La Commissione Europea guidata dal suo presidente Jose' Manuel Durao Barroso ha presentato ieri a Bruxelles il proprio piano per lo sviluppo energetico e la difesa dell’ambiente; un piano volto a conseguire il duplice obiettivo della riduzione delle emissioni nocive e dell’incentivazione della produzione di energie rinnovabili, compresi i biocombustibili. Il piano, che dovra' essere approvato dai 27 Stati membri e dell'Europarlamento entro il 2008, e' diviso in cinque progetti di legge che prevedono la riduzione del 20% delle emissioni di gas a effetto serra entro il 2020 (prendendo come riferimento i livelli del 1990), l’aumento del 20% dell’utilizzo delle fonti rinnovabili, e l’incremento del 10% della produzione di biocarburanti per il settore dei trasporti.
Tra le proposte piu' importanti c’e' anche l’ampliamento dello Schema di Scambio delle Emissioni ad altri gas oltre all’anidride carbonica (la famigerata CO2) che riguardera' anche nuovi settori produttivi di cui Bruxelles fissera' i limiti di emissioni. Sara', pero' l’intero Sistema di Scambio di Emissioni (ETS) a essere modificato: sono stabiliti obiettivi nazionali vincolanti non solo per le industrie, ma anche per i trasporti, l'edilizia e i rifiuti, settori in cui l’Italia presenta notevoli lacune.
È, inoltre, rilevante sottolineare come la proposta elimini degli standard vincolanti e identici per tutti gli Stati, ma si adatti alle svariate realta' europee introducendo delle procedure di infrazione nei casi in cui gli Stati non presentino proposte concrete per ridurre le emissioni. Percio', per raggiungere i traguardi posti dal piano, ogni Paese avra' degli obiettivi specifici correlati all’attuale situazione e ai ritardi accumulati nel corso degli ultimi anni. L’Italia, percio', dovra' incrementare il proprio consumo annuale di energie rinnovabili fino al 17% e, contemporaneamente, ridurre del 13%, rispetto al 2005, i gas serra emessi dai settori non industriali.
Un impegno che appare gravoso se non ci sara' un’improvvisa inversione di tendenza: infatti, il livello di emissioni nocive invece di diminuire del 6,5%, come previsto dal Protocollo di Kyoto, e' aumentato del 13% rispetto ai livelli del 1990.
Un piano estremamente flessibile, pensato soprattutto per evitare lo scontro con gli industriali che temono la concorrenza extra europea di Cina e India dove le aziende non hanno nessun limite di emissioni o altri “vincoli ambientali” ad aumentare i costi di gestione. Un argomento molto “politico” ancora sostenuto dagli Stati Uniti, che non hanno sottoscritto il Protocollo di Kyoto pur essendo il maggior responsabile dell’inquinamento mondiale.
A rispondere ci ha pensato direttamente Barroso, il quale ha definito "Storico e molto ambizioso" il piano: il Presidente della Commissione Europea non ha nascosto che sono previsti dei costi per ottenere dei risultati, ma ha aggiunto che sono "gestibili, perche' costeranno solo tre euro a settimana ai cittadini Ue, meno dello 0,5% del Pil europeo. Molto piu' onerosa sarebbe l'inazione. Alla luce dell'aumento del prezzo del petrolio e del gas, piu' che parlare di costi si dovrebbe parlare dei vantaggi per l'Unione Europea». Inoltre, approfondendo l’argomento, ha espresso il proprio ottimismo per un futuro non troppo lontano dove l’Europa possa acquisire almeno una parziale indipendenza energetica dai combustibili fossili – sempre piu' limitati e cari - e dagli Stati che ne gestiscono le principali riserve, contribuendo ad aumentare sempre piu' i costi per soddisfare il fabbisogno energetico del Vecchio Continente che non conosce flessioni. Basti pensare che attualmente l’Europa dipende in gran parte dal petrolio e dal gas algerino, libico e russo, con conseguenze notevoli anche nei rapporti politici internazionali.
Un fattore decisivo sfruttato dalla Russia che e' ritornata a essere una potenza mondiale, non solo a livello economico: i giacimenti di combustibili fossili hanno permesso a Putin di porsi come interlocutore forte sui tavoli di tutte le trattative internazionali piu' importanti, spesso utilizzando gas e petrolio come merci di scambio se non addirittura di ricatto, politicamente parlando.
I commenti delle principali organizzazioni ambientaliste al piano presentato dalla Commissione Europea sono state abbastanza fredde: pur apprezzando lo sforzo di raggiungere un obiettivo importante come la riduzione del 20% delle emissioni nocive, Greenpeace lo considera un mezzo passo indietro rispetto alla Conferenza di Bali che aveva indicato nel 25% la quota minima per limitare i cambiamenti climatici di origine antropica. Di poca ambizione e scarsa determinazione parlano anche WWF e Legambiente.
C’e', poi, un aspetto che in pochi hanno sottolineato, ma che dall’altra parte dell’Atlantico ha gia' portato allo scontro tra Venezuela, Brasile, Cuba e Stati Uniti, ossia i biocarburanti: l’utilizzo del mais su larga scala per fini combustibili lo sottrarrebbe al suo utilizzo come alimento, in una terra come l’America Latina dove e' ancora la base del sostentamento della larghissima maggioranza della popolazione. Se anche l’Europa dovesse cominciare a produrre in massa i biocarburanti potrebbe nascere in pochi anni un nuovo problema di limitatezza delle risorse, piu' grave per le immediate conseguenze sulle fasce piu' povere delle popolazioni dell’America Latina.
È, comunque, importante evidenziare come Barroso insistita molto sull’aspetto economico del piano, che fondamentalmente ha due priorita': "Proteggere l'ambiente e l'economia europea". Come sostenuto da molti anni dal politico e scienziato tedesco Hermann Scheer, un’economia non piu' incentrata sui combustibili fossili, ma sulle tecnologie verdi stimolerebbe il progresso tecnologico, l’occupazione e l’economia. Spesso le soluzioni piu' semplici sono quelle giuste.
Fonte: Voceditalia.it