La protesta del Friuli punta l'attenzione sui dati regionali

11|04 17:10 2013
Ogni regione italiana sta attraversando momenti difficili: il Friuli protesta diffondendo i suoi dati e mostrando un settore edile ormai privo di possibilità.

 

Protesta Friuli

L’appuntamento era per oggi, in Piazza Unità a Trieste. Almeno 5 mila caschetti rossi a simboleggiare il fallimento, insieme a migliaia di caschetti gialli, a simboleggiare l’intero settore edile.

L’Ance ha organizzato bene questa giornata, raccogliendo il malcontento e la disperazione di operai e imprenditori edili. Oggi la protesta ha preso vita, di nuovo, dopo quella di febbraio a Milano. Ecco le considerazioni uscite da questa intensa e utile giornata:

  • Non si vive solamente di economia. L’Italia ha bisogno di garanzie e di protezione da parte di uno Stato ancora assente.

  • La ripresa, urgente, non può essere attivata senza lavoro. Prima di guardare alle assunzioni, è necessario guardare al lavoro. Se manca questo, mancherà tutto il resto.

  • Nuovo lavoro significa nuova occupazione, ma regolamentata seguendo norme che non schiaccino le imprese. Contributi e tasse sono assolutamente da rivedere, specialmente nel settore edile.

  • Nuovo lavoro significa anche nuova economia, quindi nuovi consumi e un ritorno di spesa. Se c’è lavoro, c’è vita sociale ed economica.

  • Il Friuli, come le altre regioni italiane, chiede lo stop alla chiusura delle sue aziende. Lo Stato quando risponderà?

  • L’edilizia non è sola nella crisi: con lei cadono anche settori come arredamento, artigianato e manifatturiero. Una vera strage.

Con la nuova protesta dei caschetti in piazza si vuole, ancora una volta, porre l’attenzione su un problema troppo grande. Quante pizza serviranno prima che si intervenga?