totalmente crollate a causa dei sismi del 2016 e del 2017.

Il contributo economico, che può arrivare fino al 100 per cento della somma da finanziare, è sottoposto alla circostanza che l’immobile non sia stato realizzato in maniera completamente abusiva o che sia stato notificato al proprietario l’ordine di demolizione da parte dell’Autorità preposta.