Geologi, risorsa preziosa per il paese

09|07 16:06 2010
Oltre la crisi. Presentato il Rapporto CRESME/Consiglio Nazionale dei Geologi...

<p style="text-align: justify;"> &ldquo;<em>Mai come in questo momento di crisi economica i geologi sono una risorsa preziosa per il nostro Paese, un Paese dove la scienza della terra pu&ograve; contribuire a salvaguardare il territorio, a valorizzarne le risorse, a garantire la sicurezza dei suoi abitanti, a sviluppare nuovi segmenti innovativi di rilevante interesse economico. E invece da alcuni anni la nostra professione vive una fase critica</em>&rdquo;. Cos&igrave; il Presidente del Consiglio nazionale <strong>Pietro Antonio De Paola</strong> ha commentato i risultati salienti dello studio realizzato dal <strong>Cresme</strong> su incarico del Consiglio Nazionale, presentato oggi a Roma in occasione del convegno nazionale su Formazione universitaria e mercato della geologia in Italia: crisi e prospettive.<br /> <br /> Calo degli iscritti all&rsquo;albo, difficolt&agrave; a trovare occupazione, insoddisfazione rispetto ai percorsi formativi, a cui corrisponde un calo del numero dei laureati in geologia: sono questi gli indicatori di una difficolt&agrave; a crescere che richiede una decisa inversione di tendenza. Il numero di iscritti ai corsi di laurea in geologia &egrave; infatti passato da 8.689 nell&#39;anno accademico 2001/2002 a 7.246 nel 2008/2009, un calo di quasi il 17% in appena sei anni, in controtendenza rispetto alle dinamiche generali della popolazione studentesca, cresciuta del 5%, e mentre gli iscritti ai corsi di laurea, in un certo senso, &ldquo;concorrenti&rdquo; quintuplicavano.<br /> <br /> &ldquo;<em>Tutto ci&ograve; &ndash; </em>sottolinea <strong>De Paola</strong> <em>- risulta tanto pi&ugrave; paradossale nel momento in cui la crisi economica, le emergenze climatiche ed ambientali, l&rsquo;uso sconsiderato del suolo e delle risorse idriche, energetiche e minerarie, e, di contro, l&rsquo;impiego di avanzate tecnologie di monitoraggio territoriale e ambientale, di esplorazione del sottosuolo, di sapiente lettura e analisi integrata del territorio e relativo substrato riassegnano alla geologia un campo di applicazione eccezionale.<br /> Non solo l&rsquo;intera legislazione rilancia il ruolo dei geologi ma l&rsquo;intero processo dell&rsquo;uso del territorio e di tutte le risorse naturali poggia le sue basi su nuovi modi di pianificare, di costruire, di utilizzare le risorse per i quali la conoscenza della evoluzione e delle caratteristiche del territorio e del sottosuolo &egrave; un elemento base dello sviluppo sostenibile. Per non parlare poi della pressante necessit&agrave; di mettere in sicurezza aree sempre pi&ugrave; vaste interessate da fenomeni sismici e di dissesto idrogeologico</em>.&quot;</p> <p style="text-align: justify;"> Il <strong>CRESME</strong> stima in 800 milioni di euro il mercato potenziale del geologo, di cui 341 milioni, pari al 43% del totale, la quota sul fatturato complessivo delle attivit&agrave; collegate direttamente alle opere di ingegneria ed all&#39;edilizia. Ma se si considerano anche le attivit&agrave; di rilevamento geologico di base, le indagini geotecniche e geofisiche, studi, ricerche e prove di laboratorio, fanno riferimento al settore delle costruzioni allargato, non meno del 55%.<br /> Dall&rsquo;indagine campionaria realizzata dal <strong>CRESME</strong> emerge come circa il 60% dei geologi fatturi meno di 30 mila euro in un anno, mentre il 32 % da 30 a 100 mila euro. Soltanto il 7 % ha un fatturato da 100 mila a 1 milione di euro e poco pi&ugrave; dell&rsquo;1 % superiore a 1 milione di euro.<br /> La distribuzione del fatturato ottenuta mediante l&rsquo;indagine campionaria &egrave; risultata compatibile con quella dedotta dagli Studi di Settore, che permettono di stimare un<strong> fatturato annuo medio</strong> di circa <strong>39 mila euro</strong> ed un <strong>volume d&rsquo;affari</strong> complessivo nel 2007 di circa <strong>600 milioni di euro</strong>; si tratta di circa 650 milioni di euro del 2009, quindi poco pi&ugrave; dell&rsquo;80% del potenziale di mercato 2009 stimato dal Cresme (800 milioni), il che suggerirebbe ancora margini di crescita per la categoria.