Dissesto Idrogeologico

07|01 16:06 2010
In Campania si continua a morire di dissesto idrogeologico. A nulla sono serviti i continui allarmi....

<p align="justify"> &ldquo;<strong><em>Ad Atrani c&rsquo;&egrave; stata l&rsquo;ennesima frana e l&rsquo;ennesima vittima del dissesto idrogeologico in Campania e puntualmente &egrave; iniziato lo scaricabarile delle responsabilit&agrave;, ma le istituzioni e i nostri politici, passat&rsquo;a nuttata, se ne dimenticano e ci&ograve; avviene puntualmente da oltre un secolo</em></strong>&rdquo;. Lo ha dichiarato <strong>Francesco Peduto</strong>, vicepresidente dell&rsquo;Ordine dei Geologi della Campania.<br /> <br /> &ldquo;<em>La fragilit&agrave; del territorio campano, difatti, non &egrave; una novit&agrave; dell&rsquo;ultimo decennio</em> &ndash; ha proseguito <strong>Peduto</strong> - <em>conosciuta solo per le mappe del rischio delle autorit&agrave; di bacino, <strong>visto che ben 210 comuni su 551 (circa il 40%) erano gi&agrave; stati classificati da &ldquo;trasferire e/o consolidare</strong></em><strong>&rdquo; </strong><em><strong>ai sensi del Regio Decreto 445 del 1908</strong>, integrato poi negli anni, ma di contro, da anni ad ogni finanziaria vengono contemporaneamente ridotti o tagliati i fondi per il dissesto idrogeologico e per la protezione civile, sia a livello nazionale che regionale. <strong>Insomma, diciamola tutta: il nostro paese, nel campo del dissesto idrogeologico, oscilla tra arretratezza culturale ed inerzia delle pubbliche amministrazioni.</strong> A livello nazionale e regionale il quadro normativo nel settore non &egrave; ancora coerente con gli obiettivi di una moderna politica di salvaguardia e tutela dal dissesto idrogeologico e la Regione Campania ancora non si &egrave; dotata di una legge di riparto delle competenze - tra regione, province e comuni - sulla difesa del suolo e sulle acque, sebbene prevista sin dal lontano 1998 dal D.Lgs. 112/98</em>&rdquo;.<br /> <br /> &ldquo;<em><strong>A nulla sono serviti i continui gridi di allarme dei geologi e le nostre proposte a vari livelli istituzionali e politici sono rimaste inascoltate</strong> &ndash; </em>ha continuato Peduto<em> - <strong>con il risultato che da noi di dissesto idrogeologico si continua a morire</strong>. A nulla sono valse le norme emanate dopo Sarno, che dovevano prevedere il passaggio ad una cultura di previsione e prevenzione, con l&rsquo;adozione di interventi ed azioni anche di tipo non strutturali, finalizzati alla mitigazione del rischio; con Sarno in Campania ci siamo inventati il presidio territoriale quale efficace forma di controllo e di prevenzione sul territorio ma mentre tale positiva esperienza viene copiata e riproposta in Calabria, in Sicilia ed anche all&rsquo;estero, da noi il presidio territoriale, unico vero strumento di prevenzione, viene completamente smantellato e l&rsquo;Arcadis, la nuova struttura regionale per la difesa del suolo che &egrave; subentrata alla struttura commissariale mi risulta che non lo prevede.<br /> <strong>Nei cassetti della Regione Campania giacciono proposte e disegni di legge, come quello su &ldquo;Funzione e delega in materia di difesa del territorio dal rischio sismico&rdquo;, che sanava le incongruenze e gli jatus tra la vecchia ed obsoleta L.R. 9/83 e i nuovi strumenti di pianificazione in materia di rischio idrogeologico, approvato di concerto con gli ordini professionali e i soggetti portatori di interesse.</strong><br /> Come &egrave; rimasta inascoltata la proposta fatta all&rsquo;allora Assessore Regionale all&rsquo;Ambiente on. Nocera di una legge a costo zero per la regione, di un solo articolo, che prevedesse la sospensione dei finanziamenti per quei comuni che non aggiornavano i propri strumenti urbanistici per la delocalizzazione nelle aree a rischio molto elevato e che non predisponevano ed aggiornavano i Piani di Protezione Civile Comunale, prevedendo anche i piani di emergenza per le zone a maggior rischio; il risultato &egrave; che, ancora oggi, la stragrande maggioranza di tali piani o non esistono, o sono puramente virtuali, per cui ci si ritrova puntualmente impreparati di fronte alle emergenze</em>&rdquo;.<br /> <br /> &ldquo;<strong><em>I geologi ormai da qualche anno hanno fatto una scelta &ldquo;culturale&rdquo; di qualificazione della categoria</em> &ndash; ha concluso </strong><strong>Peduto -</strong><em><strong> ed in linea con le pi&ugrave; recenti direttive europee, con l&rsquo;aggiornamento professionale continuo, che richiede sforzi e sacrifici per chi deve organizzarlo e per chi deve sostenerlo e sono pronti a fare il &ldquo;medico condotto&rdquo; del territorio, ma mi chiedo quanto valgono ed a cosa servono questi sforzi, se poi puntualmente ci scontriamo con l&rsquo;inettitudine dei politici e delle istituzioni ed assistiamo al perpetrarsi di tragedie come quella di Atrani.</strong><br /> E pensare che proprio in relazione alle frane da crollo ed alla caduta massi, che per la velocit&agrave; dell&rsquo;evento sono tra i dissesti pi&ugrave; pericolosi e che maggiormente possono causare anche la perdita di vite umane, mentre in Campania ci confrontiamo con l&rsquo;assenza delle istituzioni, o al massimo litighiamo sulle competenze tra diverse professionalit&agrave;, in Trentino Alto Adige persone molto pi&ugrave; illuminate di noi hanno da tempo definito un protocollo d&rsquo;intesa con relativo disciplinare operativo, che tra l&rsquo;altro prevede che su queste tematiche bisogna intervenire sempre in modo interdisciplinare, stilato tra Ordine degli ingegneri, dei geologi e Province autonome di Trento e Bolzano.<br /> <strong>Ma il confronto con altre realt&agrave; non esiste, se pensiamo che ad oggi non &egrave; stato completamente risanato nemmeno il piccolo costone roccioso che incombe sul Borgo Marinari di Conca dei Marini, dal quale part&igrave; una frana nel 1996, cio&egrave; 14 anni fa, che travolse una casa, un ristorante ed invase la spiaggetta del borgo!</strong></em>&rdquo;<br /> <br /> <br /> Fonte:<strong> </strong><br /> <br /> Ufficio Stampa Ordine dei Geologi della Campania.</p> <p> Intervista a<strong> Francesco Peduto</strong> &ndash; Vicepresidente Ordine dei Geologi della Campania</p>


Uretek