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La protesta del Friuli punta l'attenzione sui dati regionali

Ogni regione italiana sta attraversando momenti difficili: il Friuli protesta diffondendo i suoi dati e mostrando un settore edile ormai privo di possibilità.

 

Protesta Friuli

L’appuntamento era per oggi, in Piazza Unità a Trieste. Almeno 5 mila caschetti rossi a simboleggiare il fallimento, insieme a migliaia di caschetti gialli, a simboleggiare l’intero settore edile.

L’Ance ha organizzato bene questa giornata, raccogliendo il malcontento e la disperazione di operai e imprenditori edili. Oggi la protesta ha preso vita, di nuovo, dopo quella di febbraio a Milano. Ecco le considerazioni uscite da questa intensa e utile giornata:

  • Non si vive solamente di economia. L’Italia ha bisogno di garanzie e di protezione da parte di uno Stato ancora assente.

  • La ripresa, urgente, non può essere attivata senza lavoro. Prima di guardare alle assunzioni, è necessario guardare al lavoro. Se manca questo, mancherà tutto il resto.

  • Nuovo lavoro significa nuova occupazione, ma regolamentata seguendo norme che non schiaccino le imprese. Contributi e tasse sono assolutamente da rivedere, specialmente nel settore edile.

  • Nuovo lavoro significa anche nuova economia, quindi nuovi consumi e un ritorno di spesa. Se c’è lavoro, c’è vita sociale ed economica.

  • Il Friuli, come le altre regioni italiane, chiede lo stop alla chiusura delle sue aziende. Lo Stato quando risponderà?

  • L’edilizia non è sola nella crisi: con lei cadono anche settori come arredamento, artigianato e manifatturiero. Una vera strage.

Con la nuova protesta dei caschetti in piazza si vuole, ancora una volta, porre l’attenzione su un problema troppo grande. Quante pizza serviranno prima che si intervenga?

Redazione Edilizia.com
11 Aprile 2013

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