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Presentato prototipo della casa del futuro

Il 29 novembre presso l'Università di Parma è stato presentato il CUBOTTO...

Il 29 novembre presso l’Università degli studi di Parma è stato presentato il CUBOTTO: primo prototipo di edificio sostenibile realizzato con tecnologia stratificata a secco.

Il Professor Paolo Bertozzi, docente del Corso di Tecniche Industriali Edili presso la Facoltà di Architettura dell’Università degli Studi di Parma e componente del gruppo di ricerca coordinato dal Prfessor Ivo Iori, ha introdotto l’evento, sottolineando l’importanza e la novità nel panorama nazionale di questa collaborazione di studio e ricerca tra pubblico e privato, lasciando poi la parola alla professoressa Agnese Ghini, ricercatrice di Tecnologia dell’Architettura presso il Dipartimento di Ingegneria Civile, dell’Ambiente e del Territorio e architettura a Parma.

La professoressa Ghini ha illustrato gli aspetti fondamentali della tecnica costruttiva ed i vari passi della ricerca che l’Università si appresta ad effettuare, vale a dire una serie di misure e controlli per verificare le prestazioni dell’edificio nelle diverse situazioni climatiche in termini di trasmittanza e di inerzia termica.
Questa ricerca, ha ricordato Carlo Bucci, Presidente del Consorzio esi, è frutto della collaborazione tra l’Università di Parma, Consorzio esi, BPB S.p.a e Celenit S.p.a. Il Consorzio esi, ha poi affermato Carlo Bucci, è una realtà imprenditoriale di Parma che ha fatto della sostenibilità ambientale la sua mission. Esi infatti è proprio l’acronimo di Edilizia Sostenibile Innovativa, i cui soci fondatori sono C e P Consulenza e progetti, Bucci S.p.a., Bergamaschi Costruzioni, Elettromeccanica parmense ed Inlon.

Da quasi due anni l’università e il Consorzio esi hanno siglato il protocollo di ricerca e il CUBOTTO e uno dei passi fondamentali e concreti di questo studio che permetterà la raccolta di dati e potenzierà l’efficacia dei modelli e dei pannelli che verranno prodotti in futuro.
L’importanza che riveste per il Consorzio esi l’individuazione delle tecniche più appropriate in relazione a prefissati livelli prestazionali e alle specifiche condizioni microclimatiche locali, ha trovato eco nel polo Universitario Parmigiano, che si è particolarmente specializzato nelle nuove tecniche di ecosostenibilità.

cubotto.jpg

La partnership tra la Facoltà di architettura e il consorzio esi, inoltre ha dato vita a diverse iniziative:

  • il convegno Tecniche per una casa sostenibile costruita “a secco”, che ha dato il via alla collaborazione tra Consorzio ed Università
  • un corso dal titolo “Architettura e Sostenibilità. Corso di aggiornamento edizione 2008” realizzato in collaborazione con l’ordine degli architetti e l’ordine degli ingegneri di Parma

Uno degli aspetti fondamentali della ricerca riguarda i materiali. Proprio sulle specifiche tecniche dei materiali sono intervenuti Vincenzo de Astis, di BPB Italia e Piero Svegliado, direttore Generale di Celenit S.p.a.

La presentazione è proseguita poi con la visita guidata all’edificio sperimentale realizzato a pochi passi dalle aule di inegneria nel Campus Universitario di Parma.
Tutti i presenti hanno potuto toccare con mano il prototipo e ricevere molte informazioni tecniche di grande interesse non solo per chi studia la casa del futuro ma anche per chi già adesso vuole costruire o farsi progettare la “casa ecologica”: Tutti hanno ammesso che la percezione che hanno avuto è quella di una casa tradizionale in muratura, l’edificio infatti è intonacato internamente e rivestito esternamente come una casa in muratura. Per molti questo è stata una sorpresa in quanto i più pensavano di trovarsi al cospetto di una casa sostanzialmente di legno con “classiche” pareti in cartongesso.
Niente di tutto questo, una casa come siamo abituati a vedere, progettata e non prefabbricata, con la sostanziale differenza che i materiali usati consentono risparmi considerevoli e un comfort assai maggiore dovuto al minor tempo di funzionamento degli impianti di climatizzazione. Nessuna rinuncia quindi alle qualità delle tecniche tradizionali, ma un grande passo avanti nel risparmio energetico e nella sostenibilità ambientale.

Tecnologia stratificata a secco

tecnologia_stratificata_secco.jpg

Il paradigma della costruzione stratificata a secco prevede tre stadi funzionali:

  • involucro esterno
  • struttura
  • involucro interno

e una forte integrazione con l’impiantistica dell’edificio.

Se si analizzano le normative europee relative al risparmio energetico e si valutano le efficienze energetiche degli edifici realizzati con tecniche laterocementizie a umido, si desume facilmente la necessità di nuove soluzioni, in linea con esempi europei e americani, il cui fine sia quello di realizzare edifici realmente sostenibili e poco energivori.
Questa necessità, viene poi amplificata dall’introduzione nel nostro paese di nuove normative antisismiche, di contenimento energetico e di abbattimento sonoro, che inevitabilmente aumentano considerevolmente, in particolar modo in un sistema tradizionale, l’uso dei materiali.

La costruzione stratificata a secco, denominata anche S/R (Struttura-Rivestimento), minimizza l’uso dei materiali, consente una progettazione mirata ai reali requisiti di qualità ed alte prestazioni di risparmio energetico, fa uso di prodotti di derivazione industriale di alta qualità e certificati, e consente una grande libertà di espressione architettonica ed estetica, libera da vincoli di sistemi prefabbricati.
Il sistema S/R è quello che meglio di tutti attualmente risponde, per qualità ed economicità, ai concetti di casa passiva, della biologia dell’abitare e della casa intelligente, concetti sempre più importanti nella progettazione di nuova concezione.

Lo sviluppo dell’industrializzazione della produzione di elementi costruttivi e di dispositivi di supporto e di connessione per l’edilizia, predispongono il settore delle costruzioni verso una sua modernizzazione, che deve prevedere una razionalizzazione delle fasi di produzione mediante sistemi sempre più meccanici.
La tettonica dei sistemi Struttura/Rivestimento segue, infatti, un processo meccanico: gli elementi costruttivi esistono già, sono stati prodotti per la quasi totalità industrialmente e, in cantiere, essi devono essere connessi gli uni agli altri seguendo un Progetto Integrato.
Una adeguata Progettazione Integrata e la possibilità di reperire sul mercato, sia elementi industrializzati per la costruzione di strutture in acciaio o legno, che nuovi materiali per la realizzazione di rivestimenti con stratificazioni prestazionali, creano le condizioni per realizzare concretamente e a costi controllati edifici con sistemi S/R.

Redazione Edilizia.com
1 Dicembre 2008

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