<br /> Il 29% dei ricavi dei geologi provengono dal settore pubblico e un altro 29% da committenza diretta da privati; mentre le imprese di costruzioni, in media, contribuiscono direttamente con una quota sul fatturato complessivo del 14%.<br /> <strong><br /> </strong></p> <center> <strong>Grafico 5. Ripartizione del volume d&#39;affari del geologo per settore di attivit&agrave;<br /> <img alt="" src="https://www.edilizia.com/img/1039/0/geologi.jpg" style="width: 700px; height: 314px;" /></strong> <center> <strong><br /> </strong> <p> &nbsp;</p> <p style="text-align: justify;"> Ma come si inserisce il geologo nella fase di mutamento tecnologico e strutturale che sta attraversando il proprio mercato di riferimento? Dall&rsquo;indagine emerge che la maggior parte dei geologi &egrave; attiva nello sviluppo di <strong>nuove metodologie di monitoraggio ambientale e rilevazione dei movimenti del suolo</strong> e nel settore delle <strong>energie rinnovabili</strong>. I pi&ugrave; giovani, invece, si occupano maggiormente, oltre che di energie rinnovabili, di <strong>sistemi informativi, modelli tridimensionali del suolo e sottosuolo e di sviluppo software</strong>. In termini economici, invece, il settore innovativo pi&ugrave; promettente risulta essere lo stoccaggio geologico di rifiuti speciali, seguito, a grande distanza, da nuove metodologie di monitoraggio e rilevazione, sviluppo software e fonti energetiche rinnovabili.<br /> Di fronte a queste dinamiche diventa essenziale una profonda riforma della formazione professionale per restituire qualificazione e rendere pi&ugrave; competitiva la categoria fortemente penalizzata rispetto ad altre professioni.<br /> <br /> Per il <strong>Presidente De Paola</strong> <em>&ldquo;sono necessarie due azioni urgenti; la prima riguarda l&rsquo;obiettivo prioritario di una riforma dei profili professionali oggetto di formazione universitaria, guardando all&rsquo;evoluzione dei mercati di riferimento, valutando con gli Atenei metodi in grado di adeguare i contenuti e l&rsquo;offerta formativa alle concrete esigenze del mercato. Strategia gi&agrave; perseguita dal Consiglio nazionale che da cinque anni ha istituito un&rsquo; &ldquo;Alta scuola per le applicazioni della geologia&rdquo; in convenzione con l&rsquo;Universit&agrave; di Roma &ldquo;Sapienza&rdquo; con profili rivolti all&rsquo;innovazione tecnologica e all&rsquo;aggiornamento professionale di eccellenza. Non solo, ma in questo ambito il Consiglio Nazionale ha avviato un progetto di Aggiornamento Professionale Continuo, che a dicembre 2010 terminer&agrave; la fase triennale sperimentale. Alla fine del percorso sperimentale saranno gli Ordini territoriali a valutare la possibilit&agrave; di sanzionare i professionisti che non abbiano adempiuto all&rsquo;obbligo di formazione.</em>&ldquo;<br /> <br /> La seconda questione &ldquo;<em>che impatta fortemente sulle prospettive di lavoro della nostra professione, riguarda la salvaguardia della specificit&agrave; delle competenze. Il nostro Paese ha vissuto e sta ancora vivendo anni di confusione professionale. Non &egrave; possibile che tutti possano fare tutto, perch&eacute; in questo modo si mortificano le professionalit&agrave; migliori e si abbassa la qualit&agrave; dei servizi che nel nostro caso significa mettere a rischio la vita delle persone e distruggere risorse naturali non rinnovabili. Ben venga una riforma dell&rsquo;Universit&agrave;, delle professioni e un riconoscimento di quelle emergenti non regolamentate, ma si faccia chiarezza, anche al nostro interno, su chi pu&ograve; e sa fare una cosa e chi invece non pu&ograve;.</em>&rdquo;</p> </center> </center>